Agrintesa leader del kaki: un frutto che piace a più di 1 italiano su 10
A Faenza Agrintesa e Gruppo Alegra hanno celebrato il primo Kaki Day, mettendo in luce una filiera da 7 mila tonnellate che unisce radici storiche e tecnologie d’avanguardia. Due nuove linee automatizzate nel magazzino di Faenza, export vivace e una quota bio in crescita. E l’appello alla Gdo: comunicare meglio in reparto, valorizzando l’origine italiana di un frutto che conquista anche i più giovani
di Carlotta Benini
È un frutto tipicamente autunnale e legato alla tradizione, ma con un grande potenziale di innovazione e di crescita. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, infatti – vista anche la finestra commerciale ristretta – è un frutto molto popolare: secondo i dati NielsenIQ, oltre un italiano su dieci lo indica come preferito. Oggi il kaki è una referenza identitaria ma dinamica, capace di rinnovarsi nelle varietà, nei metodi di produzione e nella comunicazione al consumatore. A confermarlo è stato il primo “Kaki Day – L’oro d’autunno”, evento che si è tenuto oggi – martedì 21 ottobre – presso lo stabilimento di Agrintesa a Faenza, cuore della filiera romagnola, alla presenza di stakeholder, giornalisti e operatori della grande distribuzione.
Una filiera da 7 mila tonnellate
L’incontro si è aperto con il saluto di Aristide Castellari, presidente di Agrintesa, che ha ricordato le origini storiche del kaki nella cooperativa e nella propria azienda di famiglia. Oggi, con 300 ettari coltivati e 7 mila tonnellate gestite, Agrintesa si conferma leader nazionale per questo frutto.
“Siamo un riferimento sia produttivo che di mercato sul kaki – ha sottolineato Cristian Moretti, direttore generale di Agrintesa – È una specie rustica, semplice da produrre, che non soffre particolari fitopatie e che viene raccolta in un periodo strategico, quando la manodopera è disponibile tra la raccolta delle mele e quella dei kiwi”.
Il 55% delle superfici è dedicato al Loto di Romagna (o “Kaki Tipo”, a polpa morbida), il 45% al Rojo Brillante (a polpa soda), a cui si aggiunge una quota di prodotto bio in crescita. “La finestra commerciale si estende fino all’8 – massimo 15 dicembre, talvolta fino al periodo natalizio – ha continuato Moretti – con il supporto delle produzioni della cooperativa Osas di Castrovillari, in raccolta a fine novembre, che ci consentono di allungare la finestra commerciale”.
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Innovazione a Faenza: due nuove linee automatizzate
Il nuovo impianto Agrintesa di Faenza, frutto di un investimento di 2 milioni di euro, rappresenta il cuore tecnologico della filiera. Due linee di lavorazione ad alta automazione, dotate della tecnologia Apricot Vision 3.0 di Unitec, garantiscono una capacità di lavorazione di 8 tonnellate all’ora, con punte di oltre 100 tonnellate al giorno. Un sistema di selezione per pezzatura e colore che, per la prima volta, viene applicato a un prodotto delicato come il cachi. Ogni frutto è sottoposto a preselezione automatica, che individua anche eventuali danni da insetti, prima della maturazione controllata (“stufatura”). “In questo modo miglioriamo l’uniformità del prodotto – ha spiegato Moretti -, ottimizziamo i tempi di lavorazione e riduciamo gli scarti, garantendo ai clienti e ai consumatori confezioni più omogenee per colore e dimensione e una gestione più efficiente delle diverse tipologie di cachi”. “Automatizzare la selezione significa tutelare la tradizione – ha aggiunto -. In questo modo possiamo concentrare il personale nella fase più delicata, il confezionamento, e migliorare uniformità, tempi e resa del prodotto”.
Una filiera integrata e tracciabile
A prendere la parola è stato poi Enrico Bucchi, direttore generale di Valfrutta Fresco, che ha posto l’accento sull’approccio integrato del gruppo. “La nostra è una filiera vera, che nasce e cresce sotto il controllo tecnico di Agrintesa e arriva nei punti vendita della Gdo con una tracciabilità pressoché totale”, ha detto. Ogni settimana vengono gestite oltre 500 tonnellate di prodotto, di cui il 60% destinato al mercato italiano e il restante 40% all’estero, con export in crescita verso Francia e Svizzera. In aumento anche la quota bio, commercializzata da Brio con il marchio Alce Nero. “Non ci sono altre aziende in Italia che sostengono quote di export come le nostre – ha sottolineato Bucchi -. Il kaki italiano è riconosciuto per la qualità e per l’origine, elementi che dobbiamo comunicare sempre meglio”.
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- Federico Cavassi – copyright: Fm
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Il potenziale del mercato e l’appello alla Gdo
Dalla ricerca sui consumi in ortofrutta commissionata nei mesi scorsi da Alegra a NielsenIQ emerge che il kaki è il frutto preferito dal 12% dei consumatori italiani, ma la sua comunicazione resta un punto cruciale su cui lavorare. “È un prodotto che ha bisogno di essere raccontato meglio – ha spiegato Bucchi -. Per questo ci rivolgiamo alla distribuzione organizzata, con la disponibilità a costruire partnership strategiche e progetti condivisi per migliorare la comunicazione sul punto vendita e valorizzare l’origine italiana. È fondamentale che il consumatore riconosca il kaki come frutto nazionale di grande valore e tradizione, distinto in modo chiaro dalle produzioni estere, in particolare da quelle spagnole che restano i nostri principali competitor”.
Bucchi ha poi evidenziato come le varietà a polpa soda, grazie alla buccia compatta, siano semplici da trasportare e ideali per il consumo fuori casa, intercettando così i nuovi stili alimentari. “Il kaki può diventare un prodotto ‘on the go’, perfetto anche in mix stagionali e snack salutistici”.
Tra tradizione e nuove varietà
Sul fronte dell’innovazione, Roberto Colombo, responsabile innovazione di Agrintesa, ha anticipato i progetti futuri: “Stiamo lavorando a varietà precoci, in raccolta già a settembre, per ampliare la finestra commerciale e migliorare la programmazione. L’altra grande sfida è quella del kaki edibile alla raccolta, che non richieda più la stufatura in magazzino”.
Nonostante le sperimentazioni, la tradizione resta il punto di riferimento: “Il sapore autentico del Loto di Romagna continua a rappresentare l’essenza della nostra identità”. Agrintesa può vantare impianti produttivi risalenti al 1940, ancora attivi, a testimonianza della longevità della specie.
Tecnica e programmazione: le fasi di maturazione
Il direttore operativo di Agrintesa Federico Cavassi ha illustrato le differenze tra le due principali tipologie: per il Loto di Romagna servono 3-4 giorni di trattamento con etilene, mentre il Rojo Brillante, più gestibile, viene maturato in ambienti saturi di CO₂ per 24-36 ore, per eliminare l’astringenza. “La programmazione è essenziale, soprattutto per i kaki a polpa morbida: la manipolazione del frutto maturo è infatti delicata e richiede confezionamento dedicato: di fatto non esiste lo sfuso su questa tipologia”.
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