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                      Prezzi: avocado più accessibile, mentre le mele crescono a doppia cifra

                      La frutta esotica supera le 900 mila tonnellate di vendite annue in Italia, secondo i dati CSO Italy, mentre l’avocado costa oggi il 30% in meno rispetto a vent’anni fa. Dinamica opposta, invece, per i prodotti tradizionali: mele e pomodori registrano aumenti di prezzo a due cifre

                      Dalla Redazione

                      avocado e mele

                      Prezzi: scende l’avocado e le mele salgono alle stelle

                      Negli ultimi anni il carrello ortofrutticolo degli italiani ha cambiato volto. Accanto ai prodotti della tradizione si sono affermati alimenti un tempo marginali, oggi associati a benessere, stile di vita e nuove abitudini di consumo. Superfood, frutta esotica e ingredienti funzionali hanno progressivamente conquistato spazio sugli scaffali, mentre il valore della spesa si è spostato sempre più verso prodotti pronti all’uso e soluzioni che fanno risparmiare tempo.

                      Parallelamente, i prezzi raccontano una dinamica inedita: l’avocado diventa più accessibile, mentre mele e pomodori registrano rincari a due cifre. Un’evoluzione che ridisegna la geografia dei consumi e segna il passaggio da una dieta di tradizione a un’alimentazione orientata alla performance e alla praticità, emersa anche nell’ultima edizione di Fruit Logistica a Berlino, come evidenzia un articolo del Sole 24 Ore.

                      Avocado, il superfrutto che ha cambiato le abitudini di spesa

                      L’avocado è il simbolo di questa trasformazione. Utilizzato quasi esclusivamente per il guacamole fino a pochi anni fa, oggi è considerato un vero e proprio superfrutto e negli ultimi anni ha trainato lo sviluppo del carrello tricolore, come prodotto a maggiore sviluppo nella spesa degli italiani. A certificarlo è la classifica dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, basata su dati NielsenIQ.

                      La nuova edizione 2025 dell’Osservatorio Immagino mostra in realtà un rallentamento della corsa del superfrutto esotico, che chiude gli ultimi dodici mesi in lieve calo sia a volume (-1,4%) sia a valore (-0,6%), segnando una battuta d’arresto dopo anni di crescita sostenuta. Il calo è legato anche alla flessione di salse e spalmabili vegetali e dei pani morbidi senza glutine.

                      Un rallentamento che non mette però in discussione il ruolo centrale dell’avocado all’interno del paniere dei superfood, che nel complesso vale 1,2 miliardi di euro di vendite e resta uno dei cluster più rilevanti del largo consumo confezionato, pur in un contesto di performance differenziate tra i vari ingredienti vegetali.

                      kale e avocado

                      Il kale, insieme all’avocado, è oggi un superfood di tendenza

                      Kale, germogli di soia, patata dolce e altri superfood

                      Lo stesso percorso ha interessato il kale, detto anche cavolo nero o cavolo riccio, un tempo destinato all’alimentazione animale e ora consumato cotto o crudo in insalata, sotto forma di chips o nei frullati verdi. Anche i germogli di soia, prima confinati alla ristorazione giapponese, sono entrati nell’uso domestico, arrivando in alcuni casi a sostituire la lattuga nelle insalate. La patata classica, invece, ha lasciato spazio alla patata dolce a pasta arancione, apprezzata soprattutto da chi frequenta le palestre per il suo basso indice glicemico. L’influenza delle cucine hawaiana e asiatica ha inoltre introdotto verdure “di mare” come l’insalata di alghe wakame, praticamente assente nei consumi italiani fino a pochi anni fa.

                      CSO Italy: cresce l’esotico e diventa più accessibile

                      Secondo i dati del CSO-Centro Servizi Ortofrutticoli riportati dal Sole 24 Ore, i consumi di frutta esotica in Italia hanno registrato una crescita molto marcata, superando le 900 mila tonnellate annue. Una dinamica che conferma il progressivo spostamento delle preferenze verso prodotti percepiti come funzionali e legati a nuovi modelli alimentari.

                      Accanto ai cambiamenti nei consumi, si registra anche un’evoluzione significativa dei prezzi. L’avocado, che in passato poteva costare tra i 3,50 e i 5 euro al pezzo, oggi si acquista intorno ai 2,50 euro, “il 30% in meno di 20 anni fa”, sottolinea il Sole 24 Ore. Una riduzione legata anche all’avvio di nuove produzioni nel Sud Italia.

                      I rincari colpiscono la tradizione

                      A subire i rincari più consistenti sono invece, per contro, i prodotti tradizionali. Le mele sono passate da 1,20 euro al chilo a 2,30 euro, con un aumento del 91%, mentre i pomodori hanno segnato un incremento ancora più marcato, da 1,50 a 3,10 euro al chilo, pari a +106%.

                      Il valore del carrello si sposta sul servizio

                      Non è solo il contenuto del carrello a cambiare, ma anche il suo valore, sempre più influenzato dal servizio. Secondo il rapporto 2025 di NielsenIQ, il 35% del fatturato del reparto ortofrutta deriva oggi da prodotti di IV e V gamma, come ricorda anche Ansa. Insalate già lavate, zuppe pronte e frutta già tagliata. Si tratta di un’offerta per la quale i consumatori sono disposti a pagare un sovrapprezzo compreso tra il 40 e il 50% pur di risparmiare tempo, confermando il ruolo crescente della praticità nelle scelte di acquisto.

                      E se la mela resta il frutto più acquistato nei banchi per volume, referenze come mirtilli, mango e patate dolci dettano il valore economico del settore, segnando il passaggio da una dieta di sussistenza e tradizione a una di performance e stile di vita.

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