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                      Frutticoltori in crisi, tra conferimento a prezzo aperto e GDO avara

                      Mele-prezzo-Eurospin-Gloden-Verona-13.02.2022

                      Mele in esposizione da Eurospin il 13.12.2022 (copyright: Fm)

                      La grande distribuzione organizzata – GDO ha un ruolo nello sfruttamento della manodopera utilizzata nel settore agricolo. Non è una novità ma un tema ricorrente che resta di attualità, quello descritto da “Gli ingredienti del caporalato – Il caso del Nord Italia”, pubblicato il 6 marzo dall’associazione ambientalista Terra!, che si è occupato in particolare del settore vitivinicolo nel Nord Italia e di quello ortofrutticolo in Piemonte. Tra i problemi più sentiti dai frutticoltori, quello del conferimento a prezzo aperto. Di seguito alcuni stralci presi dal dossier

                      di Eugenio Felice

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                      Mele in vendita in un supermercato / GDO (copyright: Fm)

                      SUPERMERCATI E CATENA DEL VALORE

                      Dal capitolo introduttivo del report di Terra! si legge: “Quando acquistiamo qualcosa al supermercato, il prezzo che paghiamo dovrebbe remunerare tutti gli anelli della filiera: dovrebbe, cioè, pagare il salario (adeguato) del bracciante che raccoglie la materia prima e quello dell’agricoltore che conduce la sua azienda. Dovrebbe coprire i costi di trasformazione / condizionamento dell’industria alimentare e poi, ancora, il trasporto, la logistica e, infine, la distribuzione. E a questi dovrebbero anche aggiungersi i costi ambientali (emissioni di CO2, inquinamento, consumo di suolo, solo per fare qualche esempio) e sanitari che spesso, anzi quasi sempre, restano fuori dal calcolo e si trasformano in costi per la collettività”.

                      “Tralasciando questi ultimi costi – si legge ancora nel capitolo introduttivo del report – che pure sono fondamentali, dove vanno a finire i soldi della nostra spesa? Quanto viene remunerato ogni anello della filiera? Secondo Ismea, l’ente pubblico che analizza i mercati agro-alimentari, per 100 euro di spesa che ognuno di noi fa al supermercato, all’agricoltura vanno le briciole, ovvero 1,5 euro (che arrivano a sette se si parla di cibo fresco). Al netto dei costi vivi, la parte prevalente va alla logistica e alla distribuzione. Questo vuol dire che molto del prezzo che stiamo pagando non va a chi lavora la terra. E, a proposito di briciole, è dentro questo squilibrio nella ripartizione del valore lungo la filiera che si rintracciano le cause profonde dello sfruttamento e del caporalato”.

                      “Quello che è emerso nel corso delle numerose interviste – continua il report di Terra! – quella che emerge come criticità principale riguarda i prezzi imposti dalla GDO: “Il problema è che decide tutto la GDO quindi sono obbligato a vendere al di sotto del prezzo di produzione. Il mio ricavo è zero”. Del resto questa è una criticità che va rafforzandosi nel tempo tenuto conto che la forza dei supermercati sta rafforzandosi giorno dopo giorno e oggi l’80% dei consumi alimentari passa dalla cassa di un supermercato”.

                      LA SCARSA COMPETITIVITÀ DEI PRODUTTORI

                      Il report di Terra! si occupa della frutticoltura nel distretto saluzzese, in Piemonte. “In quest’area la filiera agricola funziona approssimativamente così: gli agricoltori raccolgono i prodotti e li conferiscono alle Organizzazioni di Produttori (OP), che operano come intermediari tra i produttori e il mercato. Tuttavia, la frammentazione del sistema produttivo e l’assenza di una politica unitaria di valorizzazione del marchio rendono i piccoli produttori più vulnerabili, lasciando alla grande distribuzione organizzata (GDO) un potere contrattuale dominante. Questa pressione economica contribuisce ad abbassare i costi di produzione, spesso a discapito dei diritti dei lavoratori”.

                      “Nel corso delle numerose interviste fatte agli operatori, quella che emerge come criticità principale riguarda i prezzi imposti dalla GDO: “Il problema è che decide tutto la GDO quindi sono obbligato a vendere al di sotto del prezzo di produzione. Il mio ricavo è zero” ha raccontato un produttore, sintetizzando il malcontento diffuso in tutto il settore. Le aggressive politiche di pricing della GDO, comprese campagne di sconto e vendite sottocosto, hanno contribuito a svalutare il mercato del fresco: tali prodotti, come la frutta, sono trattati come merci comuni, il che ha portato a un abbassamento del valore percepito e della qualità dell’offerta”.

                      “Avendo non un barolo ma frutta, che è merce deperibile, sei costretto a vendere a quello che impone la GDO. Abbiamo bisogno di guadagnare 1 euro al chilo ma se quella settimana la GDO vuole, compra il tuo prodotto a 70 centesimi per fare la promozione al cliente, devi accettare sennò butti tutto. Tutte le OP subiscono i prezzi della GDO, proviamo a difenderci, ma non ci riusciamo”, racconta un produttore nonché presidente di una OP cui afferiscono 225 aziende agricole. E aggiunge un elemento poco conosciuto dal consumatore “Le promozioni che trovate al supermercato sono sulle spalle di noi produttori, non della GDO”.

                      IL PROBLEMA DEL CONFERIMENTO CON PREZZO APERTO

                      “Quanto sopra – sottolinea il report di Terra! – si ripercuote sulla remunerazione dell’agricoltore: dalle interviste ai produttori del Saluzzese, emergono chiaramente il malcontento nei confronti della GDO e le difficoltà legate all’organizzazione della filiera, che un produttore racconta così: “Io porto le mie mele, in autunno, al magazzino che le refrigera, le divide per calibro, le impacchetta e le stocca in base al mercato che ha, le vende, incassa i soldi e nel mese di giugno fa i conti. Dal prezzo che incassa toglie i suoi costi e divide per i kg di mele che ha ricevuto. Dal prezzo al kg toglie anche il suo guadagno per cui se ad esempio ha venduto a 1 euro/kg a me arrivano 30 centesimi che è il costo a cui produco, senza tenere conto degli scarti e del mio costo orario di lavoro”.

                      “Il problema è che il produttore non partecipa alla costruzione del prezzo”, racconta un rappresentante delle associazioni di categoria. Un’ulteriore criticità è il cosiddetto conferimento a prezzo aperto. Diversi produttori ci hanno raccontato, infatti, che “il male della frutticoltura è stato il conferimento a prezzo aperto: io raccolgo le mele da agosto a ottobre ma fino a giugno dell’anno successivo non saprò quanto avrò guadagnato. Posso avere delle indicazioni da bar, ma non posso programmare investimenti, sviluppo, nulla. Mi tocca investire alla cieca”. Un altro operatore aggiunge che “Il conferimento è nato in un periodo in cui le vendite andavano bene e le cooperative funzionavano. Ora i margini sono risicatissimi, anche sul biologico che il consumatore paga di più ma che a noi non viene praticamente riconosciuto”.

                      RIEQUILIBRARE LA CATENA DEL VALORE

                      Nelle conclusioni del report di Terra! si legge: “La grande distribuzione organizzata (GDO), i supermercati in cui facciamo la spesa, rappresenta un attore economico di rilievo, ma le sue pratiche commerciali possono avere conseguenze negative sui produttori agricoli e, indirettamente, sui lavoratori, contribuendo a creare un contesto di competizione al ribasso che favorisce lo sfruttamento. Una situazione lamentata dai produttori incontrati in tutte le regioni analizzate. Ecco perché bisogna aumentare il margine di guadagno della parte agricola, che in questo momento è troppo basso”.

                      “Questa situazione per qualche imprenditore potrebbe rappresentare un alibi per poter sfruttare e sacrificare il costo del lavoro. Bisogna invece far crollare ogni alibi e mettere i produttori nella condizione di poter fronteggiare le criticità del settore – dagli eventi climatici estremi alla competizione globale alla sotenibilità ambientale – e di trattare dignitosamente i lavoratori. Servono quindi norme che riequilibrino la catena del valore, ad esempio rafforzando ulteriormente la Direttiva europea sulle pratiche commerciali sleali (DL 198/2021)”.

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