Strage di braccianti in Calabria, Zuccarella respinge ogni responsabilità
La strade di Amendolara è costata la vita a quattro braccianti
Il primo giugno quattro braccianti stranieri sono stati brutalmente uccisi, bruciati vivi dentro un minivan ad Amendolara, in provincia di Cosenza. Le vittime, assunte per la raccolta delle fragole a Scanzano Jonico, secondo le indagini si sarebbero ribellate allo sfruttamento e al sovraffollamento abitativo. Rocco Zuccarella, titolare dell’azienda agricola presso cui erano contrattualizzati, ha respinto ogni addebito difendendo la trasparenza dei pagamenti, mentre i sindacati invocano tutele strutturali celeri e denunciano il pesante muro di omertà
Dalla Redazione
La mattina del primo giugno, lungo la costa jonica calabrese ad Amendolara, si è consumato un crimine di inaudita ferocia che ha strappato la vita a quattro giovani braccianti agricoli, un cittadino pakistano e tre ragazzi afghani di etnia pashtun. Le quattro vittime, che erano state assunte regolarmente poche settimane prima, condividevano una modesta e sovraffollata abitazione nel centro storico di Villapiana insieme ai loro aguzzini. Ogni giorno i lavoratori affrontavano un viaggio di oltre settanta chilometri per raggiungere i campi di fragole a Scanzano Jonico, in Basilicata, dove prestavano servizio, prezzo l’azienda Tenute Zuccarella.
Quello che inizialmente era stato catalogato dalle autorità come un drammatico incidente stradale si è rapidamente trasformato, grazie alle immagini dei sistemi di videosorveglianza del distributore di benzina IP, nella terribile conferma di un quadruplo omicidio premeditato. I filmati hanno mostrato due uomini – Ahmed Safeer e Alì Raza, i due uomini di origine pakistana sospettati di essere i caporali – bloccare con forza le portiere del minivan dall’esterno, impedendo qualsiasi via di fuga ai braccianti intrappolati nel minivan Fiat Ulysse. Le quattro persone morte avevano tutte meno di trent’anni, e uno di loro non ne aveva ancora compiuti venti.
LE INDAGINI DELLA PROCURA
La Procura della Repubblica di Castrovillari ha agito con estrema tempestività, disponendo nel giro di quarantotto ore il fermo giudiziario di due cittadini pakistani, accusati di essere i caporali responsabili della strage. Gli inquirenti contestano loro il reato di omicidio plurimo pluriaggravato. Secondo le ricostruzioni dei magistrati, il movente dell’aggressione sarebbe legato al netto rifiuto dei giovani migranti di sottostare a sistematiche e degradanti pratiche di caporalato, tra cui l’imposizione di alloggi fatiscenti in cui erano costretti a convivere in dieci persone per stanza.
Durante la conferenza stampa, il procuratore capo Alessandro D’Alessio ha descritto l’evento come un episodio di gravità inaudita sia per la sua oggettività sia per l’efferata modalità d’esecuzione, sottolineando l’aggravante di una violenza inaudita. Il capo dei magistrati inquirenti ha inoltre lanciato un duro monito contro il pesante clima di omertà riscontrato sul territorio, dichiarando apertamente che i cittadini non collaborano: il fenomeno dei braccianti costretti a vivere in condizioni disumane (come l’alloggio fatiscente di Villapiana con dieci persone per stanza) è un fatto visibile e noto a molti nella zona, ma tollerato come una “normalità” del comparto agricolo locale.
LA POSIZIONE DI TENUTE ZUCCARELLA
Sul fronte imprenditoriale, l’attenzione si è subito concentrata sulla filiera produttiva lucana delle fragole. Rocco Zuccarella, l’imprenditore agricolo del Metapontino indicato come il datore di lavoro formale delle quattro vittime – Tenute Zuccarella è una OP con numerose certificazioni tra cui GlobalGAP – è intervenuto pubblicamente per respingere con forza qualsiasi ipotesi di complicità o di opacità gestionale. Zuccarella ha dichiarato che le assunzioni, gli stipendi e i controlli erano del tutto regolari e che l’azienda non ha mai ricevuto alcuna contestazione dalla magistratura o dalle forze dell’ordine.
Il titolare, Rocco Zuccarella, ha inoltre precisato che i pagamenti venivano effettuati esclusivamente tramite bonifici bancari tracciabili e che i lavoratori in questione non si trovavano più presso la struttura da circa una settimana prima della tragedia, essendo calato il volume di fragole in produzione, e asserendo di non aver mai incrociato direttamente i flussi dei migranti gestiti dalle squadre. Le sue parole mirano a tutelare l’immagine della propria impresa, spostando l’interezza della responsabilità penale sulle dinamiche criminali esterne attuate dai caporali.
LO SDEGNO DELLA POLITICA
Il massacro ha sollevato una fortissima ondata di sdegno e una massiccia mobilitazione da parte delle istituzioni politiche e delle sigle sindacali. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inviato un messaggio di ferma condanna, assicurando che lo Stato non arretrerà di un passo nella lotta alla criminalità e che verrà fatta piena luce per assicurare i colpevoli alla giustizia. Parallelamente, i rappresentanti della CGIL hanno espresso profondo dolore per i ragazzi deceduti, attivandosi immediatamente per mettere sotto stretta protezione l’unico bracciante sopravvissuto e testimone oculare del delitto.
I sindacati denunciano come la strage riaccenda i riflettori sulle condizioni di vita di migliaia di invisibili privati di ogni diritto elementare, e chiedono interventi strutturali per sradicare il caporalato. La tragica fine dei quattro giovani dimostra come il rifiuto dello sfruttamento nei campi italiani possa ancora costare la vita, imponendo una riflessione profonda sulla sicurezza e dignità dei lavoratori immigrati. Forse dovrebbero fare più controlli anche i gruppi della grande distribuzione dove poi effettivamente quei prodotti dello sfruttamento vengono venduti?
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