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Pachino, il clan Giuliano nei mercati ortofrutticoli. 19 arresti, tra cui il boss


Sono 19 le persone indagate per presunta affiliazione al clan Giuliano arrestate il 25 luglio dalla procura antimafia di Catania nell’ambito dell’operazione La Fenice, che ha messo in luce l’esistenza di un’organizzazione criminale dietro alla gestione dei mercati ortofrutticoli nel siracusano. L’accusa è di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata a estorsioni, traffico di droga e furti. In manette anche il boss Salvatore Giuliano, il figlio Gabriele e il socio in affari Giuseppe Vizzini, tutti e tre indagati anche per le minacce di morte al cronista Paolo Borrometi. Il clan mafioso aveva monopolizzato e condizionato il mercato, tenendo sotto scacco l’intero settore ortofrutticolo locale

 

Dalla Redazione

 

La mano della mafia sul mercato ortofrutticolo di Siracusa (foto da siracusaoggi.it)

Non lo intimidiva nessuno, nemmeno Messina Denaro, il capo dei capi di Cosa Nostra. “Glielo potete dire, qui a Siracusa comandiamo soltanto noi”. Boss e gregari della cosca dei Giuliano non sapevano di essere intercettati dalla polizia mentre si vantavano su come avrebbero monopolizzato il mercato ortofrutticolo nei territori di Pachino e del siracusano. Contadini e grossisti avevano l’obbligo di comprare il pomodoro famoso in tutto il mondo coltivato nelle serre del clan. A tutti imponevano il pizzo, e le estorsioni non valevano solo nel mondo agricolo, ma anche la gestione dei parcheggi e dei lidi balneari sulla costa. Parte di quei soldi venivano reinvestiti nel traffico di droga. Si apre così il servizio del TG1 dedicato all’Operazione Fenice, l’indagine condotta dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catania che ha portato all’arresto di 19 le persone, tra cui anche il capo clan, Salvatore Giuliano, già indagato per diversi capi d’accusa, tra cui le che minacce di morte portate avanti insieme al figlio Gabriele ai danni del cronista Paolo Borrometi.

 

Giuliano controllava i rapporti con i coltivatori e i rivenditori. La sua “strategia”, come riporta un articolo su Meridionews, si basava sulle intimidazioni, evitando quindi le azioni clamorose: bastava fare presente, puntualmente, chi comandasse. Ne è un esempio eclatante il “banchetto” organizzato il 22 ottobre 2015 dal boss all’interno della sua azienda agricola (La Fenice, appunto), a cui erano presenti tutti i produttori di Pachino e dintorni. L’occasione, secondo la tesi della procura, sarebbe servita a spiegare le regole da seguire per non avere problemi: su tutte il rispetto della provvigione del 3 percento per chiunque ambisse a vendere i propri prodotti, tramite l’intermediazione con la piccola  e grande distribuzione assicurata dalla Fenice. Tra i partecipanti all’incontro potrebbero esserci state anche imprese che fanno parte del consorzio per la tutela del pomodorino. “Non è escluso, ma non possiamo confermarlo perché le riprese non hanno permesso di identificare tutte le persone presenti al banchetto”, hanno replicato gli investigatori nel corso della conferenza stampa che si è tenuta a Catania.

 

La capacità di Giuliano di intimorire gli altri imprenditori si sarebbe manifestata anche tramite il periodico passaggio, in auto, davanti le serre dei produttori. A fargli da spalla era quasi sempre Giuseppe Vizzini, socio del figlio Gabriele impegnato nella gestione dell’azienda e anche lui indagato per le minacce di morte al giornalista Borrometi. In sostanza, chiunque volesse scambiare prodotti nel mercato ortofrutticolo, doveva passare attraverso la Fenice: in caso contrario, si sarebbero verificati gesti di ritorsione, come lasciare i prodotti ortofrutticoli a terra.

 

Gli arresti sono scattati il 25 luglio su ordine della Dda di Catania per 19 presunti affiliati al clan Giuliano accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata ad estorsioni, traffico di sostanze stupefacenti e furti. Grazie ai legami vantati nell’ambito della criminalità organizzata catanese con il clan Cappello e al patto di non belligeranza siglato con la ‘famiglia’ rivale dei Trigila, Giuliano si era assicurato lo spazio operativo per dominare incontrastato nei territori di Pachino. Con l’intimidazione, il clan era arrivato a monopolizzare l’intero mercato ortofrutticolo, costringendo i produttori della zona a conferire il proprio raccolto nei magazzini de La Fenice, in modo da ottenere il pagamento come corrispettivo dell’attività di mediazione per la vendita della merce alla Gdo. Allo stesso modo, anche i commercianti che intendevano acquistare i prodotti coltivati nelle serre di Pachino, per immetterli successivamente nel mercato finale, dovevano trattare con Giuliano e il suo clan senza potersi interfacciare direttamente con i coltivatori.

 

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