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                      Prezzi del cibo, Annc-Coop avverte: “Rincari immediati ingiustificati”

                      Rapporto Coop Winter Edition
                      Le tensioni internazionali non giustificano aumenti immediati dei prezzi alimentari. Il presidente di Ancc-Coop, Ernesto Dalle Rive, invita a evitare allarmismi e annuncia “massima vigilanza” sulle richieste speculative. “Tra shock sul petrolio e prezzo a scaffale esiste una filiera lunga e complessa”, sottolinea il dg di Coop Italia Domenico Brisigotti

                      Dalla Redazione

                      prezzi cibo

                      “Le nuove tensioni internazionali con l’apertura del conflitto in Iran non potranno non avere ripercussioni sulle filiere agroalimentari, ma ciò non significa che automaticamente questo determini aumenti dei prezzi. Non certo con effetto immediato”.

                      È quanto afferma in una nota Ernesto Dalle Rive, presidente Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) che continua: “Stiamo assistendo al rincorrersi di messaggi che parlano di spirali inflazionistiche, choc energetici con ricadute sui prezzi di vendita. Non voglio dire che non ci siano rischi soprattutto se il conflitto persiste, ma i segnali che riceviamo ora di possibili richieste di aumento dei prezzi su determinate forniture con effetto immediato sono ingiustificati e tali da generare solo allarmismo fra i nostri soci e i consumatori”.

                      Dal Brent al prezzo di un alimento il percorso è lungo

                      I tempi di ricaduta di aumento dei costi del petrolio sulle filiere agroalimentari, spiega Dalle Rive, “sono lunghi e interessano una catena di passaggi estremamente complessa, dove peraltro il carburante è solo una componente del costo finale di un prodotto alimentare”.

                      A questo proposito, interviene in un post su LinkedIn anche Domenico Brisigotti, direttore generale di Coop Italia, che aggiunge quanto segue: “Il carburante è solo una parte dei costi della logistica. Nelle flotte di trasporto pesa in genere tra il 25% e il 35% dei costi operativi. Inoltre, le variazioni del carburante sono già gestite nei contratti di trasporto tramite i meccanismi di fuel surcharge”. “Ma soprattutto – ribadisce anche lui – il costo del trasporto è solo una componente del costo finale del cibo. Questo significa che tra uno shock sul petrolio e il prezzo sullo scaffale esiste una catena lunga e complessa, in cui ogni passaggio tende ad attenuare l’effetto”.

                      Coop Ernesto Dalle Rive e Domenico Brisigotti

                      Da sinistra Ernesto Dalle Rive e Domenico Brisigotti

                      Fertilizzanti: effetti differiti tra freschi e trasformati

                      “Analoghe considerazioni di impatto in termini di tempo sono possibili sull’aumento dei costi dei fertilizzanti”, prosegue il presidente di Ancc-Coop Ernesto Dalle Rive.

                      Questo capitolo “ha tempi ancora più lunghi”, specifica Brisigotti su LinkedIn. “Un eventuale aumento dei costi dei fertilizzanti può certamente influenzare le prossime campagne agricole. Ma gli effetti sui prezzi per i prodotti freschi si vedrebbero nei mesi successivi, mentre per i prodotti trasformati dopo circa 9-12 mesi. È quindi difficile immaginare impatti immediati sui prezzi dei prodotti oggi disponibili”.

                      “Massima vigilanza sulle richieste speculative”

                      Come movimento di cooperative di consumatori, con lo scopo di tutelare il potere d’acquisto delle famiglie già in difficoltà, Ancc-Coop comunica di avere attivato un Osservatorio interno, così da monitorare gli andamenti. “Manteniamo estrema vigilanza di fronte a richieste speculative”, conclude il presidente Dalle Rive.

                      Responsabilità su prezzi e comunicazione

                      “Le filiere agroalimentari sono sistemi complessi, con tempi lunghi e molti fattori in gioco – conclude dal canto suo il direttore generale di Coop Domenico Brisigotti -. Per questo, soprattutto nei momenti di tensione internazionale, credo che chi commenta questi fenomeni (imprese, media, analisti) abbia una responsabilità specifica: evitare scorciatoie narrative e contribuire a spiegare la complessità. Perché quando si parla di prezzi del cibo, le semplificazioni rischiano di diventare allarmismi. E gli allarmismi non aiutano né i consumatori né le filiere”.

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