Ortofrutta tra rincari e cambiamento climatico. Il focus di Agorà
Anche Agorà, la nota striscia quotidiana di Rai 3 dedicata all’attualità, è tornata ieri sul tema dei rincari generalizzati di frutta e verdura, che ha tenuto banco, nei giorni scorsi, su varie testate della carta stampata e online. Dietro i rincari, tuttavia, ci sono spesso produttori minacciati dal cambiamento climatico, che richiede costi sempre più elevati per la salvaguardia delle colture. Spese difficilmente sostenibili, se il prezzo corrisposto al produttore resta solo una minima percentuale di quello pagato dal consumatore finale al supermercato
di Maddalena De Franchis
Da una parte ci sono gli agricoltori, costretti a fare i conti con gli effetti – tanto imprevedibili quanto devastanti – del cambiamento climatico. Dall’altra ci sono i consumatori che, ogni giorno, tentano di risparmiare sulla spesa con scelte spesso drastiche, tra cui quella di limitare o azzerare l’acquisto di frutta e verdura fresche. Tutto questo malgrado il consumo di ortofrutta sia raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità nell’ambito di un regime alimentare corretto ed equilibrato. Due volti dello stesso malessere, due facce della stessa medaglia: se n’è parlato ieri mattina ad Agorà, la striscia quotidiana di Raitre dedicata ai temi di più stretta attualità nel nostro Paese.
La storia di Valentina Riccardi, giovane produttrice di pomodori a Fondi, nell’Agro Pontino
I riflettori di Raitre si sono accesi prima su Fondi (Lt), nelle campagne dell’Agro Pontino, per raccontare la storia di Valentina Riccardi, 20 anni appena compiuti: dopo aver scelto di proseguire nel solco tracciato dal nonno, fondatore dell’azienda agricola di famiglia, e dal padre, la giovane imprenditrice agricola è ora preoccupata per il futuro suo e dell’attività. “Sono cresciuta qui assieme a mia sorella e ai miei cugini – dichiara – ma, da qualche tempo, andare avanti è sempre più difficile”. La colpa, naturalmente, è del cambiamento climatico, i cui effetti incidono sempre più pesantemente sulle coltivazioni agricole (secondo Coldiretti, i danni derivanti dalle avversità atmosferiche superano già, nel solo 2024, gli 8,5 miliardi di euro).
“Perdite intorno all’80% e guadagni irrisori”
“Le alte temperature raggiunte nei mesi scorsi – spiega Riccardi – hanno impedito agli insetti impollinatori di lavorare correttamente; dunque, i pomodori non sono maturati in modo omogeneo. Se, nelle scorse stagioni, eravamo abituati ad avere chiome da 10-15 pomodori, quest’anno ci siamo dovuti accontentare di chiome con 2 o 3 pomodori. La perdita si aggira intorno all’80%”. Per fronteggiare le conseguenze degli eventi meteo, peraltro, i produttori sopportano costi sempre più elevati per l’irrigazione e i trattamenti a beneficio delle piante. Eppure, mentre, sui banconi dei supermercati, i prezzi dell’ortofrutta registrano rincari anche consistenti (conseguenza dei numerosi passaggi lungo la filiera, spesso difficili da intercettare), i guadagni per i produttori restano fermi al palo. Il grande squilibrio si riassume nelle parole della giovane imprenditrice: “I pomodori della varietà Piccadilly sono pagati al produttore 2,20 euro al kg; i Cuore di bue 1,10 euro”. Entrambe le varietà sono commercializzate, sui banconi di supermercati e Gdo, a prezzi compresi fra i 5 e i 7 – 8 euro al chilo.
La signora Margherita a caccia di ortaggi economici
Successivamente, le telecamere di Rai 3 hanno seguito la signora Margherita, pensionata romana di 81 anni con 8 figli, 17 nipoti e 10 pronipoti, nella sua spesa quotidiana al mercato, a caccia dei prodotti ortofrutticoli più economici. La signora percepisce una pensione da 1.400 euro al mese e ha spesso i parenti ospiti a pranzo o a cena; dunque, deve far quadrare rigorosamente i conti per poter arrivare a fine mese. “Il pesce lo mangio raramente – esordisce – perché costa troppo; la carne solo una volta a settimana. Frutta e verdura? Aspetto il momento giusto per acquistare ogni prodotto: la settimana scorsa i kiwi costavano 4,50 euro, sono rimasti nelle loro cassette a marcire. Ora sono scesi a 3,50, ma per me sono ancora troppo cari. Aspetterò qualche giorno, se rimarranno invenduti vedrà che caleranno ancora”. Sono sempre più numerosi gli italiani che adottano l’approccio della signora Margherita: aspettano, cioè, i ribassi o le promozioni per acquistare frutta e verdura fresche e, se necessario, ci rinunciano. Una scelta che – per la prima volta, nella patria della dieta mediterranea – ha fatto precipitare i consumi pro-capite di frutta e verdura fresche ben al di sotto della dose giornaliera di 400 grammi, raccomandata dall’Oms.
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