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                      Ue-Mercosur, l’accordo di libero scambio riguarda 700 milioni di persone

                      Brasile-Cristo-Redentore-Rio-de-Janeiro

                      Il Cristo Redentore a Rio de Janeiro, Brasile

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                      Il Cristo Redentore a Rio de Janeiro, Brasile

                      Nei giorni scorsi è stato definito l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Mercosur, l’associazione regionale che riunisce Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay (il Venezuela ne è membro sospeso). Venerdì 6 dicembre Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, è volata a Montevideo, in Uruguay, per porre il sigillo politico dell’Ue su un accordo storico, cui si lavorava da oltre vent’anni per eliminare in tutto o in parte le reciproche barriere commerciali. Un accordo che, se ratificato, riguarderò una popolazione di 700 milioni di persone, tanto che Josep Borrel, alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri, ha dichiarato che “l’accordo politico raggiunto apre le porte alla più grande area di libero scambio del mondo, è un successo geostrategico”.

                      L’accordo promette di eliminare o ridurre fortemente le barriere commerciali di varia natura che impediscono alle imprese di Ue e Mercosur di operare liberamente nei reciproci mercati: le imprese europee guadagnano l’accesso progressivamente senza limiti al mercato dei quattro Paesi sudamericani, sin qui altamente protetto. Lo stesso sarà vero all’inverso per le imprese sudamericane, che avranno accesso al più grande mercato al mondo, quello Ue. L’idea è quella di rimuovere tutti gli ostacoli al commercio: procedure burocratiche pesanti e complesse, regolamenti o standard tecnici differenti o frammentati, divieti d’accesso a operatori stranieri di certa tipologia, dimensione o settore. Nell’accordo rientra un fondo da 1,8 miliardi di euro che l’Ue si impegna a investire nei Paesi del Mercosur per sostenerne lo sviluppo economico, sociale e ambientale.

                      Per i produttori europei verranno progressivamente azzerate le tariffe imposte dai Paesi del Mercosur all’export di tutti i principali beni agroalimentari: vini, liquori, latte e formaggi, olio d’oliva, pasta, biscotti e altri prodotti derivati dai cereali, etc. Nell’accordo, sottolinea la Commissione Europa, vengono inoltre esplicitamente previste garanzie per 350 diversi prodotti con Indicazione Geografica, vietando imitazioni esplicite o surrettizie e proteggendo i relativi marchi: sono inclusi anche prodotti tipici strategici per il made in Italy come Parmigiano Reggiano o Prosciutto di Parma. D’altra parte viene garantito l’accesso al mercato europeo per i produttori sudamericani, ma con dei limiti. Ad esempio sulle carni bovine, vero punto di forza dell’economia dei Paesi Mercosur, si è concordato un massimo di 99 mila tonnellate di importazioni consentite all’anno.

                      Sia l’Ue che il Mercosur hanno comunque nell’ambito dell’accordo di libero scambio la possibilità di sospendere il libero accesso attivando le relative “clausole di salvaguardia” qualora considerino che le importazioni stanno creando un serio danno al proprio mercato. Nell’insieme la Commissione parla di un accordo “ambizioso ed equilibrato”, sia dal punto di vista commerciale che geopolitico: si stima un risparmio di almeno 4 miliardi di euro per l’economia europea in termini di dazi e tariffe che le imprese non dovranno più versare. Un assist alle 60 mila imprese europee per crescere ed espandersi su un nuovo mercato –  non solo nell’agroalimentare, anche nei settori tessile ed automotive, chimico e farmaceutico – estendendo al contempo ai quattro grandi Paesi gli elevati standard europei in termini di protezione dei lavoratori, salvaguardia dell’ambiente, tutela della salute umana, animale e delle piante.

                      Gli agricoltori, sostenuti da alcuni Paesi membri in cui quel settore ha un forte peso – Francia e Polonia, in parte la stessa Italia -, hanno espresso due timori principali: la concorrenza di produttori più competitivi in grado di mettere fuori mercato quelli europei (ad esempio nel settore delle carni), ma anche l’abbassamento degli standard di qualità in termini di lavorazione dei prodotti. Su questo secondo aspetto la Commissione Europea ha però negato decisamente qualsiasi compromesso: nell’accordo di libero scambio, ha sottolineato, è previsto il pieno allineamento agli standard Ue – assai esigenti – in materia di controlli sanitari e fitosanitari su qualsiasi prodotto.

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