L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE PER PROFESSIONISTI E APPASSIONATI DI ORTOFRUTTA
                      L'INFORMAZIONE PROFESSIONALE PER IL TRADE ORTOFRUTTICOLO
                      L’INFORMAZIONE INDIPENDENTE PER PROFESSIONISTI E APPASSIONATI DI ORTOFRUTTA

                      Spreco alimentare in calo, ma frutta e verdura restano i prodotti più gettati

                      Gli ultimi dati dell’Osservatorio Waste Watcher mostrano un calo dello spreco alimentare domestico: in Italia ad agosto 2025 si registrano 555,8 grammi settimanali a persona, contro i 683 grammi del 2024. Frutta e verdura restano sempre i prodotti più gettati, mentre inflazione, clima e nuove abitudini incidono sui comportamenti, con la Generazione Z protagonista del cambiamento

                      Dalla Redazione

                      Alla vigilia del 29 settembre 2025, sesta Giornata Internazionale della Consapevolezza delle Perdite e degli Sprechi Alimentari istituita dalle Nazioni Unite, l’Osservatorio Waste Watcher International presenta i dati aggiornati sullo spreco domestico in Italia. Lo studio, realizzato ad agosto 2025 con metodo CAWI da Ipsos per la campagna Spreco Zero e l’Università di Bologna – Distal, restituisce una fotografia incoraggiante: lo spreco settimanale medio pro capite è sceso a 555,8 grammi, in netto calo rispetto ai 683 grammi dell’agosto 2024.

                      Ortofrutta ancora in cima alla “black list”

                      La frutta fresca si conferma la categoria più sprecata, con 22,9 grammi a settimana, seguita da verdura fresca (21,5 g), pane (19,5 g), insalata (18,4 g) e cipolle e tuberi (16,9 g). Un quadro che ribadisce il primato negativo dell’ortofrutta, già evidenziato dal Rapporto di febbraio 2025, quando la frutta guidava la classifica con 24,3 grammi. La riduzione è lieve, ma non sposta il peso dei freschi nella dinamica degli sprechi.

                      Differenze geografiche e sociali

                      Il calo generale nasconde però forti differenze territoriali: il Centro Italia si conferma l’area più virtuosa con 490,6 grammi settimanali, davanti al Nord (515,2 g), mentre il Sud resta sopra la media con 628,6 grammi. L’indagine evidenzia anche come le famiglie con figli siano più attente (−17% di spreco rispetto a quelle senza figli), così come i grandi comuni (−9% rispetto ai centri medi).

                      Inflazione e nuovi comportamenti

                      Secondo Andrea Segrè, direttore scientifico di Waste Watcher, l’aumento dei prezzi alimentari (+3,7% nell’estate 2025) ha spinto gli italiani a pianificare meglio gli acquisti, riducendo gli sprechi. A ciò si aggiunge la diffusione di strumenti digitali come la app Sprecometro, che consente di monitorare e valutare quotidianamente lo spreco domestico. “Queste abitudini – sottolinea Segrè – possono rafforzare un cambiamento strutturale, indispensabile per raggiungere l’obiettivo ONU di dimezzare lo spreco entro il 2030”.

                      Clima e nuove abitudini di consumo

                      Due italiani su 3 (66%) hanno aumentato o mantenuto molto alta l’attenzione ai comportamenti sostenibili, e 1 su 2 dichiara di valutare l’impatto ambientale degli alimenti acquistati. Le temperature elevate dell’estate 2025 hanno inciso direttamente sui consumi: il 45% cerca di consumare prima i prodotti più deperibili, il 21% aumenta la frequenza d’acquisto e il 19% preferisce alimenti a lunga conservazione. Solo il 14% non ha modificato le proprie abitudini. Per Luca Falasconi, coordinatore del Rapporto, questo quadro riflette una “trasformazione culturale profonda”, alimentata anche dalle immagini di carestie e conflitti che richiamano alla responsabilità collettiva.

                      Giovani più attenti e digitali

                      Il rapporto dedica un focus alla Generazione Z, circa 9 milioni di italiani. Questo segmento si distingue per comportamenti più responsabili: riutilizza gli avanzi seguendo ricette online (+10% rispetto alla media), porta a casa o condivide il cibo in eccesso (+5-6%), congela e porziona gli alimenti più deperibili (+2%) e compra regolarmente frutta e verdura di stagione (+2%). La creatività digitale dei giovani viene interpretata da Waste Watcher come un motore antispreco capace di contaminare anche le altre generazioni.

                      Il problema è anche lungo la filiera distributiva

                      Dieci anni dopo il Rapporto 2015, che attestava uno spreco medio di circa 650 grammi a settimana, il miglioramento è evidente. Oggi 9 italiani su 10 dichiarano attenzione alla gestione dei pasti e il 95% si dice impegnato a prevenire lo spreco: il 59% “attentissimo”, il 36% “per lo più attento”. Metà della popolazione acquista sempre frutta e verdura di stagione, il 63% consuma subito i prodotti a rischio deperibilità e il 58% congela gli alimenti non consumati. Le cause dello spreco restano legate alla conservazione inadeguata a monte della filiera (37%), a prodotti già vecchi sugli scaffali (29%) o alla dimenticanza domestica (31%). Tra le difficoltà più citate: costi, tempo e scarsa fiducia nell’impatto dei comportamenti individuali. Sul fronte delle soluzioni, prevale chi mangia subito i cibi deperibili (50%), congela (47%) e utilizza comunque gli alimenti appena scaduti se ancora buoni (39%).

                      Un confronto con i dati di febbraio

                      Il miglioramento registrato ad agosto appare evidente se confrontato con il Rapporto Waste Watcher diffuso a febbraio, in occasione della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare. Allora lo spreco medio settimanale era di 617,9 grammi, con la frutta fresca a quota 24,3 grammi. In pochi mesi, dunque, si osserva una riduzione di oltre 60 grammi settimanali, pur senza modificare la gerarchia dei prodotti più sprecati: i freschi restano in cima alla lista.

                      Una sfida che resta aperta

                      Nonostante i progressi, l’Italia è ancora sopra la media europea in fatto di spreco alimentare: i 555,8 grammi settimanali si confrontano con i 459,9 della Francia e i 446,5 della Spagna. La sfida lanciata dall’Agenda 2030 – dimezzare lo spreco entro il 2030 – richiede dunque uno sforzo ulteriore, soprattutto sulla filiera dell’ortofrutta, dove l’elevata deperibilità continua a pesare.

                      Copyright: Fruitbook Magazine