La rivoluzione di Camilla, l’emporio autogestito nel segno del consumo consapevole
Nato a Bologna nel 2019, Camilla è un emporio di comunità in cui i soci – circa 800 – fanno la propria spesa quotidiana e, al contempo, mettono a disposizione gratuitamente un po’ del proprio tempo per partecipare alla gestione economica e operativa del negozio. Verdura e frutta fresche, farina, pasta e biscotti, detergenti e cosmetici, fino allo sfuso: tutto viene da produzioni biologiche e biodinamiche, selezionate con criteri rigorosi e con attenzione al rispetto dei ritmi della natura e dei diritti dei lavoratori. L’obiettivo, ora, è far conoscere i propri valori in tutta Italia
di Maddalena De Franchis
Le parole che ripete più spesso sono “comunità” e “partecipazione”: sono state proprio queste parole, infatti, a ispirare, più di dieci anni fa, Sergio Adamo e gli altri soci fondatori di Camilla, prima food coop italiana gestita direttamente dai soci (che sono, allo stesso tempo, clienti, proprietari e gestori). Costituita ufficialmente a Bologna nel 2018, Camilla è nata all’interno del Gas-Gruppo di acquisto solidale “Alchemilla”, uno dei più noti a Bologna, con l’obiettivo di estendere l’esperienza di gestione dell’acquisto dei prodotti a un maggior numero di persone. “Io e una cinquantina di soci facevamo già parte del Gas Alchemilla, che funzionava (e tuttora funziona) molto bene”, esordisce Sergio Adamo, che oggi siede nel CdA della cooperativa e gestisce il gruppo di lavoro dei cosiddetti “Socievoli” (coloro che si occupano dell’accoglienza di nuovi soci e dell’organizzazione dei turni di lavoro). “Ci chiedevamo, tuttavia, come poter essere più coinvolti e partecipi alle attività del gruppo – prosegue -. Avevamo in mente un’esperienza di comunità, anche se, all’epoca, non avevamo idea di come definirla, né di come si potesse inquadrare giuridicamente”.
L’emporio di comunità
Tra il 2017 e il 2018 cinquanta persone – i futuri soci fondatori, tra cui lo stesso Adamo – incontrano la cittadinanza di Bologna nei cosiddetti “Cantieri” ed espongono il loro progetto: si getta così la “prima pietra” della comunità di Camilla. La cooperativa nasce poi a giugno 2018, mentre l’emporio omonimo viene inaugurato a febbraio 2019 ed è ancora lì, nel cuore del quartiere San Donato, in Via Vincenzo Casciarolo 8/D. Essendo un’attività autogestita, i soci – attualmente, 740 – partecipano direttamente alla gestione economica e operativa dell’emporio. Significa che “chi decide di associarsi alla cooperativa – precisa Adamo – deve mettere a disposizione, ogni mese, almeno 2 ore e 45 minuti del proprio tempo. Questo tempo va dedicato – secondo le proprie competenze e attitudini – alla gestione del negozio”. I gruppi di lavoro, dai nomi curiosi e assai variegati, vanno dagli “Eccelsi ciappinari”, specializzati nella riparazione di qualsiasi cosa possa servire in emporio, ai “Banditi”, dediti alla stesura di progetti per candidarsi ai bandi nazionali o europei.
La “Filiera di Camilla”
C’è poi il gruppo di lavoro “Prodotti e produzioni”, che cura la selezione dei produttori e fornitori dell’emporio. Un ruolo cruciale, quest’ultimo, poiché i requisiti per la partecipazione alla cosiddetta “Filiera di Camilla” sono assai rigorosi, in linea con i valori fondativi della comunità, esposti nella “Carta dei principi e degli intenti”. I fornitori che intendono far parte della filiera devono dimostrare di rispettare, nel proprio lavoro, criteri di sostenibilità sociale e ambientale e di tener conto dell’integrale ciclo di vita dei beni (dalle materie prime fino allo smaltimento post-consumo; dalle condizioni dei lavoratori impegnati nella produzione fino alla gestione dei rapporti commerciali dell’azienda produttrice).
“Nessuno, nella filiera di Camilla, deve essere sfruttato”, sintetizza Sergio Adamo, che ribadisce quanto impegno mettono i soci nella selezione dei fornitori. “Ci rechiamo più volte, durante l’anno, in visita alle aziende agricole e agli allevamenti della zona, proprio per vigilare sulle condizioni di lavoro e di produzione dei beni che poi distribuiamo in emporio”, spiega ancora Adamo. Pasta, frutta e verdura coltivate con metodo biologico e biodinamico, formaggio, riso, dolci, birra, ma anche prodotti per la cosmesi e detersivi: Camilla propone ai soci prodotti alimentari e non solo. Il catalogo dei fornitori, in continuo aggiornamento, è disponibile sul sito web ufficiale della cooperativa: gran parte proviene dalla rete Campi Aperti, che riunisce produttori ortofrutticoli emiliano-romagnoli e promuove l’agricoltura biologica contadina. E ha creduto fin dall’inizio nel progetto di Camilla.
I prossimi obiettivi
“Camilla: emporio di comunità” è nato sul modello di esempi già presenti a Bruxelles e New York. E, a sua volta, ha fatto da apripista per altre esperienze simili in Italia: solo in Emilia-Romagna si trovano ora “Il cavolo equo” a Reggio Emilia e “Stadera” a Ravenna, mentre da circa un anno è aperto “Edera” a Trento. “Attualmente siamo a quota otto empori in tutto il Paese e il nono sta per essere inaugurato nella Capitale – conclude Adamo -: uno dei nostri obiettivi, a questo proposito, è metterci assieme, condividere le nostre esperienze, fare rete”.
Adamo individua, dunque, una terza parola-chiave, che si aggiunge a “comunità” e “partecipazione” e riguarda lo sforzo di comunicare, a più persone possibile, la cultura del consumo consapevole: è il termine “divulgazione”. “Ora l’emporio è ben avviato e il nostro sogno è avere uno spazio più ampio – confida – in grado di ospitare eventi, riunioni, attività ricreative: sarebbe l’occasione per dimostrare, ancora una volta, che il nostro intento non è solo commerciale, ma culturale. Non siamo un supermercato, siamo una comunità”.
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