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            Rapporto Coop, nel 2018 per la prima volta in negativo la spesa degli italiani (-0,9%)

            Più poveri, più impauriti e frustrati, ma con una crescente coscienza green. Sono gli italiani fotografati dal Rapporto Coop 2019, redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop con la collaborazione di Nomisma. Nel 2018, secondo il rapporto, si è assistito a un dietrofront della spesa media delle famiglie, che segna un -0,9%. Si arresta la spesa anche nell’alimentare, che si ferma quasi a 5 punti percentuali sotto i livelli pre-crisi. Cresce invece la coscienza ambientale degli italiani: nel carrello crescono tutti i prodotti che hanno una certificazione associata al tema green. Le tendenze legate al cibo? Veloce, proteico e sostenibile sono i nuovi must. È boom per il food delivery; crescono a doppia cifra gli snack, i piatti pronti e frutta e verdura sono preferite se già confezionate. E il 2019 per la prima volta segna il grande ritorno della carne

            Dalla Redazione

            Rapporto Coop 2019

            Disoccupazione e situazione economica, immigrazione e, con minore afflato eppur presente, ambiente. Sono le priorità dei cittadini italiani rispetto agli altri popoli europei, secondo quanto emerge dal “Rapporto Coop 2019 – Consumi e stili di vita degli italiani di oggi”, redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop con la collaborazione scientifica di Nomisma, la cui edizione digitale è stata presentata a Milano l’11 settembre scorso. La prima metà del 2019 mostra ancora chiari i segni della stagnazione economica – si legge nel Rapporto (qui tutte le slide) – e la variazione attesa del Pil a fine anno si attesta appena sopra lo 0 (+0,1%). Siamo l’unico tra i grandi Paesi europei (insieme a noi solo la Spagna, che però vanta ben altra vitalità economica) a non essere ancora riuscito a far risalire il reddito pro capite ai livelli pre crisi. E non è un caso se già nel 2018, dopo 5 anni di aumenti seppur moderati, si è assistito a un dietrofront della spesa media delle famiglie che segna sì un +0,3% a valori correnti, ma tenendo conto della dinamica inflazionistica in termini reali la contrazione è pari al -0,9%, con ampi divari territoriali (10 mila euro annui separano i consumi mensili delle famiglie del Nord Ovest dalle famiglie delle Isole e del Sud). Si arresta la spesa anche nell’alimentare dopo tre anni positivi e si ferma quasi a 5 punti percentuali sotto i livelli pre-crisi.

            Far quadrare i conti è un’impresa per la maggior parte dei cittadini del nostro Paese e il lavoro è l’epicentro da cui scaturiscono altre frustrazioni e altri primati. Stakanovisti loro malgrado, gli italiani guadagnano sensibilmente di meno rispetto al resto d’Europa. Nonostante ciò, un italiano su due si definisce appartenete al “ceto medio” anche se poi più della metà (52%) lamenta difficoltà a arrivare a fine mese, il 14% è più infelice dei suoi pari grado europei ed è poco convinto di poter migliorare la propria vita, se non facendo leva su fattori indipendenti dalla propria volontà come nascere in una famiglia benestante, avere buone conoscenze acquisite e addirittura affidarsi alla fortuna. Cresce anche il senso di insicurezza e a soffiare su questo fuoco è la manifesta incapacità di gestire il fenomeno immigrazione e l’integrazione completamente mancata nel nostro Paese.

            Rapporto Coop 2019

            Ma c’è anche un’altra emergenza che fa sempre più presa sulla coscienza collettiva degli italiani: quella ambientale. Guardando ai cambiamenti climatici in atto, l’Italia è tra i cinque Paesi più vulnerabili d’Europa e il cambiamento climatico ha già generato effetti importanti; negli ultimi 15 anni nel nostro Paese sono spariti 1 su 3 alberi da frutto, 500 ettari tra Sicilia e Calabria sono già oggi destinati alla coltivazione di frutta esotica, mentre le temperature che si innalzano hanno fatto aumentare la concentrazione di mercurio nei pesci. Evidenze che filtrano nella coscienza collettiva degli italiani e fanno breccia nei loro comportamenti di vita e di consumo. In tanti sognano un’abitazione eco-sostenibile, comprano sempre più spesso vestiti e automobili verdi, si rivolgono alla cosmesi green. Tutti i prodotti che hanno una certificazione associata al tema green registrano nei primi sei mesi dell’anno una variazione positiva. Avere un brand legato alla sostenibilità è in questo momento riconosciuto dai consumatori italiani come un valore aggiunto insieme a pochi altri criteri di riferimento condivisi.

            In questo nuovo scenario cambiano anche i food trend: veloce, proteico e sostenibile sono le nuove parole chiave. Gli italiani si dicono ecologisti convinti anche nel cibo e il 68% di loro ritiene favorevole far pagare un supplemento per i prodotti in plastica monouso, così da disincentivarne l’acquisto. Impegnati a rincorrere il lavoro e a gestire la vita personale, gli italiani abbandonano i fornelli di casa a dispetto della passione per la cucina: secondo il Rapporto Coop, in 20 anni abbiamo dimezzato il tempo passato a cucinare ogni giorno e oramai vi dedichiamo appena 37 minuti. Questo ci porta a far crescere la spesa per la ristorazione extradomestica (83 miliardi la spesa per consumi alimentari fuori casa delle famiglie italiane nel 2018) e anche quando mangiamo in casa preferiamo cibi pronti o rapidi da preparare.

            È boom per il food delivery che è utilizzato oramai dal 26% degli italiani. E anche negli acquisti al supermercato vince l’instant food (+9,3% in un anno). In questa rivoluzione gastronomica perdiamo di vista anche il concetto di “portata” e al primo, secondo piatto della tradizione privilegiamo gli snack (dolci o salati, poco importa, crescono entrambi a doppia cifra), frutta e verdura meglio se già confezionate, le barrette sostitutive dei pasti e tutto ciò che può rappresentare un piatto pronto. Mentre nel bicchiere vincono le tradizionali bollicine e, a fianco del boom birra, spunta la nuova moda delle acque aromatizzate che dominano (negli ultimi 12 mesi le vendite a valore registrano un +164,7%) a fronte di un calo delle bibite gassate. Un altro segno inequivocabile dell’ampia tendenza salutista tuttora in corso.

            Rapporto Coop 2019

            Non è un caso se il carrello degli italiani si riempie di fibre e proteine (nel 2018 su Google alla parola proteina sono associate 64 milioni di ricerche) a scapito di grassi e carboidrati. Il 2019 segna dunque, dopo anni di riduzione dei consumi il grande ritorno della carne (+3,5% le vendite nel 2019), soprattutto italiana. L’italianità è infatti l’altro tema chiave se si fotografano le ultime tendenze in fatto di cibo e arriva a contare di più persino rispetto al sapore e al prezzo. Il 78% dei consumatori è rassicurato dall’origine 100% italiana e questi prodotti crescono del +4,8% in un anno (2018 su 2017). Sicurezza è la parola vincente anche a tavola.

            “In un quadro di raffreddamento dei consumi e di accelerazione dei trend di fondo nei comportamenti delle persone, Coop ha avviato nel 2019 una revisione profonda delle sue politiche – spiega Marco Pedroni, presidente Coop Italia -. Da un lato abbiamo fortemente potenziato le scelte consumeriste sull’ambiente, sul benessere alimentare e sulla convenienza dell’offerta, dall’altro si è realizzato un cambiamento negli assetti interni di Coop Italia e di ANCC che ci permetterà di affrontare con più forza i nodi strategici del futuro. A fine settembre lanceremo una nuova campagna di informazione e comunicazione che evidenzierà lo stretto rapporto tra i valori di Coop e la sua offerta di prodotti e servizi. Il Prodotto a Marchio Coop, che continua a crescere nelle quote, sarà il perno delle nostre azioni future e lavoriamo su questo in stretta correlazione con la propensione green degli italiani e le loro scelte d’acquisto come evidenziato nel Rapporto Coop. Le vendite Coop nel 2018 sono state di 13,4 miliardi di euro, nel 2019 stimiamo una conferma di questo dato, in un quadro che vede da un lato razionalizzazioni della rete e dall’altro un numero limitato di nuove aperture. In questa fase gli investimenti di Coop sono di oltre 500 milioni rivolti in gran parte al miglioramento dell’offerta nell’attuale rete di punti vendita”.

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