L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE PER PROFESSIONISTI E APPASSIONATI DI ORTOFRUTTA
                      L'INFORMAZIONE PROFESSIONALE PER IL TRADE ORTOFRUTTICOLO
                      L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE PER PROFESSIONISTI E APPASSIONATI DI ORTOFRUTTA

                      Piraccini lancia “Italian Agri Food Technology for Africa” dopo l’addio a Macfrut

                      Dopo le dimissioni dalla presidenza di Macfrut, Renzo Piraccini presenta “Italian Agri Food Technology for Africa”, un progetto che punta a creare una rete di imprese italiane dell’agroalimentare nei Paesi dell’Africa subsahariana. Obiettivo: promuovere tecnologia, formazione e sinergie tra le filiere. E sulla “bagarre Macfrut” chiarisce: “Nessuna polemica, solo visioni diverse. E non ci sarà concorrenza”

                      di Carlotta Benini

                      Renzo Piraccini

                      Renzo Piraccini ha presentato oggi la sua nuova società di consulenza per l’agrifood

                      L’Africa subsahariana è oggi uno dei fronti più dinamici e complessi del sistema agroalimentare mondiale. Una regione dove la domanda alimentare cresce a ritmi record, trainata da una popolazione che supererà i 2,5 miliardi di abitanti entro il 2050, e dove l’agricoltura rappresenta in molti Paesi oltre il 50% dell’occupazione. In questo scenario nasce “Italian Agri Food Technology for Africa”, la nuova sfida di Renzo Piraccini, che – dopo le dimissioni dalla presidenza di Macfrut – si dedica ora alla costruzione di un network di imprese italiane dell’agrifood per favorire lo sviluppo di relazioni economiche, tecnologiche e formative con i Paesi subsahariani.

                      Manager di lungo corso nel settore ortofrutticolo, già alla guida di importanti esperienze di internazionalizzazione come la Mediterranean Fruit Company, società cesenate attiva nella prima decade degli anni Duemila, oggi l’ex timoniere di Macfrut ha fondato una società, la Piraccini Agrifood Consulting, “mettendoci la faccia”, come lui stesso ha sottolinea in conferenza stampa. Una società che “non fa consulenza in senso classico, ma coordina una rete di imprese, rispondendo direttamente dei risultati”. L’obiettivo dichiarato è ambizioso ma concreto: creare una rete di imprese italiane non concorrenti, in grado di offrire tecnologie, competenze e servizi per l’agroalimentare africano, con un approccio integrato lungo tutta la filiera.

                      Un progetto di sistema per un continente in trasformazione

                      Il progetto, che si svilupperà tra gennaio 2026 e dicembre 2027, punta a supportare le aziende italiane intenzionate a espandersi in Africa attraverso un percorso strutturato su tre direttrici principali. La prima riguarda la promozione e il networking, con l’obiettivo di far conoscere le imprese associate nei mercati africani e creare occasioni concrete di incontro e scambio tecnico-commerciale. La seconda linea d’azione è legata allo sviluppo commerciale, attraverso l’individuazione di clienti, agenti e distributori affidabili nei diversi Paesi dell’area subsahariana. Infine, un aspetto che Piraccini definisce “la chiave di volta per il successo delle tecnologie italiane” è quello della formazione e dell’assistenza post-vendita, considerati elementi indispensabili per garantire continuità, affidabilità e crescita delle relazioni con i partner locali.

                      Renzo Piraccini Africa

                      Una missione in Africa di Piraccini

                      Tre hub strategici e tre eventi annuali di promozione

                      Per garantire una presenza capillare e operativa, il progetto prevede la creazione di tre hub strategici: Dakar (Senegal), Nairobi (Kenya) e Johannesburg (Sudafrica) che permetteranno di coinvolgere i paesi limitrofi, omogenei per lingua e filiere agricole. Tre anche gli eventi annuali di promozione e networking, con la collaborazione di esperti internazionali, che saranno anche momenti di approfondimento tecnico scientifico.

                      Un modello che ricorda, nelle intenzioni, l’esperienza della Mediterranean Fruit Company di cui Piraccini è stato presidente, ma aggiornato al contesto africano: “Allora lavoravamo con Egitto, Turchia e Marocco, oggi grandi player internazionali – ha spiegato il manager -. L’Africa subsahariana è invece una frontiera ancora tutta da esplorare, dove le imprese italiane possono giocare un ruolo decisivo”.

                      Tecnologie italiane per lo sviluppo locale

                      Il focus iniziale sarà sulle tecnologie per il comparto ortofrutticolo, sia fresco che trasformato, con un’attenzione particolare alle fasi di post-raccolta, packaging, logistica refrigerata e trasformazione leggera. Accanto alle aziende fornitrici di macchinari e tecnologie, potranno aderire anche enti di formazione, operatori della logistica e imprese di servizi innovativi, inclusi i produttori di biosoluzioni o fertilizzanti naturali. Per questi, la rete offrirà anche servizi su misura come prove in campo e supporto agronomico.

                      Rete selettiva e accessibile

                      Uno dei principi fondanti del progetto è l’esclusività di filiera: all’interno della rete non potranno esserci aziende concorrenti, per evitare sovrapposizioni e favorire reali sinergie. Ogni anello della filiera sarà rappresentato da un solo interlocutore. Anche i costi di adesione sono pensati per essere accessibili: “Il progetto deve restare alla portata anche di una media impresa – chiarisce Piraccini -. I costi saranno contenuti ma comprendono tutti i servizi comuni della rete, dalla promozione agli eventi di networking”.

                      Da sinistra Luca Alinovi e Carlo Baroni, collegati in streaming

                      Africa: tra sfide e opportunità

                      L’interesse per i mercati africani non nasce dal nulla. Come ha ricordato Carlo Baroni, manager internazionale e consulente del progetto, “in Senegal operano da anni fornitori cinesi, turchi e indiani con prodotti di bassa qualità, ma c’è spazio per un’offerta europea più affidabile, con garanzie di assistenza e qualità”. Anche Luca Alinovi, economista agrario e imprenditore in Kenya, vede nel progetto un’occasione di svolta: “Il Kenya è al centro di una trasformazione agricola che richiede soluzioni tecnologiche sostenibili e su misura. Italian Agri Food Technology for Africa può unire la qualità italiana con la vitalità africana, creando valore reale lungo tutta la filiera”

                      Nei prossimi mesi Piraccini e il suo team completeranno la selezione delle imprese interessate – con l’obiettivo di chiudere la rete entro dicembre 2025 – per avviare le prime attività operative e le missioni nei tre hub africani già nella prima metà del 2026.

                      E infine un chiarimento su Macfrut

                      Inevitabili, al termine della conferenza stampa di presentazione della nuova società di consulenza, alcune domande sulla “bagarre Macfrut” e le dimissioni anticipate. Piraccini ha ribadito con fermezza quanto già comunicato in una lettera, vale a dire che la decisione è stata dettata da una divergenza di vedute con gli azionisti di maggioranza sul piano di sviluppo triennale e sul percorso di successione che aveva proposto. “Quando l’amministratore delegato non condivide le strategie dell’azionista, è corretto fare un passo indietro”, ha commentato.

                      Non ci saranno quindi sovrapposizioni tra Italian Agri Food Technology for Africa e l’attività internazionale di Macfrut? Su questo punto Piraccini è stato fermo: “Macfrut continuerà a promuovere la fiera anche in Africa, come ha fatto con ottimi risultati negli ultimi anni. Il nostro progetto è completamente diverso: non organizziamo eventi fieristici, ma costruiamo una rete di imprese italiane che vogliono radicarsi in quei mercati, offrendo tecnologie, servizi e formazione. È un’altra cosa. Anzi, non escludo che in futuro possano esserci momenti di collaborazione, perché le sinergie fanno bene a tutto il sistema”.

                      Copyright: Fruitbook Magazine