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VOG, Dichgans: “Il consumatore? Vuole novità”. I trend della campagna mele


A Macfrut il direttore di VOG Gerhard Dichgans ha commentato con noi alcuni dati veicolati dal consorzio sull’andamento del mercato nazionale e globale delle mele. Guardando alle principali varietà commercializzate da VOG, sono due le mele che in questa campagna trovano le maggiori difficoltà a collocarsi sul mercato, ovvero Golden e Braeburn. “Con le vendite delle Gala già terminate ad inizio aprile, riteniamo di poter finire secondo programma anche la campagna commerciale delle Red Delicious, Fuji e Granny Smith, seppur con un risultato economico deludente per i produttori – rivela Dichgans – Si sono difese bene le mele club, che come sempre si mostrano resilienti alla crisi”. Il consumatore? “È stufo di trovarsi sempre di fronte alla stessa offerta: ci vorrebbe novità sui banchi della Gdo”

 

di Carlotta Benini

 

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Il direttore di VOG Gerhard Dichgans a Macfrut 2019 (copyright: Fm)

“A due terzi della campagna melicola 2018/2019, sono due le varietà che incontrano in questa stagione una difficoltà a collocarsi sul mercato e che, sotto la spinta che arriva dalla produzione, hanno raggiunto un livello di prezzo inferiore ai costi di produzione: la mela Golden e la Braeburn”. Esordisce così Gerhard Dichgans durante la nostra chiacchierata a Macfrut, nel corso della quale il direttore del Consorzio VOG ha commentato i dati veicolati sull’attuale situazione del mercato melicolo a livello internazionale. In generale, per le mele del Consorzio VOG negli ultimi due mesi proseguono bene le vendite alla Gdo italiana, mentre rimangono in letargo i mercati all’ingrosso.

 

“Per le Golden, la situazione è particolare. -prosegue – Il mercato di riferimento è l’Italia: le quotazioni restano basse, alimentate da continue offerte promozionali, senza che il consumo sia veramente stimolato. La varietà è penalizzata ulteriormente da un’alta percentuale di prodotto rugginoso e di seconda categoria, che ha ulteriormente abbassato il livello delle quotazioni sul mercato”. Sorprende questa pesantezza del mercato italiano, sottolinea Dichgans, visto che la disponibilità di prodotto è in linea con la media delle ultime tre stagioni (eccezione fatta per il 2017/2018) e – calcolando la bassa percentuale di “pack-out” di prima categoria – risulta addirittura “deficitario”.

 

“Per la varietà Braeburn i mercati di riferimento sono l’Europa Centrale e il Regno Unito. – spiega Dichgans – La produzione altoatesina quest’anno ha dovuto fare i conti con il sovrabbondante raccolto di Braeburn tedesche, che hanno fatto pressione sul mercato sin dall’autunno, lasciando poco spazio alle importazioni. Solo ora i compratori delle grandi catene si rivolgono a noi, per programmare le settimane rimanenti prima dell’arrivo delle Braeburn neozelandesi”.

 

“Per le altre varietà come Red Delicious, Fuji e Granny Smith riteniamo di poter finire la campagna secondo programmazione. Vera soddisfazione arriva nuovamente dalle mele club, che si sono mostrate resilienti alla crisi”, aggiunge il direttore di VOG. Scendendo nel dettaglio delle singole varietà, la stagione delle vendite per Royal Gala è terminata nella prima settimana di aprile e la domanda costante proveniente dai Paesi del Mediterraneo ha aiutato a rispettare il piano vendite. Per Red Delicious l’India si è rivelata un’ancora di salvezza e una valida alternativa ai mercati mediorientali. Il Medio Oriente resta comunque un mercato di riferimento, che richiede sempre di più le Red Delicious altoatesine dopo la fine della stagione Gala. Sul fronte delle Granny Smith si registra una domanda moderata ma regolare su tutti i mercati.

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Le mele VOG a marchio Marlene

L’attenzione di tutti gli operatori del mercato si sposta ora sull’ultima fase della stagione commerciale, che potrebbe rivelarsi positiva. “Le stime di raccolta nell’emisfero australe – spiega ancora Dichgans – fanno sperare che la quantità di mele destinate al continente europeo sia inferiore rispetto a quanto preventivato. La Nuova Zelanda, per esempio, ha abbassato le stime del 10%. Gli esportatori dell’Emisfero Sud andranno a cercare in primis i mercati più redditizi del Sud Est Asia, evitando l’Europa. Infatti, le previsioni relative alle esportazioni verso l’Asia sud-orientale sembrano promettenti, stante la già citata scarsa raccolta cinese”.

 

Le prime statistiche relative alle importazioni confermano simili aspettative: a fine marzo solo poche migliaia di tonnellate hanno raggiunto l’Europa, mentre nelle due annate precedenti i volumi provenienti dall’Emisfero Sud erano quasi il quadruplo. Le importazioni aumenteranno solo per le mele club come Pink Lady, per le quali in Europa non è possibile garantire la disponibilità sui 12 mesi. “L’Europa potrà così concentrarsi sullo smaltimento delle proprie giacenze – conclude Dichgans a proposito della campagna melicola in corso – senza dover temere la concorrenza delle mele importate. Tuttavia, la stagione commerciale sarà ancora lunga, e sicuramente con le Golden Delicious arriveremo a coprire i mesi fino a fine settembre, sovrapponendoci all’arrivo del nuovo raccolto 2019. Pertanto, non prevedo aumenti significativi dei prezzi, anche in considerazione che le giacenze rimanenti richiedono una rotazione continua”.

 

In questa fotografia di mercato globale, qual è la posizione del consumatore di fronte all’offerta melicola? E la Gdo come si muove? “In Italia il consumatore si trova sempre di fronte alla stessa offerta. – è il commento a caldo del direttore di VOG – C’è un’insoddisfazione latente sulle varietà tradizionali, in primis nei confronti della Red Delicious, che più delle altre varietà ha perso preferenze. E per quello che riguarda la Golden, c’è troppa esposizione sui banchi di vendita, e questo, purtroppo, non crea spazio per le varietà nuove. Paradossalmente, è la stessa sovrabbondante offerta di Golden che alimenta la sovraesposizione delle varietà nel punto vendita. I prezzi sono bassi, come anche i margini della filiera distributiva: non guadagna il produttore, ma non guadagna neanche la distribuzione. È una situazione che si autoalimenta, spinta dall’eccesso di offerta. Sarebbe invece interessante dare maggiore spazio ad altre mele che creano valore: credo sia arrivato questo momento anche in Italia”.

 

 

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