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            Supermercati, le contraddizioni delle misure. Termoscanner sì, mascherine no

            Supermercati-Il-Gigante-termoscanner

            Controllo con termoscanner da Il Gigante a Milano (copy: La Repubblica)

            Supermercati-Il-Gigante-termoscanner

            Controllo con termoscanner da Il Gigante a Milano (copy: La Repubblica)

            Dalla Redazione

            Sono valide da lunedì 23 marzo le nuove misure richieste o raccomandate ai supemercati dalla Regione Lombardia a seguito dell’ordinanza regionale firmata sabato 21 marzo dal governatore Attilio Fontana. Tra le più impegnative per i gruppi distributivi c’è la raccomandazione – per ora non è un obbligo – di misurare la temperatura con apposito termoscanner ai clienti prima di accedere al supermercato. La misura è volta a contenere il contagio da coronavirus che sta colpendo pesantemente diverse province del nord Italia. Tra i primi gruppi ad adeguarsi alle nuove direttive c’è Il Gigante, presente con oltre 60 punti vendita tra Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna. In particolare di segnalano i controlli della temperatura nello storico punto vendita di Sesto San Giovanni (Milano).

            Negli avvisi alla clientela si legge: “A seguito dell’ordinanza n.514 del 21 marzo 2020 (…) si provvede alla rilevazione della temperatura corporea a tutti coloro che accedono al supermercato (clienti e personale di vendita). In caso di tempertura rilevata uguale o superiore a 37,5°C è fatto obbligo rientrare immediatamente presso la propria residenza e contattare il proprio medico curante”.  Da domani, martedì 24 marzo, sarà la volta di tutti i supermercati Esselunga che si doteranno di termoscanner sia in Lombardia che in Piemonte, dato che anche il governatore Alberto Cirio ha previsto la stessa raccomandazione di Fontana per supermercati, farmacie e luoghi di lavoro. Si segnalano controlli della temperatura anche in Stazione Centrale a Milano.

            In realtà il controllo delle temperature corporee ai clienti in ingresso nei supermercati per limitare il contagio da Covid-19 non è una novità di oggi: il termoscanner viene già usato da alcuni giorni in alcuni Eurospin di Roma, su iniziativa della CNA Commercio Roma – nei punti vendita di via Ostiense, Ostia e Ponte Galeria – come riportava il 19 marzo Fanpage. In tal caso però i clienti potevano decidere volontariamente se sottoporsi o meno alla misurazione della temperatura. “Si tratta di un’iniziativa che abbiamo voluto prendere – riferisce Marcello Tamiano di CNA Commercio Roma – per tutelare i nostri dipendenti e clienti. Devo dire che i cittadini stanno apprezzando la cosa, si sentono più sicuri: i termoscanner suscitano curiosità e le persone si sottopongono volentieri alla misurazione della temperatura prima di fare la spesa”.

            Sorge però una contraddizione nelle misure prese dalle Regioni. Come mai vengono raccomandati i termoscanner per la prevenzione e la gestione dell’emergenza epidemiologica da coronavirus ma non si fa obbligo o quantomeno raccomandazione di utilizzo delle mascherine per i clienti che vogliono accedere ai supermercati? Considerando che finora la linea della Protezione Civile e dell’Istituto Superiore di Sanità è stata di fare il tampone solo ai gravemente sintomatici (oltre ai vip), appurato quindi che gli asintomatici e poco sintomatici, che non sanno di essere positivi, sono nell’ordine delle centinaia di migliaia, sarebbe una misura preventiva auspicabile. Forse è perché non c’è la disponibilità delle mascherine? In Cina da quando è scattata l’emergenza sanitaria, le mascherine sono obbligatorie per chiunque vada in spazi pubblici, strade comprese.

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