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            Tangenti, ai domiciliari l’Ad di Tigros Orrigoni e l’ex eurodeputata Comi

            Lara Comi, ex parlamentare di Forza Italia, e l’imprenditore Paolo Orrigoni, amministratore delegato della catena di supermercati Tigros ed ex candidato leghista a sindaco di Varese, sono agli arresti domiciliari con diversi capi di accusa riguardanti reati di corruzione, finanziamento illecito e truffa. In carcere invece Giuseppe Zingale, ex direttore dell’Agenzia per il lavoro Afol. I militari della Guardia di Finanza di Milano e Varese hanno notificato ai tre – già coinvolti nel primo filone della maxi inchiesta denominata “Mensa dei Poveri”, un’ordinanza di custodia cautelare

            Dalla Redazione

            Tigros Orrigoni Comi

            L’ex europarlamentare Lara Comi e l’Ad di Tigros Paolo Orrigoni

            Il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano, coi colleghi di Busto Arsizio, ha arrestato l’ex eurodeputata di Forza Italia Lara Comi, l’Ad dei supermercati Tigros Paolo Orrigoni, entrambi ai domiciliari, e il direttore generale di Afol Metropolitana, ex agenzia per il lavoro, Giuseppe Zingale, ora in carcere. Varie le accuse a carico degli indagati, a cui vengono attribuiti reati di corruzione, finanziamento illecito e truffa. L’operazione è un nuovo filone della maxi indagine denominata “Mensa dei poveri” che il 7 maggio scorso aveva già portato a 43 misure cautelari eseguite, tra gli altri, nei confronti dell’ex coordinatore di Forza Italia a Varese Nino Caianiello, del consigliere lombardo ‘azzurro’ Fabio Altitonante e dell’allora candidato alle Europee e consigliere comunale in quota FI Pietro Tatarella, indagati per una miriade di reati contro la pubblica amministrazione.

            Lara Comi, classe 1983, tra i volti più noti di Forza Italia in Lombardia, ara Comi è accusata di corruzione per alcune vicende di consulenze e nomine e per truffa ai danni del Parlamento europeo. La prima vicenda riguarda la sua società di consulenza, che avrebbe ricevuto da Afol due contratti di consulenza dietro promessa di retrocessione di una quota parte agli stessi Caianiello e Zingale. La Forzista è poi accusata di aver ricevuto un finanziamento illecito di oltre 30mila euro dal presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti, che le avrebbe versato quei soldi poco prima delle ultime elezioni europee per una consulenza basata “su una tesi di laurea semplicemente scaricata dal web”. Infine, sempre secondo l’indagine, il suo addetto stampa avrebbe restituito 2 mila euro al mese del suo stipendio a Forza Italia per pagare le spese della sede che la Comi.

            Tigros OrrigoniAi domiciliari anche il 42enne Paolo Orrigoni, amministratore delegato della catena di supermercati Tigros fondata dal padre e dunque a capo di un gruppo da 700 milioni di euro di fatturato in più di 60 supermercati tra Lombardia e Piemonte con quasi 2.000 dipendenti, come riporta il Corriere della Sera, edizione Milano. Orrigoni era stato anche candidato sindaco leghista per il comune di Varese. L’Ad di Tigros era già indagato da mesi per un progetto del valore di 50 mila euro, affidato dal facoltoso imprenditore Piero Enrico Tonetti a un piccolo studio di ingegneria, e mascherante in realtà una tangente di Tonetti destinata a chi glielo aveva indicato, e cioè a Alberto Bilardo, coordinatore di Forza Italia a Gallarate e consigliere di amministrazione di Accam spa, consorziata dei rifiuti di 27 Comuni: “proprio uno degli amministratori teleguidati da Gioacchino Caianiello, il ras di Forza Italia nella provincia di Varese ad onta di una condanna definitiva per concussione e dell’assenza teorica di ruoli di partito (formalmente coordinato dall’europarlamentare Lara Comi)”, scrive il Corriere della Sera.

            La ragione della tangente, ipotizza l’accusa, stava nella ricerca di una variante urbanistica al piano regolatore, relativa a un’area nel Comune di Gallarate (via Cadore-Torino) di proprietà della società di Tonetti, il quale aveva già un preliminare di vendita del terreno alla Tigros interessata a trasferirvi un suo supermercato. “Tonetti, collaborando con i pm, non soltanto ha ammesso che quei 50 mila euro di finta progettazione al professionista ‘testa di legno’ (che retrocesse i soldi in contanti a Bilardo) erano davvero una tangente per la variante urbanistica, ma soprattutto ha rivelato di averla pagata a titolo di anticipo per conto del patron della Tigros, Orrigoni – prosegue il Corriere della Sera -. Il tutto nell’ambito di una intesa tra i due imprenditori già incorporata nell’idea del preliminare di vendita del terreno, e sulla quale Tonetti ha consegnato ai magistrati anche documentazione a suo avviso comprovante le proprie dichiarazioni”.

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