Povertà alimentare, il report di Terra!: nel Tufello anche il fresco è un lusso
Nel nuovo report diffuso da Terra! per la Giornata mondiale dell’alimentazione il cibo diventa lente per leggere disuguaglianze e solitudini. Dal Tufello di Roma le voci di donne, anziani e adolescenti raccontano rinunce quotidiane, difficoltà di accesso al fresco e all’ortofrutta di stagione e reti solidali fragili. “Quando si è soli, passa la voglia di mangiare”, è una delle emblematiche testimonianze raccolte
di Carlotta Benini
La povertà alimentare non significa solo soffrire la fame in senso stretto: può essere un frigorifero mezzo vuoto, un pasto saltato per pagare una bolletta, la vergogna di chiedere aiuto per un pacco di pasta, una tavola vuota. È una realtà che attraversa anche i Paesi ad alto reddito, Italia compresa, perché riflette una precarietà più ampia fatta di bassi salari, prezzi alti, carenze del welfare, mancanza di tempo, relazioni e salute. È quanto emerge dal nuovo report dell’associazione Terra!, che in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione presenta l’indagine “Quando il cibo non basta – Vivere la povertà alimentare al Tufello (Roma) tra cura, solitudine e rinunce”. Un’analisi, realizzata con il supporto di Periferia Capitale – Fondazione Charlemagne, che esplora la povertà alimentare e la sua evoluzione in Italia, collegandola alla transizione ecologica dei sistemi alimentari.
Come è cambiata la povertà alimentare
Il report individua due passaggi chiave nella storia recente del fenomeno: la crisi economica del 2007-2008, che ha fatto emergere i cosiddetti nuovi poveri – lavoratori, famiglie monoreddito, migranti regolari – e la pandemia da Covid-19, che ha spostato l’attenzione dal bisogno al diritto al cibo. Nonostante questo cambio di prospettiva, sul piano istituzionale poco è cambiato: l’approccio dominante resta quello caritatevole, basato sulla distribuzione di eccedenze alimentari, senza affrontare le cause strutturali della povertà. Terra! ricorda che affrontare la povertà alimentare significa ripensare il modo in cui produciamo, distribuiamo e viviamo il cibo, superando un sistema che “di fatto produce solo più disuguaglianze sociali”.
Voci e vissuti dal Tufello: donne, anziani e adolescenti
L’indagine, condotta nel quartiere Tufello, nella periferia nord della Capitale, dà voce a donne, anziani e adolescenti che vivono ogni giorno la povertà alimentare come forma di esclusione e solitudine. Le donne si addossano il peso del lavoro di cura e spesso rinunciano alla qualità pur di risparmiare; gli anziani si trovano a scegliere tra medicine e cibo; gli adolescenti imparano presto la rinuncia e si abituano a “non chiedere” ciò che non ci si può permettere. “Quando si è soli, passa la voglia di mangiare”, racconta una persona intervistata.
E insieme a questa, nel rapporto ci sono altre testimonianze emblematiche: “Usiamo Too Good To Go. Una volta ci siamo fatti la cena con 5 euro”; “Ho rinunciato al cioccolato per comprare i noodles a mia figlia”; “Mia madre ha scoperto la Lidl e usa anche l’app per le offerte”. “A queste frasi, non dobbiamo aggiungere altro. C’è dentro già tutto – scrive l’associazione Terra! -. Frammenti di storie che parlano di fame, di scelte impossibili, di dignità tenuta insieme con il pudore. Sono le voci reali di chi vive ogni giorno la povertà alimentare e ci ricordano la necessità di indagare a fondo questo fenomeno”.
Nel quartiere, tra i più vulnerabili di Roma, la rete di prossimità – con l’Emporio solidale del centro sociale Astra, le iniziative parrocchiali e gli empori della Croce Rossa – svolge un ruolo essenziale, ma resta fragile e priva di un coordinamento nazionale.
L’accesso al fresco come indicatore di disuguaglianza
Il report mette in luce anche le difficoltà di accesso a frutta e verdura fresche, sottolineando la carenza di supermercati e mercati rionali e il progressivo calo del commercio di prossimità. “Il fresco è difficile da avere, sono più pasta e conserve… quindi si va al mercato”, racconta una residente. E per molti, anche il mercato può diventare un lusso: “Le susine e le ciliegie ora costano 5 o 6 euro”.
Il tema dell’ortofrutta emerge come cartina di tornasole delle disuguaglianze alimentari: la qualità e la stagionalità restano valori aspirazionali per chi vive con redditi bassi. Per questo, nelle raccomandazioni finali, Terra! propone una riorganizzazione della filiera del fresco nella redistribuzione solidale, con logistica potenziata, frigoriferi condivisi e collaborazioni strutturate con mercati rionali e produttori locali, per garantire accesso a prodotti nutrienti e di qualità.
Il Consiglio del Cibo di Roma e le proposte per il diritto al cibo
In assenza di una regia nazionale, Terra! invita a guardare alle esperienze locali come il Consiglio del Cibo di Roma, istituito nel 2021 e regolamentato nel 2023, presieduto da Fabio Ciconte, presidente di Terra!. La consulta riunisce 147 realtà del mondo agricolo, della ristorazione, del sociale e dell’educazione, impegnate per un sistema alimentare equo e sostenibile.
All’interno del Tavolo n. 3, dedicato alla povertà alimentare, sono state elaborate diverse proposte:
- Approvazione della delibera per la prevenzione e il contrasto della povertà alimentare e la promozione del diritto al cibo, elaborata con le Commissioni capitoline Politiche sociali e Ambiente e depositata a giugno;
- Istituzione delle “Case del Cibo”, spazi multifunzionali per costruire cultura, educazione e nutrimento attraverso il cibo;
- Rafforzamento e moltiplicazione dei luoghi di prossimità, come l’Emporio Astra, presidi fondamentali per il quartiere;
- Potenziamento della produzione locale e maggior distribuzione di prodotti freschi;
- Ampliamento delle fasce Isee e semplificazione delle iscrizioni alle mense scolastiche, per garantire a tutti i bambini almeno un pasto sano al giorno.
Oltre l’ottica caritatevole, verso la giustizia alimentare
Secondo Terra!, contrastare la povertà alimentare significa uscire dalla logica dell’emergenza e costruire politiche pubbliche stabili, che integrino giustizia sociale, diritto al cibo e sostenibilità ambientale. “Quando il cibo non basta” invita a un cambio di paradigma: dal pacco alimentare alla giustizia alimentare, dalla carità al riconoscimento del cibo come bene comune e diritto universale. Un obiettivo che passa anche attraverso la filiera ortofrutticola locale, simbolo concreto di accesso, salute e dignità.
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