“The Pickers”: il docufilm che denuncia lo sfruttamento nei campi d’Europa
Dal 17 al 18 ottobre il docufilm tedesco “The Pickers”, diretto da Elke Sasse, arriva in Italia con due proiezioni a Pordenone e Milano. La pellicola – una produzione tedesca racconta lo sfruttamento dei lavoratori migranti nelle filiere ortofrutticole europee e accompagna la campagna “We want a fair pick”, che chiede un’agricoltura libera da caporalato e fondata sul rispetto dei diritti umani
di Carlotta Benini
Ogni giorno tonnellate di frutta e verdura viaggiano dai campi del Sud Europa agli scaffali dei supermercati, ma dietro a quella filiera – che alimenta i mercati e le nostre tavole – si nasconde spesso un esercito invisibile di lavoratori. “Uomini e donne che raccolgono fragole in Spagna, mirtilli in Portogallo, olive in Grecia, arance in Italia”: persone che spesso non hanno documenti, contratti, tutele. Sono loro i protagonisti di “The Pickers”, un docufilm prodotto Berlin Producers e diretto dalla regista tedesca Elke Sasse che porta sullo schermo la realtà quotidiana del lavoro agricolo migrante in Europa, denunciando il caporalato e lo sfruttamento sistemico nelle filiere agroalimentari.
Girato in diverse aree rurali del continente, il documentario mostra con sguardo d’osservazione e sensibilità umana le condizioni di oltre un milione di persone che garantiscono la raccolta dei prodotti ortofrutticoli destinati alla grande distribuzione. Nonostante la centralità di questo lavoro, i loro diritti restano fragili: “quando i margini economici si riducono, i salari vengono abbassati, alimentando una spirale di precarietà e povertà”, denuncia il film. The Pickers mette così in luce il rovescio della medaglia della nostra sicurezza alimentare e interroga lo spettatore con una domanda semplice ma radicale: è possibile un’agricoltura davvero equa?
“Meet the Pickers”: un tour europeo per una raccolta più giusta
Da giugno scorso The Pickers è al centro del tour continentale “Meet the Pickers”, un percorso che attraversa Svizzera, Italia, Austria, Germania, Belgio e Francia con l’obiettivo di sensibilizzare cittadini, aziende e istituzioni sulle condizioni di chi lavora nei campi. Il tour è parte integrante della campagna di impatto del film: in ogni tappa vengono organizzate proiezioni, incontri pubblici e momenti di confronto per promuovere una nuova consapevolezza sul lavoro agricolo e sui consumi alimentari.
A settembre, dal 21 al 23, The Pickers ha anche accompagnato la marcia “Back to the Future”, partita da Maastricht e conclusa a Bruxelles: durante la tre giorni si sono tenute proiezioni del film lungo il percorso, seguite da dibattiti con attivisti, esperti e rappresentanti delle istituzioni. “Questa proiezione a Bruxelles è stata anche un’occasione per eurodeputate/i, il loro staff e altri stakeholder di vedere per intero il film – si legge online, sul sito dedicato – in vista di un evento speciale al Parlamento europeo l’11 novembre, quando alcuni estratti del film stimoleranno discussioni di alto livello”.
Le tappe italiane di ottobre
Il tour prosegue ora in Italia con due appuntamenti pubblici. Venerdì 17 ottobre a Pordenone, presso la Casa del Popolo di Torre (ore 20.30), la Chiesa Cristiana Evangelica Battista ospiterà la proiezione di “The Picker”, introdotta da Peppe Pugliese, responsabile della cooperativa SOS Rosarno, che guiderà anche il dibattito finale. Sabato 18 ottobre a Milano il documentario sarà invece proiettato all’Hangar Avanzi coworking (via Ampère 61/A) nell’ambito della rassegna culturale “Sostenibilità ad Arte”, promossa dal Forum per la Finanza Sostenibile e dall’Associazione Hendel.
“We want a fair pick”: una petizione per i diritti nelle campagne
Al tour si affianca la campagna “We want a fair pick”, che invita cittadini e istituzioni a firmare per una raccolta equa. Ad oggi sono già oltre 1.700 le adesioni nella piattaforma online, con l’obiettivo di raggiungere quota 2 mila. “Non dovremmo chiederci se il nostro cibo sia privo di sfruttamento: le leggi esistenti e le linee guida delle Nazioni Unite dovrebbero proteggere le lavoratrici e i lavoratori migranti nell’agricoltura. Tuttavia, queste norme non sono ancora applicate e fatte rispettare ovunque”, si legge sul sito della campagna.
Per questo la petizione sollecita l’applicazione effettiva delle norme internazionali sui diritti dei lavoratori migranti in tutti i Paesi europei, attraverso dieci impegni concreti:
- Rispettare e proteggere i diritti umani e le libertà fondamentali dei lavoratori.
- Eliminare ogni forma di lavoro forzato o obbligatorio, abusi, molestie e discriminazioni.
- Fornire contratti chiari e comprensibili, conformi alle leggi sui salari minimi.
- Garantire sicurezza, salute e condizioni igieniche adeguate nei luoghi di lavoro, accesso ad acqua potabile, cibo e assistenza sanitaria.
- Offrire alloggi dignitosi e accessibili, non imposti come obbligo contrattuale.
- Informare i lavoratori sui loro diritti e favorire la partecipazione sindacale e l’integrazione nelle comunità locali.
- Istituire meccanismi di denuncia sicuri ed efficaci, che conducano a indagini e azioni correttive senza ritorsioni.
- Eliminare i trafficanti di esseri umani e le agenzie illegali dal settore agricolo, proteggendo i lavoratori dai debiti.
- Creare protocolli per la migrazione stagionale e a lungo termine, più semplici e trasparenti.
- Condizionare i sussidi pubblici al rispetto dei diritti sociali, economici e politici dei lavoratori agricoli.
Un volto e una voce ai lavoratori invisibili
“Il film The Pickers è stato elogiato per aver dato un volto ad alcuni dei due milioni di lavoratori e lavoratrici migranti nell’agricoltura europea, condividendone le storie e rivelando le loro precarie condizioni di vita e di lavoro – si legge sul sito della campagna -. Pur potendo conoscere statistiche e dati sul problema, è fondamentale creare una connessione umana, e questo documentario d’osservazione si è dimostrato uno strumento ideale in tal senso”.
L’obiettivo della campagna europea è quello di raggiungere il pubblico, sensibilizzarlo e ricordare alle persone e ai politici europei che “è il momento di assumersi la responsabilità di garantire a queste persone lavoratrici una vita migliore, e di chiamare le imprese a risponderne”.
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