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Pratiche sleali nella filiera agricola: l’Ue approva nuove norme a tutela dei produttori


Il Parlamento europeo ha approvato nuove misure per proteggere gli attori della filiera agroalimentare dalle pratiche commerciali sleali da parte degli acquirenti e dei distributori. Le nuove norme proteggeranno i piccoli e medi fornitori con un fatturato annuo inferiore a 350 milioni di euro. “Per difendere gli agricoltori dallo strapotere delle grandi catene distributive è tra l’altro prevista la cancellazione delle condizioni capestro, dalle vendite last minute degli ordini ai ritardi di pagamento delle forniture, alle modifiche non concordate dei contratti,  fino ai mancati pagamenti per i prodotti invenduti”, sottolinea Coldiretti. “È una grande vittoria”  nelle parole di Paolo De Castro, vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento UE, che invita il governo italiano a recepire la normativa nella legislazione nazionale, “estendendo la protezione a tutti i produttori e integrando la lista di pratiche proibite con le vendite sotto costo e le aste a doppio ribasso”

 

Dalla Redazione

 

Stop ai ritardi di pagamento e alle cancellazioni di ordini con breve preavviso. Il Parlamento europeo ha infatti approvato le nuove misure per proteggere gli agricoltori dalle pratiche commerciali sleali da parte degli acquirenti e dei distributori. Le nuove norme – approvate con 589 voti favorevoli, 72 contrari e 9 astensioni – stabiliscono degli standard di protezione che proibiscono pratiche sleali specifiche, in modo da tutelare i piccoli e medi attori della filiera alimentare che hanno un volume d’affari inferiore ai 350 milioni di euro (produttori, cooperative, trasformatori e rivenditori di prodotti alimentari). Le regole si applicano anche ai fornitori non europei.

 

In particolare saranno vietati i pagamenti in ritardo per i prodotti alimentari deperibili, gli annullamenti dell’ultimo minuto e l’obbligo imposto al fornitore di pagare per gli sprechi. Vengono inoltre proibite le modifiche unilaterali o retroattive ai contratti o il rifiuto dei contratti scritti; proibito anche l’uso improprio di informazioni riservate. Secondo le regole previste dalla nuova normativa saranno vietate anche le minacce di ritorsioni contro i fornitori che vogliono presentare reclami, ad esempio la cancellazione degli ordini dei loro prodotti o il ritardo nei pagamenti. Gli acquirenti non potranno più richiedere ai fornitori dei pagamenti per il deterioramento o la perdita dei prodotti avvenuta nella propria sede, a meno che ciò non sia dovuto alla negligenza dei fornitori. Altre pratiche, quali la restituzione dei prodotti invenduti al fornitore senza pagarli, l’obbligo per i fornitori di pagare per la pubblicità dei prodotti, l’addebito ai fornitori per lo stoccaggio o la quotazione dei prodotti, o l’imposizione di costi di sconti al fornitore, saranno anch’esse vietate, a meno di non essere state concordate preventivamente nel contratto di fornitura.

 

I fornitori di prodotti alimentari potranno presentare reclami nel luogo in cui si trovano, anche se il commercio sleale si è verificato in altre parti dell’UE. Le autorità nazionali preposte all’applicazione della normativa tratteranno i reclami e condurranno le indagini. La nuova direttiva, nominata anti-UTPs (‘Unfair Trading Practices’), dovrà ora essere formalmente approvata dal Consiglio prima di poter entrare in vigore e poi serviranno altri 30 mesi, come massimo, perché possa essere integralmente applicata.

 

“È una grande vittoria per l’Europa e per l’Italia il voto finale, con una maggioranza di quasi il 90%, che mette fine dopo 10 anni di attesa alle pratiche commerciali sleali nella catena agroalimentare. – commenta il relatore del dossier Paolo De Castro, vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, come riporta Teatro Naturale – Per l’Italia, la battaglia che siamo riusciti a vincere risulterebbe vana se non venisse rapidamente recepita nella legislazione nazionale, estendendo la protezione a tutti i produttori e integrando la lista di pratiche proibite con le vendite sotto costo e le aste a doppio ribasso”. “In appena undici mesi – aggiunge De Castro – e nonostante la pressione continua contro il nostro operato delle lobby della grande distribuzione, portiamo a casa un risultato che dimostra come l’Europa per cui ci battiamo sa essere al fianco degli operatori economici più deboli, come gli agricoltori, i produttori e non ultimo i consumatori”.

 

Per ogni euro speso dai consumatori per l’acquisto di alimenti meno di 15 centesimi in Italia vanno a remunerare il prodotto agricolo, per effetto delle distorsioni e delle speculazioni che si verificano lungo la filiera a causa degli evidenti squilibri di potere contrattuale. – commenta Coldiretti a proposito del voto favorevole dell’UE per mettere al bando le pratiche commerciali sleali lungo la catena agroalimentare – Si tratta di un passaggio fondamentale per il futuro del settore agroalimentare europeo che riconosce e combatte azioni commerciali inique e immorali per garantire un trattamento più equo alle piccole e medie imprese agroalimentari”. “È necessario sanare una ingiustizia profonda – precisa il presidente di Coldiretti Ettore Prandini – rendendo più equa la catena di distribuzione degli alimenti che vede oggi sottopagati i prodotti agricoli spesso al di sotto dei costi di produzione, senza alcun beneficio per i consumatori”.

 

Per difendere gli agricoltori dallo strapotere delle grandi catene distributive è tra l’altro prevista la cancellazione delle condizioni capestro, dalle vendite last minute degli ordini ai ritardi di pagamento delle forniture alle modifiche non concordate dei contratti  fino ai mancati pagamenti per i prodotti invenduti. È stato introdotto nel provvedimento anche l’anonimato di chi denuncia tali vessazioni e viene data alle associazioni di rappresentanza la possibilità di presentare le denunce per conto dei propri soci. “Da anni ormai il settore agricolo europeo – conclude Coldiretti – chiede una normativa Ue che miri ad affrontare queste pratiche, per una filiera agricola e alimentare più giusta, più trasparente, più equa e più sostenibile in tutta l’Unione, dalla quale ogni operatore possa trarre beneficio, a partire dai consumatori. Si evidenzia del resto che, in alcune circostanze, sotto la forma di intimidazioni e minacce rivolte alle imprese agricole che rivestono nella filiera una posizione di dipendenza economica si nascondono vere e proprie condotte agromafiose“.

 

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