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                      Alluvione di Valencia, l’agricoltura è in ginocchio

                      Si è abbattuta martedì scorso, in particolare sulle regioni orientali e meridionali della Spagna, lasciando dietro di sé morte e distruzione. Sebbene sia ancora presto per calcolare con esattezza i danni, un dato di fatto, purtroppo, c’è già: la tempesta Dana ha messo in ginocchio l’intera agricoltura spagnola, infierendo su aree storicamente vocate all’ortofrutta, all’olivicoltura, all’agrumicoltura. Di fronte a una crisi che avrà conseguenze anche negli anni a venire, le associazioni dei produttori e i sindacati degli agricoltori chiedono “aiuti immediati” al governo spagnolo

                      di Maddalena De Franchis

                      alluvione Valencia

                      Nella zona della Ribera Alta si registrano danni fino al 100% alle coltivazioni di agrumi

                      Cinque giorni sono trascorsi dalla tremenda alluvione che ha colpito la comunità valenciana e il numero delle vittime è ancora imprecisato: se i morti accertati, a oggi, ammontano ad almeno 217, non si conosce ancora la sorte di oltre mille dispersi. Mentre in tutta la regione dominano tensione e caos, il bilancio dei danni è di là da venire: quel che è già tristemente certo, però, è che la furia della tempesta Dana presenterà un conto molto salato per l’agricoltura spagnola. Tra campi sommersi e alberi abbattuti, l’alluvione ha interessato migliaia di ettari di colture, lasciando sul terreno danni stimati nell’ordine dei milioni e distruggendo interi raccolti di agrumi, cachi e ortaggi.

                      Dopo la siccità, le piogge torrenziali

                      Nelle regioni interne, la forza dell’acqua ha sradicato migliaia di viti e altre colture che avevano appena attraversato, peraltro, uno degli anni idrologici più secchi della storia. Le piantagioni erano provate dal deficit idrico e le falde acquifere praticamente esaurite. Secondo un comunicato stampa rilasciato dall’Associazione valenciana degli agricoltori (Ava-Asaja), la tempesta ha infierito su oltre 60mila ettari di terreno agricolo, provocando “perdite catastrofiche, con conseguenze incalcolabili anche per le future stagioni di produzione”. La zona della Ribera Alta – nota in tutto il mondo specialmente per le Arance di Ribera (o Riberella), a polpa bionda e senza semi – è stata tra le più colpite: si registrano danni fino al 100% alle coltivazioni di agrumi e cachi, in piena raccolta. Nelle aree interne, a La Hoya de Buñol e Utiel-Requena, la pioggia ha sradicato vigneti e ortaggi, distruggendo piante già compromesse dalla siccità prolungata: qui si sono registrati 445,4 mm di pioggia in un solo giorno, con punte di 343 mm in appena quattro ore. Almeno 160 mm di pioggia si sono rovesciati in un’ora su Chiva: un valore sufficiente per compromettere irrimediabilmente le coltivazioni. Miracolosamente, il centro città di Valencia si è salvato grazie al Turia, un giardino urbano creato nel 1986 per fronteggiare le inondazioni: lo spazio verde ha consentito, infatti, che tutta l’acqua defluisse al suo interno.

                      L’effetto di grandine e vento sulle serre orticole

                      Oltre alla pioggia, grandinate e vento forte hanno inflitto ulteriori danni in molte zone, come Alfarp e Llombai, dove chicchi di grandine grandi come una pallina da golf hanno distrutto interi raccolti. La tempesta ha devastato soprattutto le serre di El Ejido, una cittadina spagnola prettamente rurale nella provincia di Almeria, con danni a oltre 4500 ettari. In questa zona, importante area di produzione di peperoni, si prevede un calo del 20% del raccolto, mentre quello di cetrioli, zucchine e melanzane subirà perdite pari ad almeno il 30%. “La grandine ha colpito così forte che è penetrata nelle coperture delle serre, raggiungendo le piante e spaccando gli ortaggi”, ha dichiarato, in un’intervista, José Antonio Baños, presidente della cooperativa Ejidomar, che produce circa 20mila tonnellate di peperoni all’anno.

                      Non sono stati risparmiati nemmeno gli allevamenti: con i campi allagati, molti allevatori non riescono a nutrire e abbeverare gli animali, alcuni dei quali sono morti per annegamento. La rimozione delle carcasse, necessaria per prevenire rischi di salute pubblica, resta complicata a causa delle difficoltà di accesso alle strade rurali, gravemente deteriorate dalla furia di Dana.

                      L’appello disperato degli agricoltori

                      Ava-Asaja ha lanciato un appello urgente alle istituzioni spagnole, chiedendo misure di sostegno immediate – in primis, agevolazioni fiscali e assistenza finanziaria – agli agricoltori e allevatori colpiti. Oltre alle perdite dirette, i danni si estendono infatti alle infrastrutture agricole, tra cui impianti di irrigazione, coperture in plastica delle serre, magazzini, macchinari. Pascual Prats, presidente dell’Associazione del kaki, sottolinea che i campi allagati potrebbero essere inaccessibili almeno per un’altra settimana, con un ulteriore peggioramento delle perdite finora stimate. L’intera comunità è in ginocchio, costretta ad affrontare una crisi che potrebbe compromettere la produzione agricola regionale per anni e impattare drammaticamente su una delle fonti di reddito più rilevanti per l’intera economia spagnola.

                      alluvione Valencia

                      Non solo Valencia

                      Gravi contraccolpi si sono registrati anche in Andalusia e nella regione di Almanzora (Almeria), dove risultano particolarmente colpiti il comune di Armuña e le aree limitrofe, a causa dell’esondazione di un fiume. Qui sarà possibile quantificare l’entità dei danni – in particolare, ad agrumeti e uliveti – solo quando l’acqua si sarà ritirata. Un problema notevole soprattutto per l’olivicoltura, in piena campagna 2024-2025: la produzione di olio d’oliva, è bene ricordarlo, è una delle eccellenze dell’agricoltura andalusa. Asaja-Sevilla, associazione agraria dei giovani agricoltori sivigliani, ha avvertito che le piogge hanno paralizzato il lavoro dei frantoi e metteranno ancora più pressione sulle quotazioni dell’olio nel breve periodo. Quanto alle conseguenze della tempesta nel resto dell’Andalusia, nella provincia di Malaga sono state interessate in particolare le coltivazioni di agrumi, soprattutto nei comuni di Álora, Cártama e Pizarra.

                      “Cordoglio per le vittime e vicinanza ai colleghi”

                      Intanto, la vicepresidente del Consorzio Arancia Rossa di Sicilia e coordinatrice per l’Italia del gruppo europeo di contatto agrumi Elena Albertini, in una nota inviata in rappresentanza dell’intero Consiglio di amministrazione del consorzio, ha espresso “cordoglio per le tante vittime di questo evento meteorologico estremo. Il nostro pensiero va anche ai tanti colleghi agrumicoltori e agricoltori della regione provati da questa catastrofe. Noi agricoltori siamo abituati a fare i conti con l’aleatorietà delle condizioni meteorologiche, ma gli eventi estremi di questa portata producono danni incalcolabili, non solo ai frutti pronti alla commercializzazione, ma anche all’economia di una regione fortemente agricola. Adesso è il momento del cordoglio e della conta dei danni, ma subito dopo bisognerà ragionare, a livello di Unione europea e poi sul piano dei singoli Paesi, su come agire per far sì che gli eventi meteorologici estremi impattino il meno possibile sul territorio. Istituzioni, ricerca e agricoltori, da sempre custodi del territorio, debbono lavorare insieme per trovare delle soluzioni pratiche e pronte da mettere in opera”. Il Consorzio ha inviato anche una missiva ai colleghi dei consorzi agrumicoli valenciani per esprimere solidarietà e accogliere le richieste dagli agricoltori della regione iberica colpita dall’alluvione.

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