L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE PER PROFESSIONISTI E APPASSIONATI DI ORTOFRUTTA
                      L'INFORMAZIONE PROFESSIONALE PER IL TRADE ORTOFRUTTICOLO
                      L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE PER PROFESSIONISTI E APPASSIONATI DI ORTOFRUTTA

                      Shrinkflation, dal 15 luglio nuove regole: cosa cambia per i consumatori

                      Dal 15 luglio entrano in vigore le nuove disposizioni contro la shrinkflation, con nuove modalità di informazione ai consumatori sulla riduzione delle quantità nei prodotti confezionati. Secondo il Codacons, il fenomeno vale 120 miliardi di euro e genera rincari occulti medi tra il 10% e il 18%, con punte del 40%

                      Dalla Redazione

                      shrinkflation nuove regole

                      Immagine generata dall’Ai

                      Dal 15 luglio, salvo rilievi dell’ultimo minuto da parte dell’Unione europea, entreranno in vigore in Italia le nuove disposizioni contro la shrinkflation, il fenomeno della riduzione delle quantità dei prodotti confezionati senza una analoga riduzione dei prezzi. Le nuove regole derivano dal decreto legislativo predisposto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), notificato alla Commissione europea lo scorso 15 aprile, dopo la revisione della precedente normativa, come riporta Il Sole 24 Ore.

                      Si tratta di un fenomeno sempre più diffuso nel settore dei beni di largo consumo, che negli ultimi anni ha interessato alimenti, bevande, prodotti per l’igiene personale e articoli per la casa. L’obiettivo delle nuove regole è aumentare la trasparenza nei confronti dei consumatori, anche se il provvedimento ha già suscitato critiche da parte delle associazioni di settore, in primis il Codacons, che lo ritiene meno incisivo rispetto alla versione inizialmente prevista.

                      Cos’è la shrinkflation

                      Il termine nasce dall’unione delle parole inglesi shrink (ridurre) e inflation (inflazione) e indica la pratica di diminuire peso, volume o numero di pezzi contenuti in una confezione mantenendo invariato, o addirittura aumentando, il prezzo di vendita.

                      Secondo il Codacons, il fenomeno interessa numerosi beni di largo consumo e si traduce in aumenti “occulti” del prezzo unitario, spesso difficili da percepire per il consumatore quando confezione, grafica e prezzo esposto rimangono sostanzialmente invariati. Tra le categorie maggiormente coinvolte figurano cereali, yogurt, biscotti, snack, gelati, bevande, salse pronte e formaggi confezionati, ma anche prodotti per la casa e per l’igiene personale come detersivi, carta igienica, shampoo e dentifrici.

                      Il percorso della normativa

                      Il contrasto alla shrinkflation era stato introdotto nel 2024 con il Disegno di legge Concorrenza, che aveva modificato il Codice del consumo inserendo l’articolo 15-bis. La norma prevedeva l’obbligo temporaneo di riportare direttamente in etichetta un’avvertenza che informasse il consumatore della riduzione della quantità del prodotto rispetto alla confezione precedente.

                      Nel marzo 2025, tuttavia, la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, ritenendo che la disciplina violasse la direttiva europea sulla trasparenza del mercato unico. Da qui la necessità di rivedere l’impianto normativo attraverso un nuovo decreto legislativo notificato a Bruxelles il 15 aprile 2026. Se entro il 15 luglio non arriveranno osservazioni da parte dell’Unione europea, il provvedimento potrà entrare in vigore, ricorda Il Sole 24 Ore.

                      Cosa cambia dal 15 luglio

                      La principale novità riguarda le modalità con cui i consumatori saranno informati della riduzione della quantità di un prodotto. Rispetto alla versione originaria della norma, scompare infatti l’obbligo di riportare sulla confezione una dicitura esplicita che segnali la diminuzione del contenuto. Al suo posto viene introdotto un sistema di comunicazione lungo la filiera commerciale.

                      In caso di riduzione della quantità nominale di un prodotto, i produttori dovranno trasmettere a distributori e rivenditori una comunicazione standardizzata contenente le informazioni sulla variazione della quantità e sulla percentuale di aumento del prezzo riconducibile alla riduzione del contenuto. Saranno poi i punti vendita fisici e i canali di vendita online a mettere tali informazioni a disposizione dei consumatori.

                      Informazioni disponibili per tre mesi

                      Il nuovo decreto modifica anche la durata dell’obbligo informativo. Nella prima versione della norma le informazioni sarebbero dovute rimanere disponibili per sei mesi. Il testo definitivo riduce invece questo periodo a tre mesi, calcolati dalla data di immissione in commercio della confezione con quantità ridotta. Sono inoltre esclusi dall’applicazione della disciplina i casi in cui la diminuzione quantitativa sia accompagnata da modifiche della formulazione del prodotto che ne migliorino la resa o l’efficacia d’uso, mantenendo invariato il valore complessivo per il consumatore.

                      Le osservazioni del Codacons

                      Pur accogliendo positivamente l’introduzione di una disciplina specifica sulla shrinkflation, il Codacons giudica il nuovo impianto normativo meno incisivo rispetto a quello originariamente previsto. Secondo l’associazione, l’eliminazione dell’obbligo di indicare direttamente sulla confezione la riduzione della quantità potrebbe rendere meno immediata l’informazione per il consumatore.

                      Il Codacons richiama inoltre l’attenzione sul fenomeno della skimpflation, cioè la riduzione della qualità delle materie prime o dei servizi offerti come strumento per contenere i costi senza modificare il prezzo finale. Tra gli esempi citati figurano la sostituzione di ingredienti più pregiati con alternative meno costose oppure, nel settore dei servizi, la riduzione di alcune prestazioni mantenendo inalterate le tariffe.

                      Un fenomeno che interessa il largo consumo

                      Secondo le stime riportate dal Codacons, la shrinkflation riguarda un mercato del valore di circa 120 miliardi di euro e può determinare aumenti occulti medi compresi tra il 10% e il 18%, con punte che in alcuni casi arrivano fino al 40%.

                      L’associazione sottolinea inoltre che il fenomeno non viene rilevato in modo specifico dall’Istat nell’ambito del monitoraggio dell’inflazione e che, ipotizzando anche un impatto minimo sui prezzi del paniere dei beni di largo consumo, il costo complessivo sostenuto dalle famiglie negli ultimi quindici anni sarebbe pari a circa 1,8 miliardi di euro.

                      Copyright: Fruitbook Magazine