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                      Nichel negli ortaggi, uno studio svela da dove arriva

                      Una ricerca dell’Università di Bari, pubblicata su Frontiers in Plant Science, ricostruisce il percorso del nichel dall’ambiente agli ortaggi. Un test nei sistemi di coltivazione idroponica individua nei fertilizzanti la principale via di ingresso del metallo. Lo studio analizza inoltre il tema dei prodotti “Nickel Free”

                      Dalla Redazione

                      Nichel negli ortaggi

                      Immagine generata dall’Ai

                      Come entra il nichel negli alimenti? E soprattutto, dove è possibile intervenire per ridurne la presenza nelle colture? A queste domande prova a rispondere un articolo scientifico dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, pubblicato sulla rivista Frontiers in Plant Science, che ricostruisce il percorso del metallo dalle sorgenti ambientali fino alla tavola, integrando aspetti ambientali, agronomici, fisiologici, tossicologici e normativi.

                      Il lavoro assume particolare rilevanza alla luce della crescente attenzione verso l’esposizione alimentare al nichel, soprattutto per le persone affette da Sindrome da Allergia Sistemica al Nichel (SNAS), e individua nei fertilizzanti minerali la principale fonte di ingresso del metallo nei sistemi di coltivazione fuori suolo.

                      Dal suolo alle colture, fino all’alimentazione

                      Il nichel è un elemento naturalmente presente nell’ambiente, dove deriva sia da processi geologici, come l’alterazione di rocce e suoli ricchi di questo metallo, sia da attività di origine antropica, tra cui emissioni industriali, combustione di combustibili fossili e impiego di fertilizzanti fosfatici. La sua presenza negli ecosistemi favorisce il trasferimento nelle piante, che rappresentano il principale punto di collegamento tra ambiente e alimentazione umana.

                      L’assorbimento del nichel dipende da numerosi fattori, tra cui specie vegetale, caratteristiche del terreno, disponibilità del metallo e pratiche agronomiche. Tra gli alimenti che contribuiscono maggiormente all’assunzione alimentare figurano ortaggi a foglia, legumi, cereali integrali, frutta a guscio, cacao e cioccolato, mentre la frutta fresca presenta generalmente concentrazioni inferiori e un contributo più limitato all’esposizione.

                      Un elemento indispensabile, ma solo in piccole quantità

                      La ricerca evidenzia il duplice ruolo del nichel nelle piante. In concentrazioni molto basse è un micronutriente essenziale, indispensabile per il corretto funzionamento dell’enzima ureasi e per il metabolismo dell’azoto. Quando invece si accumula oltre determinati livelli, diventa fitotossico e può compromettere germinazione, crescita, fotosintesi e nutrizione minerale, provocando stress ossidativo e riducendo la produttività delle colture. L’entità dell’accumulo varia in funzione della specie, del genotipo, delle condizioni ambientali e delle tecniche di coltivazione adottate.

                      Idroponica: è nei fertilizzanti la principale fonte di nichel

                      Uno degli aspetti più interessanti messi in luce dalla ricerca scientifica riguarda i sistemi di coltivazione idroponica a ciclo chiuso, sempre più diffusi nell’orticoltura professionale. A differenza delle coltivazioni in pieno campo, dove il contenuto di nichel dipende in larga misura dalle caratteristiche geologiche del terreno, nei sistemi fuori suolo il metallo viene introdotto principalmente attraverso gli input agronomici utilizzati per preparare la soluzione nutritiva.

                      Il test su pomodoro e cetriolo

                      Per verificare il contributo delle diverse matrici, gli autori hanno ricostruito il bilancio di massa del nichel in un impianto commerciale di produzione idroponica di pomodoro e cetriolo, analizzando fertilizzanti, acqua di irrigazione, prodotti fitosanitari e substrati. I risultati mostrano che oltre l’86% del nichel presente nella soluzione nutritiva deriva da due fertilizzanti comunemente impiegati, il solfato di potassio e il nitrato di calcio. Nel complesso, i fertilizzanti minerali rappresentano oltre l’80% dell’apporto totale di nichel nel sistema, mentre fitofarmaci, substrati e acqua di irrigazione hanno un’incidenza molto più contenuta. L’acqua, in particolare, è risultata praticamente priva di nichel, mentre il substrato tende ad accumulare nel tempo il metallo apportato dalla fertirrigazione, senza costituirne una fonte primaria.

                      Cresce l’attenzione sui prodotti “Nickel Free”

                      La ricerca dedica inoltre un approfondimento alla crescente diffusione di alimenti commercializzati come “Nickel Free” o “Nickel Tested”. Gli autori ricordano che il Regolamento (UE) 2024/1987 ha introdotto limiti massimi di nichel in numerose categorie alimentari, con l’obiettivo di ridurre l’esposizione cronica della popolazione.

                      Allo stesso tempo, evidenziano come, ad oggi, non esistano criteri armonizzati a livello europeo che definiscano quando un alimento possa essere qualificato come privo di nichel o testato per il contenuto di nichel. Nella pratica commerciale, queste diciture fanno riferimento a prodotti con concentrazioni di nichel inferiori ai limiti di rilevabilità o a specifiche soglie analitiche adottate volontariamente dai produttori, che però non sono standardizzate.

                      La definizione di protocolli condivisi rappresenta quindi una delle principali sfide future per garantire trasparenza e affidabilità lungo tutta la filiera.

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