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                      Spreco alimentare, ortofrutta nefasta. Crescono anche le perdite dal campo alla tavola

                      In Italia aumenta lo spreco alimentare: ogni settimana si gettano 617,9 grammi di cibo a testa, con la frutta fresca come sempre al primo posto nella “hit” nefasta, seguita – new entry – dal pane, che scalza le verdure al terzo posto. Il rapporto “Il caso Italia 2025” consegnato dall’Osservatorio Waste Watcher International evidenzia una crescente povertà alimentare, mentre lo spreco lungo la filiera raggiunge i 14 miliardi di euro, con il cambiamento climatico che ha un ruolo significativo nelle perdite dal campo alla tavola. Per raggiungere l’obiettivo dell’Agenda Onu 2030 Segrè lancia la sfida: tagliare 50 grammi di spreco pro capite a settimana

                      Dalla Redazione

                      Italiani più spreconi, ma anche un po’ più poveri: meno attenti nella gestione del cibo a casa, ma preoccupati per la possibilità di accedere al cibo sano e sostenibile. È una fotografia che sottolinea la crescente povertà alimentare del Paese, quella del Rapporto Il caso Italia 2025 consegnato dall’Osservatorio Waste Watcher International alle soglie della 12esima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, che ricorre domani 5 febbraio 2025. E che dimostra come le buone pratiche con cui avevamo familiarizzato nelle stagioni pandemiche siano oggi un po’ in disuso: sale infatti l’asticella dello spreco alimentare domestico, gettiamo ogni giorno 88,2 grammi di cibo ovvero 617,9 grammi settimanali, con qualche novità in testa nella “hit” nefasta dello spreco.

                      Frutta sempre in cima alla black list, ma con delle novità

                      Ogni giorno, secondo i nuovi dati dell’Osservatorio Waste Watcher, gettiamo nella spazzatura 88,2 grammi di cibo, ovvero 617,9 grammi pro capite settimanali. La frutta fresca resta sempre al top della black list, come voce più sprecata: ne buttiamo via 24,3 grammi ogni settima. La new entry nella classifica dello spreco è il pane, che segue al secondo posto (21,2 grammi), scavalcando le verdure (20,5 grammi), l’insalata (19,4 grammi) e le cipolle, aglio e tuberi (17,4 grammi), spesso disponibili in confezioni sovradimensionate al fabbisogno.

                      Oltre 14 miliardi di euro di spreco alimentare lungo la filiera

                      Lo spreco alimentare domestico vale 139,71 euro pro capite ogni anno, per un totale complessivo di 8,242 miliardi euro. Lo spreco di filiera del cibo in Italia costa invece complessivamente 14,101 miliardi di euro, pari a un peso di 4,513 milioni di tonnellate di cibo gettato dai campi dove viene prodotto alle nostre tavole (e pattumiere), passando per le fasi di distribuzione e commercializzazione. Il 58,55% del costo dello spreco di filiera arriva dalle nostre case, il 28,5 % nelle fasi di commercializzazione del cibo.

                      Italiani sempre più poveri e sempre più spreconi

                      Eppure, proprio mentre sprechiamo più cibo si allontana l’accesso al cibo sano e sostenibile: l’indice FIES di insicurezza alimentare 2025 sale del 13,95% (era + 10,27% nel 2024), in uno scenario generale in cui la povertà assoluta è aumentata in Italia dal 7,7% all’8,5% (5,7 milioni di persone nel 2023) e addirittura è salita del 28,9% per le famiglie straniere, e dove la povertà “relativa” già colpisce 2,8 milioni di persone. L’insicurezza alimentare delle famiglie italiane colpisce soprattutto al sud (+ 17%) e al centro (+15%), le stesse aree dove si spreca più cibo nelle case (più 16%, più 4%).

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                      Ogni giorno gettiamo nella spazzatura 88,2 grammi di cibo, frutta in testa

                      Segrè lancia la sfida: “Tagliare tutti, ogni anno, 50 grammi di cibo”

                      Mancano solo cinque anni al 2030, e 10 anni sono già trascorsi dall’adozione dell’Agenda di sostenibilità delle Nazioni Unite. Se ne parla spesso, senza mai verificare a che punto siamo realmente – spiega Andrea Segrè, fondatore della Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare e direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International -. Per questo nel 2025 la Giornata che sensibilizza in Italia sullo spreco alimentare lancia la sua sfida a tutti gli italiani: per arrivare nel 2030 a uno spreco pro capite di 369,7 grammi settimanali, ovvero la metà dei 737,4 grammi registrati 10 anni fa al momento dell’adozione dell’Agenda 2030, dobbiamo tutti tagliare, ogni anno dal 2025 al 2029, circa 50 grammi di cibo, così da arrivare nel 2030 a uno spreco alimentare pro capite che non superi i 369,7 grammi settimanali, il traguardo previsto dall’Agenda delle Nazioni Unite che richiedeva all’Obiettivo 12.3 di dimezzare lo spreco di cibo fra il 2015 e il 2030”. “Una sfida ambiziosa – prosegue Segrè -, nella quale possiamo cimentarci con uno strumento pratico e gratuito, lo Sprecometro, che ogni giorno misura non solo lo spreco del cibo ma anche la nostra impronta ambientale, lo spreco dell’acqua nascosta e le emissioni correlate al cibo gettato”.

                      #Tempodiagire, #Timetoact sarà il filo rosso del conto alla rovescia per dimezzare lo spreco alimentare fra il 2025 e il 2030: “l’obiettivo è ambizioso – dichiara il coordinatore del Rapporto “Il caso Italia 2025”, Luca Falasconi, docente Università di Bologna -, ma insieme possiamo fare la differenza”. “Cinquanta grammi di spreco in meno ogni settimana significa un quarto di mela in meno nel bidone ogni settimana – continua -, o un quarto di bicchiere di latte in meno gettato negli scarichi, o una rosetta di pane in meno nell’umido”.

                      Il cibo più economico è anche più deperibile

                      Lo spreco del cibo risale, dunque, in Italia: la soglia media di 617,9 grammi settimanali viene abbondantemente superata al sud con 713,8 grammi pro capite e appena rialzata nell’area del centro Italia con 640,1 grammi. Più virtuosi a nord con uno spreco medio di 526,4 grammi per cittadino. Nei piccoli centri (fino a 30mila abitanti) si spreca il 12% di cibo in più, le famiglie senza figli sprecano il 16% di cibo in più e le fasce socialmente svantaggiate sprecano addirittura il 26% di cibo in più: è facile dedurre, in questi casi, che la deperibilità del cibo più economico, ma di minore qualità, incida non poco sulla bilancia degli sprechi.

                      Le ragioni dello spreco domestico

                      Le cause dello spreco del cibo nelle case sono innanzitutto attribuite a fattori “esterni”: frutta e verdura spesso sono conservate in frigo e quando le porto a casa vanno a male, per il 38% degli intervistati, fa la muffa/marcisce/si deteriora odore/sapore secondo il 33% e i cibi venduti sono già vecchi per il 31% dei consumatori. E poi ci sono le cause “soggettive”: me ne dimentico e scade secondo il 34%, ci sono troppe offerte per il 29%, ho sempre paura di non avere a casa cibo a sufficienza secondo il 27% e a 1 italiano su 4 (25%) gli avanzi non piacciono. Inoltre, il 24% confessa di acquistare troppo o comprare confezioni troppo grandi, di calcolare male le cose che servono e cucinare troppo (23%). E 17 italiani su 100, presi dallo sconforto, ammettono di non saper conservare il cibo adeguatamente.

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                      Ogni anno 4,5 milioni di tonnellate di cibo viene sprecato lungo la filiera

                      Buone e cattive abitudini

                      Verticalizzando sulle ragioni legate al quotidiano delle nostre vite: 1 italiano su 3 ammette anche di non pensare al rischio dello spreco, e dimenticarsene. Per il 23% la prevenzione degli sprechi richiede troppo tempo, secondo l’11% è troppo costoso o troppo faticoso. Si scoraggia 1 italiano su 10, pensando che il contributo personale tanto non fa differenza, o che è troppo difficile. Ma secondo 5 italiani su 100 la cosa semplicemente “non è importante”.
                      Per rovesciare lo stato delle cose, 1 italiano su 2 è disponibile a mangiare prima il cibo che rischia di guastarsi, il 45% a congelare i cibi che non si possono mangiare a breve, il 40% a utilizzare comunque il cibo appena scaduto, se è ancora buono, il 37% a valutare attentamente le quantità prima di cucinare, il 32% a fare la lista della spesa e attenersi alla lista , e a comprare sempre frutta e verdura di stagione. Solo il 6% pensa di donare il cibo cucinato in più a parenti o vicini.
                      E cosa invece risulta più difficile da fare, in ottica #sprecozero? Gli italiani indicano subito la lista della spesa (27%), quindi l’organizzazione del frigorifero/dispensa, mentre il 19% trova ostico conservare gli avanzi cercando su internet le ricette di riutilizzo.

                      Anche il cambiamento climatico pesa sullo spreco lungo la filiera

                      Il Rapporto “Il caso Italia”, su fonte Waste Watcher International con Università di Bologna/Distal su elaborazione Ipsos, è stato illustrato nella mattinata di oggi, martedì 4 febbraio, in occasione dell’evento ufficiale della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, promosso nello Spazio Europa dalla campagna Spreco Zero di Last Minute Market con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, del Ministero degli Affari Esteri, dell’ANCI e di RAI per la Sostenibilità ESG, media partners RAI Radio1 e RAI Radio2.

                      “Dobbiamo educare al rispetto del cibo per ridurre lo spreco alimentare, garantendo un miglior utilizzo degli alimenti e la riduzione dell’impatto ambientale del sistema produttivo, senza sacrificare l’elemento della qualità – ha detto il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, intervenuto alla presentazione del rapporto -. Su questo, tutti gli anelli della filiera possono contribuire”.

                      Fra i vari interventi istituzionali, interessante quanto ha ricordato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti: “Nel corso dell’ultimo anno il cambiamento climatico si è riverberato con incidenza significativa sull’aumento degli sprechi alimentari – ha fatto notare -, soprattutto nella prima fase della filiera, tra alluvioni e siccità: un elemento nuovo di cui tener conto, e sul quale l’azione congiunta di scienza, ricerca e tecnologia applicata può favorire una forte riduzione dello spreco nella fase primaria ma anche lungo tutta la filiera. A questo impegno vanno aggiunte le riflessioni legate ai differenti stili di vita per individuare più efficaci modelli di consumo: per esempio ragionando sull’ottimizzazione delle confezioni dei prodotti alimentari, ma anche sulle aspettative dei cittadini, cercando di promuovere il consumo sostenibile ed equo dei prodotti agricoli”.

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