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                      Rivoira Zero: le prime mele a residuo zero. Si parte con le Gala

                      Rivoira-Zero-Mele-Gala

                      Rivoira Zero: il vassoio con film compostabile

                      Come valorizzare le varietà tradizionali di mele coltivate in zone particolarmente vocate come il Cuneese? Come difenderle dalle produzioni di altri Paesi come la Polonia che hanno costi di produzione nettamente inferiori e qualità organolettiche non paragonabili? Una risposta arriva da Rivoira Zero, la nuova linea di frutta a residuo zero del Gruppo Rivoira di Verzuolo (CN) che promette anche grande soddisfazione al palato. Parliamo di frutta priva di prodotti chimici rilevabili, “pesticide free” come la chiamano nel mondo anglosassone, che debutterà sui mercati il prossimo settembre. Si parte con la varietà Gala, un’edizione limitata che riguarderà 120-150 camion. L’anno scorso il test in Esselunga. Marco Rivoira: “L’obiettivo è duplice, distinguere il prodotto sui banchi di vendita e salvaguardare il reddito dei frutticoltori”

                      di Eugenio Felice

                      Rivoira-Zero-Mele-Gala

                      Rivoira Zero: il vassoio con film compostabile

                      Oltre la produzione integrata e quella biologica, c’è quella a residuo zero. Si trova almeno dal 2019 in Esselunga, senza tanti clamori, solo alcuni prodotti super selezionati. Più recentemente anche altri gruppi distributivi hanno iniziato dei test. Alcuni tipi di frutta, come albicocche e fragole, alcuni tipi di ortaggi, come pomodori e carote. I prodotti a residuo zero rispondono alla richiesta del consumatore finale di poter acquistare frutta e ortaggi privi di contaminanti chimici. Non importa che siano presenti in misura tale da non rappresentare un rischio per la salute umana. Meglio ancora se non ci sono proprio. Ciò non significa che in campo non vengano fatti dei trattamenti (come nel regime biologico), ma che quando la frutta o gli ortaggi vengono immessi nel circuito commerciale gli eventuali “residui” non siano più rilevabili come tali dagli strumenti di laboratorio (<0,01 ppm). Insomma la dicitura “residuo zero” non è di facile comprensione per l’utente finale ma il messaggio è decisamente forte.

                      Tra i prodotti in test in Esselunga nel 2019 con uno dei suoi marchi privati c’erano anche le mele prodotte dal Gruppo Rivoira di Verzuolo (Cuneo), attivo da 70 anni e tra i maggiori player in Italia nel settore frutticolo. Tra i primi a credere in Italia nelle mele club, con la varietà canadese Ambrosia prodotta da alcuni anni anche in Val Venosta che è diventata oggi un vero must per molti italiani, il gruppo, giunto alla terza generazione, sta investendo con i suoi frutticoltori nel residuo zero per valorizzare le varietà tradizionali come la Gala che negli ultimi anni si confrontano con una concorrenza sempre più agguerrita in termini di prezzo. Basti pensare alla produzione polacca che ha costi estemamente più bassi rispetto a quelli italiani. E il mercato globale difficilmente è disposto a riconoscere oggi un premium price alla produzione italiana, nonostante le qualità organolettiche superiori, tale da coprire il gap in termini di costi. Ecco allora che una risposta arriva dalla produzione di varietà tradizionali a residuo zero.

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                      Marco Rivoira, executive manager del Gruppo Rivoira

                      Siamo i primi in Europa a proporre al mercato mele a residuo zero“, dichiara Marco Rivoira, executive manager del Gruppo Rivoira. “L’obiettivo è duplice: da una parte dare una remunerazione maggiore ai frutticoltori, che si posiziona tra quella del prodotto convenzionale e quella del prodotto biologico, dall’altra valorizzare e rendere distintiva sui banchi di vendita l’offerta di varietà tradizionali di mele. Dopo un anno di test in Esselunga, partiremo da settembre con la varietà Gala, con l’obiettivo di fare dai 120 ai 150 camion. Il numero dipenderà dalle condizioni in campagna, dalla necessità o meno di fare dei trattamenti. Abbiamo deciso di partire con la Gala perché è una varietà che conosciamo molto bene, essendo precoce poi ha una minore probabilità di imbattersi in patologie influenzate da pioggia e grandine, infine è meno sensibile allo zolfo (ruggine). Diciamo che è, secondo noi, la varietà più idonea al residuo zero. Sarà, quella di quest’anno, un’edizione limitata, è l’inizio di un percorso, con volumi che cresceranno di anno in anno”.

                      “A seguito di un imponente lavoro di ricerca e sviluppo basato su metodi produttivi e di difesa volti a ridurre l’uso delle sostanze chimiche di sintesi e dopo più di dieci anni di approfondite indagini in termini di gestione dei fitofarmaci, analisi della merce e studio di degradazione – spiega Marco Rivoira – abbiamo progettato un disciplinare di coltivazione e di difesa volto a garantire l’abbattimento dei residui di prodotti fitosanitari del 100%. Il disciplinare di produzione è stata curato nei minimi dettagli e tutta la filiera è stata gestita dai nostri esperti tecnici di campo supportati da laboratori competenti e certificati”. “Per rendere subito distintivo il prodotto – continua Marco Rivoira – abbiamo creato il brand Rivoira Zero, che nelle nostre intenzioni andrà a “vestire” il 100% della produzione a residuo zero, con un packaging ecologico fatto di vassoio in cartoncino e film 100% compostabile in Nature Fresh. Cosa non meno importante, tutto il lavoro viene fatto non solo per offrire al consumatore un prodotto con zero residui ma anche e soprattutto buono al palato”.

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