Angurie, l’innovazione spinge i consumi. Il futuro? Mini con microsemi
Il team Basf | Nunhems al Summit Anguria 2025
Basf | Nunhems, tra i leader mondiali nelle sementi per orticole, ha tenuto il summit 2025 sull’anguria il 28 ottobre alle porte di Roma, riunendo i maggiori produttori provenienti da tutta Italia. Il tema è stato “Costruiamo il futuro insieme”, a sottolineare come i risultati si raggiungano grazie al contributo di ogni anello della filiera: dal produttore del seme fino alla grande distribuzione, ognuno deve fare la sua parte. Il summit ha esplorato diverse aree: statistiche sull’andamento di mercato in Italia e in alcuni mercati esteri chiave; analisi dei consumatori in Italia e in Germania; strade che sta prendendo la ricerca varietale nell’anguria; suggestioni da parte di due player della grande distribuzione organizzata, Rewe e Conad
di Eugenio Felice
Il gotha dell’anguria si è riunito a Roma il 28 ottobre scorso all’Hotel Sheraton Parco de’Medici per il summit 2025 orgaizzato da Basf | Nunhems. A fare gli onori di casa il country sales manager Italia William Cavalieri, la customer marketing manager Laura Mazzini e il regional head EMEA East Mirko Barbieri. Quest’ultimo, in particolare, ha ripercorso alcune delle tappe più significative dell’innovazione varietale in casa Basf | Nunhems, innovazioni che hanno permesso di spingere i consumi, facendo crescere gli investimenti in termini di ettari, nonostante una debolezza generalizzata sui consumi di ortofrutta che l’Italia e non solo sta vivendo negli ultimi anni. L’evento più importante è stato l’introduzione in Italia delle midi senza semi Sugarbaby, grazie anche all’intuizione del mondo produttivo. “Su cosa stanno lavorando ora i nostri breeder e scienziati? Su angurie mini con microseme dalle eccellenti qualità organolettiche“, ha dichiarato Mirko Barbieri.
“Basf | Nunhems è tra le aziende leader nelle sementi innovative, fortemente proiettata verso i consumatori e il mercato. Vogliamo aprire nuovi segmenti di consumo per far evolvere ulteriormente la categoria delle angurie, avendo bene in mente che la qualità per l’acquirente finale passa soprattutto dal palato“, ha sottolineato Mirko Barbieri. Sulla stessa lunghezza d’onda i due rappresentanti della Gdo che sono intervenuti al summit anguria 2025, Gordan Tolevski di Eurogroup Italia / Rewe Group e Giordano Giorgi di PAC 2000A, la più grande delle cooperative Conad, presente al Centro-Sud. Il primo ha sottolineato che la qualità organolettica è fondamentale e che piuttosto di mettere a scaffale delle angurie che non rispettano la promessa fatta ai clienti si preferisce non metterla proprio in vendita. Il secondo ha osservato che sì, l’innovazione è importante, ma bisogna fare attenzione perché ogni regione e ogni provincia ha esigenze e richieste molto diverse, ad esempio in Conad Pac 2000A la regina delle vendite è ancora l’anguria tradizionale.
Produzione in crescita spinta dal successo delle midi
A dare un po’ di numeri sull’anguria in Italia e in Europa è stata Elisa Macchi, direttore si CSO Italy. Le superfici continuano a crescere, essendo passate dai 15.927 ettari del 2022 ai 17.836 del 2025, con una crescita di quasi 2 mila ettari, a testimonianza dell’evoluzione varietale significativa che ha visto negli ultimi 5 anni l’affermazione delle midi. L’80% delle angurie sono prodotte nel Centro Sud Italia, il 20% al Nord. La produzione interna è passata da 1.005.641 tonnellate del 2022 a 1.160.451 del 2025, con un aumento del 15%, variazione che diventa addirittura del +22% tra 2025 e 2024, anno che era stato poco produttivo per l’andamento climatico sfavorevole. Il 2025 invece è stato caratterizzato da elevata produzione, che ha dato qualche problema commerciale. “L’andamento dei prezzi però ci dice – ha commentato Elisa Macchi – che le angurie tradizionali hanno sofferto di più, mentre le midi hanno sofferto di meno“.
Per quanto riguarda l’Europa, si registra l’aumento di quote dell’Italia come fornitore di angurie in Germania, secondo dietro la Spagna (Italia 130 mila tonnellate vs. Spagna 230 mila tonnellate). Permane la debolezza sul mercato di Francia (Italia 20 mila tonnellate vs. Spagna 120 mila tonnellate) e Regno Unito (Spagna 80 mila tonnellate vs. Italia 10 mila tonnellate). Da segnalare l’aumento delle importazioni di angurie del Regno Unito (+40% da 2021 a 2024). Come stanno andando le esportazioni dell’Italia? Nel 2024 l’export di anguria ha raggiunto 300 mila tonnellate, meglio del 2023 (250 mila tonnellate) ma peggio del 2020 (315.000 tonnellate). Elisa Macchi ha chiuso il suo intervento con una slide sui consumi pro-capite in sei Paesi europei: vince la Spagna con 12 kg l’anno, Italia seconda con 8 kg l’anno. Il dato della Scandinavia, 5 kg l’anno, fa ben sperare sul potenziale di crescita di altri Paesi come l’UK (2,5 kg l’anno).
Consumi e abitudini d’acquisto in Italia e Germania
Cosa cercano i consumatori in due mercati chiave come l’Italia e la Germania? Al summit anguria 2025 di Basf | Nunhems Sergio Grasso di NielsenIQ ha presentato una indagine basata su interviste condotte a settembre a responsabili acquisti italiani e tedeschi da cui emergono alcune evidenze. I tre driver di scelta più importanti per l’acquisto di anguria in Italia sono le rassicurazioni sulla qualità organolettica – deve essere buona da mangiare – il colore e il prezzo, in Germania sono allo stesso modo la qualità organolettica, poi il prezzo e le promozioni. In Germania si preferiscono le senza semi (il 32% acquista solo senza semi contro l’8% dell’Italia) e i formati mini (47% degli acquisti) e medi (39% degli acquisti). In Italia l’anguria grande intera è ancora preferita dal 25% degli acquirenti, contro l’11% della Germania. Come si possono incentivare gli acquisti? Con una maggiore comunicazione sui prodotti in punto vendita, con info più chiare su origine e tracciabilità.
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