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                      Romagna, il grido d’allarme dei frutticoltori: “Attendiamo ancora i ristori della primavera 2023”

                      Tra alluvioni, gelate tardive e un violento tornado, il 2023 è stato certamente un anno da dimenticare per i frutticoltori romagnoli. Eppure, le istanze di rimborso avanzate dai produttori interessati dalle calamità sono ancora in attesa di riscontri. Anna Maria Minguzzi, titolare di Minguzzi Consortile Spa, lancia l’allarme: “Manca la liquidità, non riusciamo più a far fronte neppure alle spese correnti”

                      di Maddalena De Franchis

                      Anna Maria Minguzzi

                      Anna Maria Minguzzi nei frutteti dell’azienda

                      “I frutticoltori della Romagna sono in ginocchio e nessuno ne parla”. Sono parole intrise di amarezza, quelle scandite da Anna Maria Minguzzi, co-titolare delle aziende agricole Minguzzi Giancarlo e Anna Maria e Liverani Rosanna di Alfonsine (Ravenna) e Romana Fruges, con terreni a Solarolo (Ra), specializzate nella coltivazione di drupacee, nonché di mele, pere e kiwi. Il grido d’allarme si leva da una delle zone maggiormente interessate, un anno fa, non solo dalla terribile alluvione del 16-17 maggio – le cui cicatrici sono ancora ben visibili sul territorio romagnolo – ma anche da ripetuti eventi atmosferici avversi, fra cui la gelata nella notte del 6 aprile 2023, la prima alluvione del 2 maggio e il violento tornado del 22 luglio. Un fenomeno del tutto inconsueto alle nostre latitudini, quest’ultimo, caratterizzato da raffiche di vento di 280-290 km/h: in una manciata di minuti percorse circa 17 chilometri, flagellando una striscia di terra, della larghezza di circa 1300 metri, compresa tra Voltana e Savarna.

                      Romagna frutticoltori tornado

                      Qui e sotto le immagini del disastro provocato dal tornado di luglio 2023

                      Maledetta primavera

                      Il settore agricolo, naturalmente, è stato uno dei più colpiti dagli effetti delle avversità atmosferiche, che hanno avuto un impatto devastante non soltanto sulla produzione frutticola dell’annata (nei casi più gravi, totalmente azzerata), ma anche sugli impianti frutticoli, travolti dal fango o divelti dal vento forte. Il danno, dunque, è destinato a ripercuotersi su più annate, dal momento che interi ettari di terreni risultano praticamente rasi al suolo.

                      Il fondo Agricat

                      “A fronte di tale rovina, si è parlato immediatamente di misure da mettere in atto per far fronte alle gravi perdite che i produttori agricoli hanno subito – esordisce Minguzzi -. A distanza di un anno, è ora di ammettere che è tutto drammaticamente in ritardo, comprese le erogazioni dei ristori pensati per coprire, almeno in parte, la mancata produzione della scorsa campagna. Vuole un esempio? Il fondo mutualistico nazionale Agricat di Ismea, dedicato proprio alla copertura dei danni catastrofali subiti dalle aziende agricole interessate dagli eventi calamitosi di maggio 2023, prevedeva il primo pagamento – stando al cronoprogramma ministeriale – entro la fine dello scorso anno (il termine per la presentazione delle domande era il 31 agosto, ndr). Oltre a non aver ricevuto un centesimo di indennizzo, siamo tuttora in attesa che siano definiti almeno gli importi da versare. Le associazioni che ci rappresentano – tra cui l’Unione degli agricoltori di Ravenna – invocano da tempo risposte certe; tuttavia, a oggi, non abbiamo avuto alcun riscontro da parte delle istituzioni”.

                      Romagna frutticoltori tornado

                      La mancanza di liquidità strozza il settore

                      Gli altri ristori messi in campo nei mesi successivi all’alluvione – dai fondi per lo Sviluppo rurale garantiti dalla Regione per il recupero di terreni alluvionati (o sottoposti a ristagno idrico prolungato) fino ai fondi ministeriali, gestiti direttamente dal generale Figliuolo – sarebbero in stallo. “Anche la domanda di fondi per la ricostruzione degli impianti post-tornado, scaduta due mesi fa, non ha sortito, a oggi, alcuna risposta – aggiunge Minguzzi -. Nel frattempo, però, gli agricoltori rischiano il pignoramento dei conti correnti, poiché non hanno ricevuto alcun rimborso né per gli investimenti già effettuati nel 2023 (io stessa avevo completato l’installazione delle reti anti-grandine qualche giorno prima dell’alluvione), né per il mancato raccolto della scorsa stagione. E si ritrovano a dover anticipare le spese per la campagna 2024 e a far fronte a tutte le altre spese ordinarie, fra cui, in primis, il pagamento degli stipendi ai dipendenti e dei crediti ai fornitori”.

                      In attesa della campagna estiva 2024

                      “Per il momento, le prospettive sembrano sicuramente migliori dello scorso anno – dichiara Minguzzi -. Di fronte a un cambiamento climatico incalzante, tuttavia, l’agricoltura ha bisogno di maggiori garanzie. E qui parlo soprattutto da produttrice: è giusto tutelare l’intera filiera, ma occorre ricordare che il produttore è l’unico operatore della filiera chiamato a investire e a esporsi personalmente al rischio”.

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