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            Mipaaft, il ministero cambia nome. Etichette da sostituire per 280 mila aziende che producono bio, Dop e Igp

            Senior woman holding box with vegetables

            Con l’entrata in vigore del decreto legge 12 luglio 2018 n. 86 i prodotti alimentari biologici, Dop e Igp devono essere certificati con la nuova dicitura “Organismo di Controllo autorizzato dal Mipaaft”: questo infatti è l’acronimo del nuovo e inedito ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo. Una semplice consonante in più comporta cambiamenti per le circa 280 mila aziende agricole e vinicole che oggi producono biologico, Dop e Igp, per le industrie di trasformazione e anche per la distribuzione. Una circolare del 9 agosto impone infatti la sostituzione delle etichette per circa 2 milioni di prodotti (secondo le stime), con conseguenti costi per realizzare nuovi impianti grafici per la stampa.  Assobio per prima si schiera contro questo provvedimento e richiede  il ritiro della circolare “immotivata”, che “non aggiunge nessuna informazione a vantaggio del consumatore, non migliora l’efficacia del sistema di controllo, reitera disposizioni già non in linea con la normativa europea e impone pesanti oneri immotivati a carico degli operatori nazionali”

             

            Dalla Redazione

             

            Mipaaft biologico

            I prodotti biologici d’ora in poi devono essere certificati dal nuovo ministero denominato Mipaaft

            Dal 12 luglio 2018 il ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali ha cambiato nome, accorpando nel suo ufficio anche il Turismo: da qui il nuovo acronimo Mipaaft. Una circolare del 9 agosto ha quindi informato tutte le aziende che producono prodotti alimentari sottoposti alla vigilanza del ministero della necessità – in seguito all’entrata in vigore del decreto legge 12 luglio 2018 n. 86 – di modificare nei prodotti certificati la dicitura “Organismo di Controllo autorizzato dal Mipaaf” (prevista dal Decreto ministeriale 27 novembre 2009, n. 18354) con “Organismo di Controllo autorizzato dal Mipaaft”. Tutte le etichette dei prodotti alimentari biologici, Dop e Igp  devono quindi d’ora in poi essere aggiornate aggiungendo la fatidica T finale: unica concessione, la possibilità di esaurire le scorte delle etichette vecchie prima di procedere con la sostituzione.

             

             

            L’apparentemente banale aggiunta di una consonante nell’acronimo del ministero, comporta in realtà importanti – e ingenti – cambiamenti per le oltre 83mila aziende italiane che producono prodotti Dop e Igp e (fonte: Istat), per le oltre 70 mila aziende del settore biologico (più di 64 mila agricoltori, 7.500 dei quali trasformano direttamente i propri prodotti, e oltre 7.500 imprese di sola trasformazione. Fonte: MiPAAFT) e per le 125 mila aziende vinicole. “Determinare quante etichette possano essere interessate dal provvedimento è impossibile, – si legge in un articolo di Greatitalianfoodtrade – Si può solo buttar lì una stima molto prudente di oltre 2 milioni, destinate a essere applicate su decine di miliardi di confezioni”. Con l’entrata in vigore del nuovo decreto, 280 mila aziende saranno obbligate a spendere alcune centinaia di milioni di euro per modificare gli esecutivi grafici per la stampa di questi 2 milioni di etichette.

             

            Mipaaft

            Assobio non ci sta, e in una nota richiede al Ministero il ritiro della circolare “immotivata”. “L’obbligo che tale circolare vorrebbe imporre – scrive l’associazione –  non aggiunge nessuna informazione a vantaggio del consumatore, non migliora l’efficacia del sistema di controllo, reitera disposizioni già non in linea con la normativa europea, impone pesanti oneri immotivati a carico degli operatori nazionali”.

             

            La normativa europea prevede che la fornitura di informazioni sugli alimenti sia tesa a garantire un livello elevato di protezione della salute e degli interessi dei consumatori, fornendo loro le basi per effettuare scelte consapevoli e per utilizzare gli alimenti in modo sicuro. In tale quadro, spiega Assobio, per il consumatore è del tutto ininfluente che l’acronimo del ministero sia stato modificato da MiPAAF a MiPAAFT. La massima parte dei consumatori ignora il significato dell’acronimo MiPAAF e continuerà a ignorare quello dell’acronimo MiPAAFT.

             

            Fra i vari punti contestati, Assobio fa inoltre notare che l’autorizzazione degli attuali organismi nazionali di controllo è stata concessa dal MiPAAF e comunicata su carta intestata MiPAAF. “Il ministero non può obbligare a fornire l’indicazione falsa che tale autorizzazione sarebbe stata concessa dal MiPAAFT (che come tale esiste solo dal 15 agosto 2018, data di entrata in vigore della legge 9 agosto 2018, n. 97 che converte il decreto-legge 12 luglio 2018, n. 86)”.

             

            Senza considerare appunto i costi. “La modifica degli impianti stampa di decine di migliaia di etichette di prodotti biologici comporterebbe un costo ingente a carico del sistema delle imprese. – continua Assobio nella nota – Tale costo colpirebbe la micro-azienda agricola che valorizza le proprie produzioni ortofrutticole in una dozzina di succhi, nettari, confetture e conserve destinate alla vendita diretta, l’industria di trasformazione che produce un centinaio di prodotti da forno, l’impresa di distribuzione con un catalogo di un migliaio di referenze a proprio marchio, le catene della grande distribuzione che propongono al consumatore centinaia di prodotti a private label, e ciò senza che alcuno tragga il minimo beneficio dalla modifica (se si eccettuano gli studi grafici a cui sarebbe necessario rivolgersi)”.

             

            La circolare – conclude Assobio – smentisce, nei fatti, quanto dettagliato nel programma presentato alle Camere dal ministro Centinaio, il cui primo punto s’intitola “Semplificazione e organizzazione”, che recita che la prima istanza è “ridurre drasticamente i costi della burocrazia che gravano sul mondo della agricoltura” ed esprime l’impegno “In tutte le azioni dobbiamo ridurre al minimo il peso della burocrazia. Un costo occulto delle nostre aziende, che troppo spesso spendono giornate e giornate dietro moduli, richieste, duplicazioni di controlli”, annunciando che ‘”Semplificazione, quindi, non dovrà essere una parola vuota, ma la nostra cifra distintiva”.

             

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