Nelle campagne del Nordest torna l’incubo gelate tardive: frutteti a rischio
Nelle nottate tra il 18 e il 20 marzo ha raggiunto il culmine il brusco abbassamento delle temperature, dovuto a un soffio d’aria gelida proveniente dai Balcani. Nelle campagne delle pianure interne emiliano-romagnole, venete e mantovane, il termometro è sceso ben al di sotto dello zero, minacciando soprattutto le drupacee (albicocchi, peschi e susini). Le colture erano già in fase avanzata di fioritura, ulteriormente accelerata da temperature più miti della media nei primi due mesi dell’anno (anomalia termica pari a +1,65° secondo Coldiretti). E, dopo le gelate, ora si teme la pioggia
di Maddalena De Franchis
Sulle pagine social di tante località del Nordest, nelle ultime sere, erano in tanti a chiedersi cosa fosse quel sibilo continuo – simile a un elicottero – che proveniva dalle campagne. A non dormire sonni tranquilli, però, erano soprattutto gli agricoltori, preoccupati per i loro raccolti: il rumore, infatti, era quello dei sistemi antigelo, installati nelle campagne per evitare – tramite movimentazione d’aria – il congelamento delle piante in fioritura durante le gelate tardive di inizio primavera. Tanto temute, le gelate si sono ripresentate anche quest’anno: il soffio improvviso di aria fredda, proveniente dai Balcani, ha interessato tutto il versante adriatico, raggiungendo il culmine nelle nottate comprese fra il 18 e il 20 marzo.
Le strategie messe in campo dagli agricoltori
“È la terza volta, nell’arco di cinque anni, che si verifica un fenomeno la cui frequenza – ricorda Andrea Ferrini, vice presidente di Coldiretti Forlì-Cesena e presidente di Condifesa Romagna – era dell’ordine di una volta ogni vent’anni”. I frutticoltori del Nord Italia hanno cercato di farsi trovare pronti, attivando tutti i sistemi di difesa disponibili: irrigazione antibrina (sopra e sotto chioma), “ventoloni” (fissi e mobili), chiusura delle reti antigrandine, uso di candele riscaldanti, bruciatori a gas e a pellet.
Gelate tardive: frutta estiva a rischio
Le drupacee – albicocchi, peschi e susini – sono le colture più esposte al rischio di danni, essendo già in fase avanzata di fioritura. Temperature al di sotto di -2/ -3°C minacciano seriamente la produzione. Più al sicuro, invece, meli, peri e cachi, che si trovano in una fase di sviluppo meno delicata. Timore anche per i kiwi, che si avviano verso il germogliamento proprio in questi giorni.
Veneto, Emilia-Romagna e Mantovano le zone più colpite
Nelle campagne venete, le temperature sono precipitate dai 19 gradi dell’ultimo fine settimana ai -3 della notte fra il 18 e il 19 marzo. “Come avevamo previsto, si è verificato il ritorno del freddo dopo il caldo delle scorse settimane, che aveva fatto partire anticipatamente la fioritura delle piante – sottolinea Francesca Aldegheri, presidente dei frutticoltori di Confagricoltura Veneto -. Nella mia azienda frutticola di Belfiore, la temperatura è andata sotto lo zero già alle 21.30 di ieri, per arrivare a toccare i meno 2 verso le 5.30 di stamattina. Ad alto rischio sono pesche e albicocche, mentre le ciliegie sono ancora in una fase fenologica arretrata, così come kiwi, mele e pere. Quindi, per ora, non dovrebbero esserci problemi. Raccomandiamo agli agricoltori di non sottovalutare questo ritorno del gelo e di azionare gli impianti antigelo dove sia possibile, se la situazione diventa critica”.
In Veneto le temperature più basse si sono registrate nel Basso Padovano, con meno 3 gradi, mentre nella pianura veronese si è scesi a meno 2. “Sapere se e di quale entità saranno i danni sui frutteti colpiti è difficile dirlo ora – chiarisce Aldegheri -. Si scoprirà tra qualche giorno, quando il fenomeno sarà cessato del tutto. Tra venerdì e sabato le temperature sono date di nuovo in risalita, quindi tireremo un sospiro di sollievo. Rimane il timore per aprile: se, dopo il caldo, dovesse tornare il gelo, sarebbero guai seri, perché tutti gli alberi da frutto saranno in piena fioritura”.
Non è andata meglio in Emilia-Romagna, che risulta tra le regioni più colpite: a eccezione delle zone costiere e della provincia di Rimini, il resto del territorio ha registrato temperature minime ben al di sotto dello zero. Nell’areale romagnolo, cuore della produzione di drupacee, le temperature a due metri dal suolo hanno oscillato tra 0°C e -2,5°C, mentre al livello del terreno sono stati registrati picchi fino a -5°C. Come ha reso noto sui social la cooperativa faentina Agrintesa, i soci “hanno vegliato tutta la notte per cercare di difendere quanto più possibile i frutteti già in germogliamento e in fioritura – si legge nel post -. Sono fasi estremamente delicate del ciclo vegetativo delle piante da frutto, in quanto premessa della quantità e della qualità del raccolto futuro. Oltre alla forza di volontà e all’impegno umano, i nostri soci hanno adottato tutta la tecnologia possibile a disposizione (ventole antibrina, irrigazione antibrina, stufette a pellet e fuochi), per la difesa attiva dei frutteti. Nelle settimane a venire verificheremo l’entità dei danni derivanti da questa gelata. Ancora per i prossimi 20-30 giorni sarà necessario continuare a vigilare attentamente per proteggere i nostri frutteti e vigneti, in quanto le gelate – anche per effetto del cambiamento climatico – si stanno verificando sempre più frequentemente. La resilienza dei nostri produttori è un esempio di determinazione e impegno costante”.
L’allerta è stata alta anche nel Mantovano, dove Coldiretti ha segnalato temperature notturne fino a -3°.
Dopo le gelate, le piogge
Se il peggio sembra essere passato, è già tempo di prepararsi a una nuova perturbazione, questa volta di matrice atlantica, che dovrebbe portare – assieme a un rialzo delle temperature – un’intensa ondata di precipitazioni. Si prevede, ancora una volta, il maggior coinvolgimento dell’area intorno all’Appennino tosco-romagnolo, già pesantemente colpita dalle piogge della settimana scorsa. “In un territorio già fragile come il nostro, anche pochi millimetri di pioggia possono creare gravi problemi”, conclude Andrea Ferrini.






