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Salvi (Fruitimprese), appello a Centinaio: “Prioritario aprire nuovi mercati”


Le mele e le pere italiane non possono accedere al mercato cinese da 1,4 miliardi di persone a causa della mancanza di accordi bilaterali per superare le barriere fitosanitarie. Un problema comune agli altri Paesi europei? Non proprio, la Francia e la Polonia possono già esportare le proprie mele in Cina. Marco Salvi, presidente di Fruitimprese: “Al Tavolo Ortofrutticolo Nazionale, convocato dal ministro Centinaio il 27 settembre a Roma, presenteremo un documento in cui sono indicate le priorità per uno dei settori più rilevanti della nostra agricoltura. In cima alla lista c’è l’apertura di nuovi mercati, possibile solo con l’impegno fattivo del Ministero delle Politiche Agricole”

 

di Eugenio Felice (inviato a Hong Kong)

 

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Simona Rubbi di CSO e Marco Salvi di Fruitimprese ad Asia Fruit Logistica 2018 (Copyright: Fm)

Abbiamo incontrato Marco Salvi, presidente di Fruitimprese, durante Asia Fruit Logistica, la più importante fiera asiatica dell’ortofrutta, che si è svolta a Hong Kong dal 5 al 7 settembre. Il numero di espositori italiani è sempre stato notevole a questa fiera, giunta alla dodicesima edizione, anche se, di fatto, la frutta italiana in questa parte del mondo è veramente poco presente. Il motivo? Non può accedere alla maggior parte di questi mercati, per via delle barriere fitosanitarie. E quando le barriere vengono superate, spesso non riusciamo a essere competitivi con le altre origini per via della scarsa organizzazione (offerta frammentata e non adatta a quei mercati, prezzi non allineati, etc.). Emblematico il caso degli agrumi in Cina: la Spagna ha mandato nella scorsa stagione migliaia di contenitori verso i porti cinesi mentre l’Italia, fresca di accordo bilaterale firmato, nemmeno uno.

 

“È prioritario mettere le aziende italiane nella condizione di poter competere nei mercati asiatici con gli altri paesi, superando le barriere fitosanitarie che attualmente ci chiudono di fatto l’accesso a numerosi mercati”, esordisce Marco Salvi. “Pensando alle mele, ad esempio, è sconfortante che in un’annata di produzione europea abbondante come questa, l’Italia non possa esportare in Cina, Paese con 1,4 miliardi di consumatori, mentre Francia e Polonia sì. Al Tavolo Ortofrutticolo Nazionale, in agenda per il 27 settembre a Roma, presenteremo al ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio un documento condiviso con Alleanza delle Cooperative, Assomela e CSO in cui sono indicate le priorità del settore ortofrutticolo italiano, che rappresenta con il vino il comparto più rilevante in termini di fatturato del made in Italy agroalimentare”.

 

La priorità assoluta è l’apertura di nuovi mercati – ha sottolineato Salvi – perché in Europa i consumi sono stagnanti e abbiamo una struttura dei costi tale per cui, fuori dai nostri confini, possiamo essere competitivi solo nella fascia alta del mercato. Per sottoscrivere gli accordi bilaterali in tempi brevi, è necessario potenziare la struttura organizzativa degli uffici tecnici preposti del Ministero delle Politiche Agricole affinché realizzino i dossier fitosanitari necessari per discutere con la controparte dei paesi che vogliamo raggiungere. Servono quindi maggiori risorse che possono arrivare solo con un preciso input politico”. Messaggio che è stato trasmesso all’unisono anche al console generale di Hong Kong, Clemente Contestabile, in occasione della sua visita, il 6 settembre, alle aziende italiane presenti alla fiera Asia Fruit Logistica. Gli esportatori italiani hanno sottolineato come i nostri prodotti non siano solo apprezzati, ma già concretamente richiesti dagli importatori dell’area asiatica.

 

Ma quali sono i dossier aperti oggi sul tavolo dei negoziati? Ce lo ha spiegato Simona Rubbi, responsabile relazioni internazionali e apertura nuovi mercati di CSO, il Centro Servizi Ortofrutticoli di Ferrara che oggi rappresenta il tavolo tecnico comune in cui si sono riunite le diverse organizzazioni ortofrutticole nazionali. Il CSO organizza anche la presenza in stand collettivi di alcune delle più importanti imprese italiane alle fiere che contano. “Per quanto riguarda le mele – spiega Simona Rubbi – abbiamo in fase di definizione il protocollo con il Vietnam e con Taiwan, mentre siamo partiti da poco con la Thailandia. Riguarda alla Cina, dove possiamo già esportare kiwi e arance, siamo a buon punto con le pere e a ruota lavoreremo sulle mele. Per i kiwi abbiamo un dossier aperto con il Vietnam. Abbiamo definito la lista delle priorità, ma per chiudere velocemente i protocolli è indispensabile un maggiore impegno politico”.

 

Copyright: Fruitbook Magazine

 





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