L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE PER PROFESSIONISTI E APPASSIONATI DI ORTOFRUTTA
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                      Orsero, indagine sui consumi: mele e banane “regine” del carrello, ma l’esotico avanza

                      Orsero evento Corriere Tv

                      Da sinistra Franco Aliberti, Ludovica Principato, Eliana Liotta, Matteo Colombini e Isidoro Trovato

                      Orsero Spa, leader nell’Europa mediterranea per l’importazione e la distribuzione di prodotti ortofrutticoli freschi, presenta i risultati di un progetto di ricerca dal titolo “Dare buoni frutti – Gli italiani e le ‘nuove’ abitudini di consumo di frutta”, che fa il punto su opinioni, bisogni e meccanismi di consumo che guidano gli italiani nella scelta della frutta. Un’indagine approfondita e a tutto campo condotta in collaborazione con l’istituto di ricerche Ipsos e Corriere della Sera e che ha coinvolto un campione di oltre mille intervistati e intervistate, tra i 18 e i 65 anni. La ricerca è stata presentata oggi nel corso di una trasmissione in streaming visibile sul canale del Corriere Tv, illustrata da Ilaria Ugenti, corporate reputation leader di Ipsos.

                      Esploratori del benessere, attenti buongustai, tradizionalisti, food lovers e innovatori del gusto. Questi i 5 gruppi di consumatori di frutta in cui si possono classificare gli italiani interrogati. Per tutti mangiare frutta vuol dire mangiare sano, e per tutti mangiare sano è sinonimo di qualità. La frutta è immancabile nella dieta, a prescindere dallo stile alimentare, ed è riconosciuta importante per le sue proprietà nutrizionali, in particolare in termini di vitamine.

                      Orsero: l’esotico avanza

                      Tradizionalisti ma con un occhio di favore per l’esotico. Gli italiani in media consumano 7 tipi diversi di frutta al mese. Accanto a mele (78%), banane (78%) e arance (69%) che rimangono le varietà più gettonate per prezzo e consuetudine di acquisito, hanno sempre maggior presenza nei carrelli degli italiani altre varietà che sfoderano il loro potenziale di crescita e gradimento come  fragole (59%) e kiwi (40%),  e poi ananas (31%), avocado (17%), zenzero (12%) e i frutti di bosco (21%), che hanno beneficiato di un lavoro della filiera agroalimentare su varietà, qualità percepita e gusto uniforme, permettendo al consumatore di poterli scegliere tutto l’anno.

                      In merito alle quantità di frutta consumate rispetto al passato, il 45% degli italiani dichiara di non aver registrato cambiamenti, e il 45% che invece menziona un aumento, lo fa in relazione all’adozione di una dieta più sana, e all’aumento di occasioni di consumo durante la giornata. 

                      Raffaella Orsero, VP e CEO del Gruppo Orsero, ha dichiarato: “Negli ultimi quindici anni, in Italia, la quantità di frutta consumata è rimasta fondamentalmente costante; ciò che è cambiato è il mix di prodotti consumati. Abbiamo osservato uno spostamento dei volumi di consumo dai frutti tradizionali, come le pere, verso quelli esotici, come l’avocado. Il maggior consumo dei frutti esotici è anche dovuto al fatto che, viaggiando di più, le persone oggi hanno una maggiore familiarità con questi prodotti rispetto al passato. Inoltre, i cambiamenti negli stili di vita, oggi più dinamici, hanno portato a una maggiore preferenza per prodotti facili da consumare fuori casa, come i frutti di bosco”.

                      Driver e libertà di scelta

                      Attenti alla stagionalità (51%), ma rapporto qualità-prezzo (44%) e gusto (42%) rimangono requisiti inderogabili. È un mix di fattori a guidare, in generale, le scelte di ortofrutta degli italiani. Quando poi si entra nello specifico delle singole referenze si evince che è sempre più abituale acquistare frutta tutto l’anno se si percepisce che qualità e bontà rimangono inalterate e che si può mangiare comunque un frutto sano e buono. Quando invece viene a mancare la continuità qualitativa, l’opzione “stagionalità del prodotto” torna a prevalere. Per i frutti di bosco, ad esempio, il consumatore mette al primo posto il gusto (48%) e i benefici che derivano dal loro consumo (44%), e ancora per mango e avocado, al gusto si affianca la qualità percepita e il grado di maturazione.

                      Orsero evento Corriere Tv

                      Tanta innovazione ma poca percezione

                      L’indagine registra che i consumatori associano poco l’innovazione di prodotto alla frutta, sebbene le referenze nuove, come kiwi giallo e frutta senza semi, rientrino a pieno titolo tra le occasioni di consumo degli italiani che ne apprezzano gusto e qualità. Solo un italiano su cinque, infatti, ritiene che il concetto di innovazione di prodotto possa essere associato alla frutta e ne riconosce l’importanza. 

                      Chi avverte l’innovazione ne percepisce il valore e sui temi centrali: ne capisce la portata a livello di valori nutrizionali, ne apprezza la fruibilità e il gusto. Quelle persone, che hanno altissimo potenziale di consumo, sono coloro che sono meno legate al concetto di stagionalità, e sono propense a scegliere prodotti maggiormente fruibili e a sperimentare.

                      Fruire della frutta più facilmente, senza rinunciare al gusto

                      Non tutta la frutta è facile da mangiare. L’indagine mette in luce come gli italiani potrebbero orientare maggiormente le proprie propensioni d’acquisto verso questi prodotti se potessero trovare sullo scaffale formati più “friendly” e soluzioni diversificate e pronte al consumo. A fronte di un’abitudine di consumo della frutta che presenta tratti di tradizionalità (a pranzo 53%, a cena 53%, come spuntino pomeridiano 48%) sempre più di frequente i pasti si svolgono fuori casa, fattore che frena il consumo di ortofrutta che, come evidenzia anche la ricerca, è meno conciliabile con un consumo all’esterno. 

                      Sempre più GDO ma il piccolo esercizio resiste

                      È il supermercato (66%) il luogo deputato per l’acquisto di frutta, una scelta sostanzialmente coerente con lo scenario moderno, con prodotti confezionati che rendono più veloce l’acquisto, e la percezione di risparmio, non sempre veritiera. Il consumatore, inoltre, lo preferisce per la maggiore varietà di prodotti ortofrutticoli (33%) e la libertà di azione e l’autonomia di scelta (32%).Chi sceglie il fruttivendolo di prossimità (32%) e il mercato rionale (25%) lo fa perché trasmettono una percezione di freschezza più elevata (46%) e permettono di giovare del consiglio del negoziante (28%).

                       Matteo Colombini, Co-CEO e CFO del Gruppo Orsero, ha dichiarato in proposito: “Il risultato della ricerca si allinea perfettamente con la nostra missione di offrire i migliori prodotti, indipendentemente dalla loro origine, garantendo un’esperienza di gusto eccellente. Crediamo fermamente che questa sia la via migliore per aumentare il consumo di ortofrutta. Operiamo in modo capillare attraverso tutti i canali di distribuzione, compresi i mercati tradizionali e la grande distribuzione, poiché, come dimostra la ricerca, gli italiani non mostrano una preferenza marcata per un canale di vendita rispetto a un altro”. 

                      Eliana Liotta, giornalista, scrittrice e comunicatrice scientifica

                      La tavola rotonda

                      A seguito della presentazione dell’analisi sui nuovi trend di consumo, il giornalista del Corriere della Sera Isidoro Trovato ha moderato una tavola rotonda con Raffaella Orsero e Matteo Colombini, rispettivamente vice presidente e Ceo del Gruppo Orsero e Co-Ceo e CFO dell’azienda, in cui sono intervenuti anche alcuni professionisti per fare il punto su varie tematiche, dal cambiamento climatico alla lotta allo spreco alimentare, dai benefici nutrizionali di frutta e verdura al ruolo del cuoco-chef nell’educare i consumatori.

                      Eliana Liotta, giornalista e scrittrice, ha sottolineato che “la frutta è il dessert della natura”. “Dobbiamo diffondere questo concetto – ha detto -. Mangiare un frutto non è la stessa cosa che mangiare un gelato industriale o una merendina, prodotti nella maggior parte dei casi ultra processati, fatti con ingredienti che probabilmente non useremmo mai in cucina e che il nostro organismo non è abituato a riconoscere. La frutta invece è un ‘dolcetto’ che gli alberi ci regalano e noi ci siamo co-evoluti con la natura. Credo che avere chiaro questo concetto sia già un buon presupposto per imparare a consumare più ortofrutta”.

                      Ludovica Principato, assistant professor of sustainable business dell’Università Roma Tre e scientific advisor, ha parlato della sostenibilità di quello che mettiamo nel piatto e preso come esempio virtuoso la dieta flexitariana, “dove il consumo di proteine animali è semplicemente ridotto”, ha precisato, grazie alla quale “si potrebbero ridurre emissioni di gas serra fino al 50% e si ridurrebbe la perdita biodiversità tra il 5 e il 46% a seconda dei contesti”.

                      Infine Franco Aliberti, cuoco antispreco, ha parlato del ruolo degli chef e dei ristoratori nell’educare i consumatori a una dieta sana: “hanno una grande responsabilità”, ha detto, lanciando quindi una piccola provocazione. “Quale ristorante oggi ha un carrello di frutta? Nessuno. La responsabilità è alta ma si fa poco. Nei piatti dei menù c’è la frutta, ma spesso è processata”. Quindi il messaggio ai colleghi: “Non abbiate paura di avere nelle sale un carrello della frutta, come si faceva negli anni Sessanta”.

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