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            Report sul Catasto della Frutta: molte insinuazioni, poca sostanza

            La trasmissione di inchiesta di Rai Tre condotta da Sigfrido Ranucci lunedì 8 aprile ha dedicato un servizio al Catasto della Frutta, il nuovo strumento introdotto dal Governo con uno stanziamento di 5 milioni di euro fino al 2020 (leggi qui).  L’inviata Rosamaria Aquino è stata in trasferta in alcune aziende agricole emiliano romagnole per chiedere ai produttori il parere sul catasto e sulla effettiva necessità di investire risorse per ottenere dei dati che, si fa intendere nel servizio, sarebbero già disponibili. Le insinuazioni del servizio sono diverse, i dubbi che solleva pure, ma le risposte fornite non sono chiare. E la chiusura suona da programma satirico di serie zeta…

             

            di Carlotta Benini

             

            Report Catasto Frutta

            Il conduttore di Report Sigfrido Ranucci (copyright: Fm)

            Secondo Coldiretti ogni anno in Italia si producono 110 milioni di quintali di ortofrutta, per un valore che si aggira intorno ai 5-6 miliardi di euro. “Con dei numeri così, il pericolo sovrapproduzione è sempre in agguato. È per questo che il Governo ha introdotto una soluzione, il Catasto della Frutta, finanziato con 5 milioni di euro fino al 2020 (leggi qui). Ma per ottenerlo ci volevano davvero tutti questi soldi?”. Inizia così il servizio di Report dedicato al settore ortofrutticolo, andato in onda all’interno della puntata trasmessa lunedì 8 aprile su Rai 3. L’inviata Rosamaria Aquino è stata in trasferta in alcune aziende agricole emiliano romagnole, per chiedere il parere dei produttori su questa misura governativa, “una delle norme scovate tra le pieghe della legge di bilancio 2019”. Secondo il produttore Fabiano Mazzotti il catasto si poteva ottenere “gratuitamente in poco tempo, dal momento che gli agricoltori hanno tutti l’obbligo, ogni anno, di redarre e aggiornare un piano colturale”.

             

            Questo piano colturale, fornito dall’agricoltore all’inviata di Report, viene quindi sottoposto a Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti. “Gli agricoltori sostengono che le associazioni di categoria, al corrente del fatto che la produzione possedesse già questi dati, abbiano richiesto una manovra non necessaria”, sono le parole di Rosamaria Aquino a Bazzana. Che prontamente replica: “Non tutti hanno i dati catastali, inoltre non sono presenti le varietà in questi documenti”. “E ad ogni modo – è  la conclusione di Bazzana, tagliata da chi ha realizzato il servizio – non abbiamo stanziato noi questi milioni di euro…”.

             

            Report intervista quindi altri due produttori agricoli romagnoli, Franco Faggioli e Massimo Scozzoli, che sostanzialmente confermano la stessa cosa, ovvero che le aziende sarebbero tenute ad avere un catasto dei propri terreni e delle proprie colture e che questi documenti  contengono informazioni agronomiche dettagliate e una mappatura completa delle colture stesse. Questi documenti sarebbero tutti contenuti nel sistema informativo agricolo nazionale. La palla passa poi a Roberto Orlandi, presidente del Collegio Nazionale Agrotecnici, che sottolinea come regioni virtuose come Piemonte, Emilia Romagna e Veneto abbiano già un catasto dell’ortofrutta. Secondo Orlandi “basterebbe chiedere, con una circolare, che le regioni che non hanno presentato questi dati li raccolgano e li forniscano al ministero”. Operazione, dice, che “allo stato non costerebbe nulla”.

             

            Report Catasto Frutta Bruni

            Il presidente di CSO Italy Paolo Bruni nel servizio di Report (copyright: Fm)

            Quello che il servizio di Report non spiega chiaramente è che il catasto esiste laddove ci sono alle spalle degli agricoltori delle cooperative e delle organizzazioni di produttori che si occupano di raccogliere tutte queste informazioni presso la loro base sociale. È il caso di CSO Italy, che non a caso viene citato in coda al servizio, quando l’inviata Rosamaria Aquino si intrufola nella conferenza stampa di Macfrut a Roma per parlare con il cav. Paolo Bruni. “I numeri del catasto relativo ai nostri soci noi lo abbiamo e lo aggiorniamo da sempre – spiega il presidente del CSO Italy alle telecamere di Report – ma non abbiamo le risorse per poterci occupare di un catasto nazionale”.

             

            Il servizio quindi insinua che ci possano essere degli interessi da parte di alcuni enti che potrebbero beneficiare di questi 5 milioni di euro stanziati dal Governo. Insinuazioni fini a sé stesse, che denotano anche un certa disinformazione sul settore, da parte di chi ha realizzato il servizio. La chiusura è quasi “da Paperissima”. “Magari questi 5 milioni di euro farebbero comodo al simpaticissimo e onnipresente commendatore dell’ordine dei cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme”, commenta in chiusura il conduttore di Report Sigfrido Ranucci, mentre sullo schermo alle sue spalle è c’è la foto di Bruni.

             

            Il presidente di CSO Italy non sarà certo un “cavaliere senza macchia”- ha infatti alle spalle un patteggiamento per truffa, per avere utilizzato risorse per attività estranee al suo mandato, ai tempi in cui era presidente di Confcooperative Ferrara (leggi qui), come si accenna anche nel servizio – tuttavia è inaccettabile che una trasmissione di inchiesta, che si presume sia fatta secondo criteri giornalistici seri, utilizzi sfottò di basso livello, nemmeno buoni per un format satirico.

             

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