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                      Sestre: la startup degli integratori naturali mette a segno un colpo da 400 mila euro

                      “Sestre” significa “sorelle” in bosniaco: è il nome scelto dalle fondatrici di una startup tutta al femminile che si rivolge proprio alle donne, sviluppando – in collaborazione con l’università “Aldo Moro” di Bari – integratori alimentari con estratti nutraceutici della dieta mediterranea. Tra gli ingredienti, anche gli estratti di alcuni prodotti di punta dell’ortofrutta pugliese

                      di Maddalena De Franchis

                      Sestre integratori

                      Carciofo, finocchio, broccolo, pomodoro, arancia: sono solo alcuni degli ingredienti alla base degli integratori Sestre

                      La chiamano “la startup del benessere femminile”, perché sviluppa integratori con estratti nutraceutici della dieta mediterranea, con l’obiettivo di migliorare il benessere della donna, favorire la fertilità e trattare le disfunzioni ormonali. Sestre, startup pugliese con sede a Trinitapoli, nel Barese, ha appena annunciato la chiusura di un round di investimento da 400mila euro, grazie al quale proseguirà il suo percorso di crescita e consolidamento sia in Italia che in altri Paesi europei, a partire dalla Spagna. L’ambizione, ora, è diventare punto di riferimento per le donne di tutte le età, dalla prima mestruazione fino alla menopausa: è anche per questa ragione che la startup ha avviato, sul proprio sito web, un servizio dedicato di salute digitale, che consente di personalizzare le terapie e massimizzarne i risultati, oltre a fungere da piattaforma di divulgazione su temi importanti, tra cui il trattamento di “malattie invisibili” come endometriosi e vulvodinia.

                      Sestre, in bosniaco “sorelle”

                      Sestre è una parola bosniaca che significa “sorelle”. Sorelle, infatti, sono le due fondatrici (Sabrina e Silvia Fiorentino) e le altre due componenti del board (Sonia e Gloria Elicio). Ma ‘sorelle’ sono anche tutte le donne cui la startup si rivolge con i propri integratori. Sestre opera, infatti, nel settore denominato “femtech”: il termine, coniato nel 2016 da Ida Tin – fondatrice di Clue, app per il monitoraggio del ciclo mestruale che conta almeno 10 milioni di utenti attivi mensili – indica tutte le aziende e startup che si occupano di salute e benessere al femminile. In particolare, le aziende del femtech mirano a colmare il divario creatosi nella cura di quelle condizioni e patologie che sono specifiche delle donne, oppure colpiscono le donne in modo diverso rispetto agli uomini.

                      La migrazione al contrario dell’ad Sabrina Fiorentino

                      Già durante gli studi universitari in Farmacia, Sabrina Fiorentino, Ceo e founder di Sestre, coltiva il sogno di progettare rimedi e soluzioni naturali: questa passione la porta a frequentare corsi di nutraceutica, disciplina che studia le alternative naturali all’uso di un farmaco. Dopo la laurea, trova lavoro a Milano, coma analista chimica in una grande azienda parafarmaceutica. In settimana lavora nei laboratori della multinazionale, nel weekend si sposta dietro al bancone in una farmacia. Entrambe le esperienze, dalla ricerca e sviluppo in laboratorio al lavoro a contatto con le persone, contribuiscono alla nascita di Sestre. Dopo tre anni a Milano, nel 2017 Fiorentino decide di lasciare l’incarico a tempo indeterminato e tornare a Trinitapoli, suo paese d’origine. La decisione matura – lo racconta lei stessa – mentre mangia un piatto di verdure: “mi sono resa conto che quel cibo non aveva alcun sapore – dice -. Sembrerà strano, ma proprio in quel momento ho compreso l’importanza della dieta mediterranea, ho realizzato quanto fosse ricca la mia terra d’origine, dove la frutta e la verdura sono coltivate e consegnate fresche ogni giorno”.

                      Sestre integratori

                      Sabrina Fiorentino (a sinistra) e tutto il board di Sestre

                      Dalla collaborazione con l’Ateneo di Bari alla fondazione della startup

                      Una volta rientrata in Puglia, Fiorentino inizia a collaborare con l’Università di Bari, portando avanti uno studio sul valore salutistico della dieta mediterranea, finalizzato alla creazione di integratori. È da questo primo studio che nasce la startup. Sabrina coinvolge nell’avventura imprenditoriale la sorella Silvia, biologa nutrizionista: è lei a suggerire il nome Sestre, dopo un viaggio a Medjugorje. Successivamente, nel 2020, il team si allarga ed entrano in società altre due sorelle, Sonia e Gloria Elicio, che si occupano della parte legata all’analisi dei dati, al budget e al marketing.

                      Il round d’investimento

                      L’azienda ha ottenuto un follow-on investment di 400mila euro (il primo round era stato avviato nel 2022) da parte di Cassa depositi e prestiti, grazie al supporto di Terra Next – il programma di accelerazione d’impresa della Rete nazionale Cdp Venture capital – e del Fondo imprese femminili del MiMiT. Al round si uniscono nuove figure, tra cui l’ecosistema LifeGateWay, che sostiene e connette imprese innovative sostenibili.

                      “Con questo nuovo apporto economico, siamo pronte a raggiungere nuovi traguardi – spiega la Ceo Sabrina Fiorentino -. In particolare, intendiamo rafforzare il posizionamento dei nostri prodotti sul mercato italiano e aprirci ai mercati esteri, partendo subito dalla Spagna, Paese in cui abbiamo lanciato, nelle scorse settimane, il nostro primo prodotto”. Tra gli obiettivi a breve termine della startup, che attualmente conta 8 persone nel team e nel 2023 ha raggiunto un fatturato di oltre 400mila euro, ci sono anche un ulteriore ampliamento dell’organico e l’allargamento della gamma di preparati, “con il lancio del nostro primo probiotico nel 2025”, precisa ancora Fiorentino.

                      Integratori nati da ingredienti naturali

                      Sestre unisce ricerca scientifica e tecnologia per sviluppare trattamenti naturali che sfruttano la potenza nutritiva della dieta mediterranea – eccellenza made in Italy – per supportare la fertilità femminile e il benessere mestruale. Tra i prodotti messi a punto dalla startup ci sono, ad esempio, “Colon”, che contrasta il gonfiore addominale e agisce come antinfiammatorio naturale grazie agli estratti di carciofo, finocchio, broccolo e arancia amara (prodotti ortofrutticoli largamente presenti, peraltro, nelle campagne pugliesi); la bevanda “For her” (letteralmente, “per lei”), con puro succo di carruba – altra tipicità pugliese, ora oggetto di un’importante valorizzazione -; “FemBalance”, a base di estratti standardizzati di Polygonum Cuspidatum (comunemente detto “caprifoglio giapponese”) e Agnocasto (detto anche “pepe falso”), studiato per favorire la regolarità del ciclo mestruale.

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