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                      Dicembre, tempo di bilanci: il 2025 passerà alla storia come l’anno dell’Ozempic?

                      Dall’alta ristorazione alle hamburgerie, dai giganti di “big food” alla grande distribuzione, sono già in tanti ad aver riformulato ricette e porzioni per soddisfare le esigenze di chi assume farmaci dimagranti in grado di ridurre l’appetito: è la “rivoluzione-Ozempic”. Il medicinale funzionerebbe laddove la volontà “umana, troppo umana” il più delle volte fallisce: riducendo la dipendenza dal cosiddetto “junk food” e promuovendo il consumo di cibi freschi e salutari, come frutta e verdura fresche

                      di Maddalena De Franchis

                      Ne avevamo già parlato a gennaio, a margine di una conversazione con il sociologo Francesco Morace, fondatore dell’istituto di ricerca Future Concept Lab e “cacciatore di trend” per eccellenza. Ci torniamo oggi, mentre l’anno volge al termine, a conferma che il 2025 sarà probabilmente ricordato come “l’anno dell’Ozempic”, così come di tutti quei farmaci per il dimagrimento – altri nomi commerciali sono Mounjaro, Wegovy, Zepbound – a base di semaglutide e tirzepadite.

                      La corsa all’oro

                      Brevettati per la cura di alcune forme di diabete, questi medicinali hanno scatenato una vera e propria corsa all’oro, diffondendosi enormemente come trattamento anti-obesità e soluzione efficace per perdere peso. Non solo: gli studi dimostrano che i farmaci “agonisti del Glp-1” (questo il termine scientifico con cui vengono spesso identificati) possono rivelarsi efficaci anche nel trattamento di altre patologie, tra cui l’Alzheimer, malattie cardiovascolari e renali, le dipendenze da sostanze e persino l’osteoartrite. È per questa ragione che alcuni studiosi li collocano nella categoria dei “farmaci per la longevità”, con conseguenze importanti per la salute pubblica nel prossimo futuro.
                      Negli Stati Uniti sono già utilizzati da un numero impressionante di persone (i dati dicono che li ha provati almeno un adulto su otto), mentre in Italia le vendite sono schizzate del 78,7%. Con buona pace di coloro che chiedono di fare attenzione agli effetti collaterali, dalle possibili ripercussioni sulla funzionalità muscolo-scheletrica agli inestetismi della pelle, dovuti al rapido dimagrimento (la cosiddetta “Ozempic face”, letteralmente, “viso da Ozempic”). La controindicazione principale, però, è che i benefici svaniscono nel momento in cui la terapia viene interrotta. Per mantenere il peso raggiunto, dovrebbero essere assunti per tutta la vita: tuttavia, poiché esistono solo da pochi anni, nessuno sa quali effetti a lungo termine potrebbero avere.

                      Lo chef Heston Blumenthal (3 stelle Michelin) ha creato il “menu Ozempic”

                      La “rivoluzione-Ozempic”

                      Detto ciò, non si può negare che i nuovi farmaci per il trattamento dell’obesità rappresentino una svolta epocale. La loro azione consiste, infatti, nel modulare i meccanismi biologici che influenzano l’appetito e l’accumulo adiposo, aiutando le persone in sovrappeso a gestire meglio il rapporto con il cibo. In una parola, Ozempic agisce sulla fame, rallentando lo svuotamento gastrico – dando quella sensazione di pancia piena, per intenderci – e interferendo a livello cerebrale. Una frase che molti pazienti attualmente in cura riferiscono, a proposito dell’azione del medicinale, è che spegne il cosiddetto “food noise” (letteralmente, “rumore alimentare”), ovvero tutti quei pensieri intrusivi e ossessivi legati al cibo; migliorando, di conseguenza, la qualità della vita.

                      “Non ho fame, quindi mangio meno”. E più frutta e verdura

                      I farmaci dimagranti dilagano e, con loro, una generale diminuzione dell’appetito. Oltreoceano, sia l’industria alimentare che i ristoratori hanno già dovuto fare i conti con il primo effetto della rivoluzione-Ozempic: un cambiamento radicale delle abitudini alimentari. E gli esperti sono convinti che, non appena il trend si rafforzerà anche alle nostre latitudini, le aziende nostrane dovranno prendere atto del medesimo cambiamento e comportarsi di conseguenza.

                      Chi segue una cura di questo tipo diminuisce drasticamente, infatti, il consumo di pizza, gelati e dolci, hamburger, pasta, alcolici e junk food: il calo va da -70% a -85%. Contestualmente, aumenta il consumo di frutta e verdura e, più in generale, di cibo più sano e proteine “magre”. In particolare, un numero considerevole di pazienti in cura segnala un maggior interesse verso cibi salutari e freschi, come insalate e verdura, a fronte di una crescente disaffezione nei confronti del cibo ultraprocessato.

                      Solo nel settore dolci – quello più colpito – e solo negli Stati Uniti, ciò significa una perdita di almeno 3 miliardi di dollari all’anno. Ecco perché le grandi aziende stanno correndo ai ripari, mettendo a punto nuove proposte di alimenti che tengano conto della cura con questi farmaci e riformulando alcuni grandi classici.

                      Le mosse dell’industria alimentare

                      Tra i colossi del food&beverage, Nestlé è stato uno dei primi a lanciare una linea pensata appositamente per chi segue diete a base di farmaci dimagranti. Si chiama Vital Pursuit ed è composta da una serie di pasti preconfezionati e porzionati altamente proteici e nutrienti, ma dalle porzioni ridotte. Quattordici diverse creazioni surgelate (dal panino con la fajita di pollo alla pizza “pepperoni”, dai tacos al pollo in salsa teriyaki) ideate per chi, a causa dei farmaci, ha un appetito ridotto, ma desidera alimentarsi senza rinunciare ai nutrienti.

                      Un altro gigante di “Big food”, General Mills, sta modificando alcuni dei suoi best-seller, come i cereali da colazione Cheerios, per rilanciarli nella versione “Protein”. Contemporaneamente, Conagra ha lanciato la linea di pasti surgelati Healthy Choice, anch’essa specificamente dedicata a chi assume questi farmaci. Ma sono tante le aziende attualmente impegnate a modificare formulazioni e packaging per sottolineare l’elevato contenuto in proteine e fibre e il valore nutrizionale del prodotto, con l’obiettivo di fornire alimenti adatti ad arginare la sarcopenia, cioè la perdita di massa muscolare tipica di chi è in cura con queste terapie.

                      Anche le hamburgerie, così come la Gdo, cominciano ad andare incontro alle esigenze di chi è in cura con Ozempic&co: ad esempio, Midtown Manhattan, classica hamburgeria all’americana, ha lanciato il menù “Teeny Weeny Mini Meal”, interamente composto da porzioni ridotte, hamburger in miniatura, un bicchierino di patatine fritte e una siringa di ketchup.

                      Nei ristoranti stellati si serve il “menu Ozempic”

                      Degli effetti della rivoluzione si sono accorti anche nell’Olimpo dell’alta cucina. Uno dei ristoratori più famosi al mondo, Heston Blumenthal (3 stelle Michelin), ha adottato, già da qualche tempo, una soluzione per i clienti che – come lui, attualmente in cura con Mounjaro – non hanno più voglia di mangiare troppe portate: il “menu Ozempic”. Porzioni ridotte di circa il 20-30%, ma – garantisce lo chef – con lo “stesso sapore e la stessa spettacolarità” del menu originale.

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