L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE PER PROFESSIONISTI E APPASSIONATI DI ORTOFRUTTA
                      L'INFORMAZIONE PROFESSIONALE PER IL TRADE ORTOFRUTTICOLO
                      L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE PER PROFESSIONISTI E APPASSIONATI DI ORTOFRUTTA

                      Supermercati chiusi nei festivi? FdI accende il dibattito, Coop favorevole

                      Supermercati chiusi in sei ricorrenze nazionali: la proposta di legge di FdI riapre il confronto sulle aperture festive. Tra critiche di associazioni e imprese, Coop e sindacati si dicono favorevoli. La posizione Coop va oltre e invita a valutare anche la chiusura domenicale. Secondo i dati Coop, solo una quota minoritaria di consumatori preferisce fare la spesa la domenica. Per Ernesto Dalle Rive (Ancc-Coop) il nodo sono produttività, costo del lavoro e qualità del servizio

                      Dalla Redazione

                      Supermercati chiusi festivi
                      Natale, Santo Stefano, Capodanno, Pasqua, Primo Maggio e Ferragosto: sono sei le festività in cui i supermercati dovrebbero essere chiusi per legge, riportando le saracinesche abbassate nei giorni simbolo del calendario civile e religioso. È questo il cuore della proposta di legge presentata dai parlamentari di Fratelli d’Italia, che ha immediatamente acceso il confronto tra politica, sindacati, associazioni di categoria e mondo del retail. Il testo prevede l’obbligo di chiusura per negozi ed esercizi commerciali durante le sei principali festività nazionali, con sanzioni fino a 12 mila euro per chi non rispetta la norma e, in caso di recidiva, la sospensione dell’attività da uno a dieci giorni, come riporta Ansa.

                      Sono previste però alcune eccezioni, che riguardano bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie e i punti vendita situati in stazioni, aeroporti e aree di servizio. Secondo il primo firmatario, il deputato Silvio Giovine, si tratta di un provvedimento di “buon senso”, pensato per incidere sulla qualità della vita dei lavoratori del commercio, riconoscendo il diritto di trascorrere le festività con le proprie famiglie.

                      Libertà d’impresa, occupazione e consumi: le voci critiche

                      La proposta ha sollevato forti critiche. Per +Europa, attraverso le parole del segretario Riccardo Magi, il provvedimento rappresenterebbe una limitazione della libertà di iniziativa economica e rischierebbe di sottrarre agli esercenti una quota rilevante di fatturato, favorendo ulteriormente il commercio online, con possibili ricadute negative su occupazione e salari. Sulla stessa linea si collocano Codacons, che definisce la proposta anacronistica e dannosa per consumatori e piccoli commercianti, e Confimprese, che evidenzia il rischio di perdita di posti di lavoro e fatturati in un settore già sottoposto a forti pressioni. Contrario anche il presidente del Consiglio nazionale dei centri commerciali, Roberto Zoia, che richiama l’attenzione sull’impatto occupazionale complessivo del comparto, che coinvolge circa 750 mila addetti tra lavoro diretto e indiretto, come si legge su Ansa.

                      Sindacati e Coop favorevoli: “In pochi fanno la spesa la domenica”

                      Sul fronte opposto si collocano Coop e Filcams Cgil, che si sono espresse favorevolmente all’ipotesi di una regolamentazione delle aperture festive. Filcams Cgil sostiene la necessità di superare l’attuale sistema, evidenziando come la liberalizzazione delle aperture non abbia prodotto benefici strutturali né per i consumatori né per le imprese, ma abbia semplicemente spostato i volumi di vendita dai giorni feriali alle domeniche e ai festivi.

                      Nel dibattito si inserisce anche la posizione di Ancc-Coop Italia, che invita ad affrontare il tema delle chiusure domenicali e festive senza “risposte tranchant” e senza caricarlo di contrapposizioni ideologiche. A supporto della riflessione, Coop porta alcuni dati sui comportamenti di consumo: il 65% degli italiani ha uno o più giorni ricorrenti per fare la spesa, ma la scelta si concentra prevalentemente sul sabato (33%) e sul venerdì (18%). La domenica arriva solo dopo, coinvolgendo una quota minoritaria dei consumatori, circa il 10%, come riporta ItaliaOggi. La spesa domenicale riguarda inoltre target ben definiti, come le consumatrici tra i 25 e i 29 anni (15%), i consumatori tra i 30 e i 44 anni (13%) e quelli tra i 45 e i 54 anni (14%).

                      Ernesto Dalle Rive Ancc-Coop

                      Ernesto Dalle Rive, presidente Ancc-Coop (foto: sito Coop Italia)

                      La riflessione Coop si estende anche alla chiusura domenicale

                      La riflessione di Coop non si limita alle festività nazionali, ma si spinge oltre, arrivando a mettere sul tavolo anche l’ipotesi di una chiusura domenicale strutturata. “Come Coop stiamo facendo una riflessione che vorremmo condividere con il sistema della Grande distribuzione: la chiusura dei supermercati la domenica per arrivare a un punto di caduta condiviso che potrebbe prevedere sei giorni di apertura dei negozi», ha dichiarato Ernesto Dalle Rive, presidente Ancc-Coop a Il Sole 24 Ore. Una posizione che prende le mosse dal decreto “Salva Italia” del governo Monti, che ha introdotto la liberalizzazione delle aperture festive e domenicali, e che oggi Coop invita a riconsiderare alla luce dei cambiamenti del mercato e del lavoro.

                      Secondo le stime dell’Ufficio studi Coop, una chiusura domenicale consentirebbe di contenere il costo del lavoro – la maggiorazione domenicale è pari ad almeno il 30% del salario – e di recuperare produttività ed efficienza per l’intero sistema della Gdo italiana, con un valore stimato tra i 2,3 e i 2,6 miliardi di euro. Risorse che, nelle intenzioni, potrebbero essere reinvestite in promozioni e nel miglioramento delle condizioni di lavoro.

                      Dalle Rive: “Se il carrello soffre, non è per il numero di giorni di apertura”

                      Per il presidente di Ancc-Coop il tema non è più legato all’estensione degli orari, ma a come viene organizzato il lavoro nei punti vendita: “Il focus non è più quante ore rimane aperto un negozio. Semmai quanto lo store riesce a essere produttivo in quelle ore, a offrire un buon servizio alla clientela e a pagare in modo adeguato i dipendenti”, dichiara Dalle Rive a Italia Oggi. Un’attenzione che si intreccia con la difficoltà strutturale del settore, alle prese con margini sotto pressione e con il costo del lavoro domenicale, che pesa per il 30-40% in più rispetto agli altri giorni. “Il lavoro domenicale costa di più ed è un costo aggredibile, un elefante che si può mangiare a morsi, se questo consente al comparto di diventare più profittevole e di consolidare i margini”, ribadisce anche su ItaliaOggi.

                      Secondo il presidente di Ancc-Coop, le esperienze di aperture h24 non hanno dato i risultati sperati e oggi il rallentamento dei consumi non dipende dagli orari, ma dall’aumento dei prezzi e dalla riduzione del potere d’acquisto delle famiglie. “Se il carrello soffre – spiega a ItaliaOggi – è per i rincari e per i minori budget a disposizione, non per il numero di giorni di apertura”.

                      In questo quadro, una possibile regolamentazione delle chiusure potrebbe incidere anche sul fronte occupazionale: “Nei colloqui di lavoro la prima domanda che ci viene posta è se si lavora la domenica. Orari più gestibili possono aiutare ad attirare personale più qualificato e a migliorare la fidelizzazione dei dipendenti”, conclude Dalle Rive.

                      Resta infine aperto il nodo della concorrenza dell’online delle ricadute sui diversi format distributivi. Un rischio che Dalle Rive non sottovaluta, ma che invita ad affrontare senza semplificazioni: “Mi rendo conto del rischio sull’e-commerce e proprio per questo ribadisco la necessità di parlarne e valutare differenti opzioni”. Quanto agli ipermercati, spesso inseriti all’interno dei centri commerciali, il presidente di Ancc-Coop osserva come la loro attrattività non sia più legata esclusivamente all’offerta dell’iper in sé, ma sempre più alla proposta complessiva della struttura, che comprende anche la galleria di negozi terzi.

                      Copyright: Fruitbook Magazine