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                      Ripristino della natura: l’Ue approva la legge. Ecco cosa prevede per l’agricoltura

                      La norma sul ripristino della natura (Nature restoration law), uno dei provvedimenti-simbolo del Green Deal, è stata approvata oggi dal Consiglio Ambiente dell’Ue. L’Italia ha votato contro. “È un regolamento che danneggia gli ecosistemi agricoli”, “un’impostazione ideologica sbagliata che mette in contrapposizione la natura e l’agricoltore” sono le prime reazioni dal settore. Ecco cosa prevede nello specifico

                      Dalla Redazione

                      Il voto dei ministri dell’Ambiente dell’Ue, riuniti oggi a Bruxelles, mette fine al travagliato iter legislativo della legge più divisiva del Green Deal. Dopo mesi di stallo, è stata infatti approvata la norma sul ripristino della natura (Nature restoration law), uno dei provvedimenti-simbolo dell’agenda verde europea. Decisiva per la conclusione dell’iter è stata la posizione dell’Austria, che con un ripensamento dell’ultimo minuto si è unita al blocco dei Paesi favorevoli al provvedimento. L’Italia ha invece votato contro, insieme a Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Finlandia e Svezia, mentre solo il Belgio si è astenuto.

                      Cosa prevede la legge

                      La particolarità della Nature restoration law consiste nel fatto che si tratta di un provvedimento che punta non solo a proteggere le aree naturali a rischio, ma anche a ripristinare le aree che già sono degradate. Secondo le stime della Commissione europea, infatti, ad oggi l’80% degli habitat europei versano in condizioni di degrado. In base al regolamento adottato oggi dal Consiglio, i Paesi Ue dovranno ripristinare almeno il 20% delle aree marine e terrestri entro il 2030 (foreste, praterie, zone umide, fiumi, laghi, coralli), il 60% entro il 2040 e il 90% entro metà secolo, come riporta Open. Inoltre, i Paesi dell’UE dovranno dare precedenza, fino al 2030, alle zone Natura 2000. Secondo la Commissione europea, i benefici saranno sia ambientali che economici: ogni euro investito nel ripristino degli ecosistemi andrà a tradursi in almeno 8 euro guadagnati.

                      L’impatto sul sistema agricolo

                      Guardando nello specifico al settore agricolo, la legge sul ripristino della natura richiede ai Paesi dell’UE di raggiungere un trend positivo in almeno due dei seguenti indicatori: indice delle farfalle comuni, percentuale di superficie agricola con elementi caratteristici del paesaggio con elevata diversità, stock di carbonio organico nei terreni minerali coltivati, come sintetizza 3Bee. L’obiettivo è di migliorare la biodiversità negli ecosistemi agricoli. Si dovranno anche adottare misure per migliorare l’indice dell’avifauna comune, dato che gli uccelli sono un buon indicatore dello stato di salute generale della biodiversità. Inoltre, i Paesi membri dovranno ripristinare almeno il 30% delle torbiere – una delle soluzioni più economiche per ridurre le emissioni nel settore agricolo – drenate entro il 2030, il 40% entro il 2040 e il 50% entro il 2050.

                      Le reazioni dal settore

                      La legge sul ripristino della natura appena approvata “danneggia gli ecosistemi agricoli perché non risponde alla oggettiva necessità di assicurare l’equilibrio tra sostenibilità ambientale, economica e sociale, essenziale per l’attuazione del Green Deal Ue”. Così il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, esprimendo rammarico per gli esiti di una battaglia che ha visto l’Italia contraria fino al voto finale. “Adesso – continua Fini – serve davvero un Piano nazionale di buon senso nella definizione delle misure attuative, perché non è pensabile ripristinare almeno il 20% delle aree terresti e marittime Ue entro il 2030 e tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050, senza tener conto di quanto gli agricoltori stiano, ulteriormente, affrontando per preservare biodiversità e paesaggio da cambiamenti climatici ed erosione, come l’impegno per garantire a tutti cibo sano e di qualità, nonostante la fase di profonda instabilità geopolitica ed economica”.

                      Sul tavolo, adesso previsti dalla legge Ue, requisiti e indicatori specifici riguardo lo stoccaggio di carbonio organico nei terreni minerali delle terre coltivate, la definizione della quota di terreni agricoli con caratteristiche paesaggistiche ad elevata diversità e il contributo alla piantumazione di almeno 3 miliardi di alberi aggiuntivi in 6 anni. “Queste e altre questioni – aggiunge Fini- andranno affrontate ascoltando gli agricoltori, uno sforzo importante per limitare le ripercussioni anche economiche e amministrative, almeno fino al 2033, quando la Commissione esaminerà gli impatti di questo regolamento”.

                      Tenere il budget Pac fuori da tutto questo, è l’altro punto fisso di Cia, che continua a trovare inadeguate anche le risorse a disposizione della Nature Restoration Law.

                      Più soddisfatta, anche se non del tutto, Coldiretti, che sottolinea come il testo varato rappresenti “un compromesso al ribasso, anche se senza dubbio migliorativo rispetto alla prima proposta della Commissione”. Questo grazie soprattutto al lavoro dell’associaizone, che insieme agli europarlamentari italiani ha portato a far cadere i vincoli più illogici, come ad esempio l’abbandono del 10% delle superfici agricole e disincentivi alla manutenzione del territorio. “Restano però alcune criticità – continua Coldiretti -, tra cui il tema della gestione dei piani nazionali di ripristino, compresi alcuni obiettivi relativi ai terreni agricoli, assieme al mantenimento degli obiettivi di riumificazione delle torbiere (seppure meno rigidi rispetto alla proposta iniziale)”.

                      A livello generale la legge approvata dal Consiglio mantiene un’impostazione ideologica sbagliata che mette in contrapposizione la natura e l’agricoltore, vero custode del patrimonio ambientale. “Non è allontanando gli agricoltori dalla terra – conclude Coldiretti – che si preserva la natura, sono proprio le aziende agricole a garantire quella costante manutenzione senza la quale aumenta il rischio di dissesto e desertificazione”.

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