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                      MOF, bufera sulla Cavolo Felice Srl dopo l’inchiesta di Rete 4

                      Il programma di Rete 4 “Fuori dal Coro” ha acceso i riflettori sul MOF, il centro agroalimentare all’ingrosso di Fondi, e sull’azienda Cavolo Felice Srl, accusata da ex dipendenti di sfruttamento e di pizzo sugli stipendi. Nel servizio l’imprenditore Felice Cavolo, definito “re dell’ortofrutta di Latina”, fugge alle domande in bicicletta. Dopo la messa in onda, la MOF Scpa aveva revocato la concessione allo stand per gravi violazioni del regolamento: il Tar però ha sospeso il provvedimento, “in assenza di circostanze concrete”

                      Dalla Redazione (articolo aggiornato il 2 ottobre 2025)

                      MOF Cavolo Felice Fuori dal Coro

                      Felice Cavolo, “uno dei re dell’ortofrutta della provincia di Latina”

                      “Fuori dal Coro”, trasmissione di Rete 4 condotta da Mario Giordano, domenica 28 settembre ha dedicato un servizio al MOF , il centro agroalimentare all’ingrosso di Fondi. Al centro del reportage l’azienda Cavolo Felice Srl, concessionaria di uno stand all’interno del mercato e guidata da Felice Cavolo, definito dall’inviato Francesco Leone “uno dei re dell’ortofrutta della provincia di Latina”.

                      “Quest’uomo che scappa per non rispondere alle nostre domande si chiama Felice Cavolo – esordisce Leone -. Qui, nel centro agroalimentare di Fondi, la sua azienda non si ferma un attimo e lo scorso anno ha totalizzato ricavi per 7 milioni e mezzo di euro. Insomma, un imprenditore di successo. Ma qual è il suo segreto?”.

                      Il presunto meccanismo del pizzo sugli stipendi

                      Sfruttamento dei lavoratori e pizzo sulle buste paga: ecco il segreto dell’imprenditore di Fondi, smascherato da Fuori dal Coro. Il servizio raccoglie le testimonianze di ex dipendenti: “Ti fanno i contratti più bassi possibili, di 1.200 euro. Ma a fine mese devi restituire una parte dello stipendio, almeno 400 euro”, racconta un lavoratore. Lo schema, secondo l’inchiesta, è chiaro: 26 giorni di lavoro al mese, 6 euro l’ora, ma per ottenere il contratto è necessario restituire in nero una quota della paga. “È un’estorsione, un pizzo – sottolinea l’inviato -: il costo della possibilità di avere una busta paga”.

                      Un altro dipendente riferisce: “Io lavoro da 4 anni e mezzo. Cominciavo alle 5.45 e finivo alle 17.30-18. Prendevo 45 euro per 11 ore al giorno. Sfruttamento e schiavismo. Ho lavorato anche con la mano rotta. Lui non guarda in faccia nessuno”.

                      Il bonifico per restituire parte della busta paga

                      Il racconto prosegue con la conferma di un ex lavoratore: “Eravamo sfruttati, perché lui ti richiedeva parte dei soldi indietro. Dovevi restituirli. Era un ricatto”. A supporto, il programma mostra la busta paga di un ex dipendente con tanto di bonifico alla Cavolo Felice Srl: 600 euro, con causale “restituzione busta paga di agosto, settembre e ottobre”.

                      MOF Cavolo Felice Fuori dal Coro

                      Per verificare, la redazione ha organizzato un finto colloquio di lavoro direttamente con il titolare. “Se vieni, lavori 26 giorni al mese e prendi 1.300 euro, a prescindere dalla busta paga. Ci saranno dei soldi in più e me li devi dare indietro”, afferma Cavolo. Al colloquio è presente anche il figlio, che chiarisce: “Ti lascio la busta paga che esce un po’ diversa da quello che dovresti prendere. Se prendi di più, restituisci”.

                      La fuga senza risposta

                      Il servizio si conclude con il tentativo dell’inviato di ottenere chiarimenti dal diretto interessato: “Felice, buongiorno. Perché chiede il pizzo ai suoi dipendenti? Perché promette contratti e poi pretende di farsi restituire parte dello stipendio?”. L’imprenditore non risponde e si allontana in bicicletta, inseguito dalle domande. A un certo punto finge anche un malore. “Felice, perché scappa così? Guardi, qui c’è un bonifico fatto a lei da un suo dipendente. Perché non vuole rispondere?”. Niente spiegazioni, solo silenzi e una fuga rocambolesca, che chiude il servizio lasciando aperti interrogativi sulle pratiche denunciate.

                      Il MOF revoca la concessione, ma il TAR sospende il provvedimento

                      In seguito alla messa in onda del servizio televisivo, la MOF Scpa aveva comunicato la revoca della concessione alla società Cavolo Felice Srl. La decisione, firmata dal presidente Bernardino Quattrociocchi e dall’amministratore delegato Enzo Addessi, era stata assunta per gravi violazioni dell’articolo 43 del regolamento, che vieta comportamenti lesivi dell’immagine e del prestigio del Centro Agroalimentare di Fondi.

                      Il provvedimento era motivato dalla necessità di tutelare la reputazione del mercato e di garantire un contesto fondato su legalità, trasparenza e correttezza. Contestualmente, MOF Scpa aveva annunciato l’avvio di un’indagine interna e ribadito la piena collaborazione con le autorità competenti.

                      Tuttavia, con ordinanza cautelare emessa in data 1° ottobre, il TAR Lazio – sede di Latina – ha sospeso il provvedimento del MOF, accogliendo il ricorso presentato dai legali della Cavolo Felice Srl. Secondo il Tribunale, la misura adottata dal Mercato è apparsa sproporzionata e assunta “in assenza di circostanze concrete”.

                      Quanto al segretario della Uiltucs Latina, Gianfranco Cartisano, definito promotore dell’iniziativa mediatica, la Cavolo Felice Srl ha annunciato azioni legali per accertare la liceità della sua condotta nell’intera vicenda.

                      Uiltucs Latina: al MOF serve prevenire lo sfruttamento, non rincorrerlo

                      Anche la Uiltucs Latina era infatti intervenuta sul caso, ricordando di aver già avviato vertenze e scioperi nella società Cavolo Felice Srl, oltre a un esposto congiunto con i lavoratori. “Ancora oggi – dichiara il segretario Gianfranco Cartisano, contro il quale ora i legali della Cavolo Felice annunciano provvedimenti – assistiamo a richieste di restituzione di parte dello stipendio, come documentato nel servizio Mediaset”.

                      Il sindacato ha collaborato alla riuscita del servizio e ribadisce che non tutti gli operatori del MOF agiscono in questo modo: esistono imprese corrette che applicano il contratto nazionale e vedono nei lavoratori un valore aggiunto. Tuttavia, la Uiltucs denuncia la persistenza di sfruttamento, lavoro nero e salari da fame.

                      Cartisano ha infine richiamato il “Protocollo per la legalità del MOF di Fondi” siglato nei giorni scorsi, sottolineando che la lotta allo sfruttamento e al lavoro povero deve essere parte integrante di quel percorso. “Il caso Cavolo Felice – ha concluso – deve far riflettere tutte le parti in causa. In quel Centro Agroalimentare abbiamo bisogno di prevenire lo sfruttamento e non di rincorrerlo”.

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