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            Arance rosse di Sicilia, annata difficile, mancano calibro, colore e domanda

            Un’annata tremenda. Basta percorrere la strada statale 194 che collega Catania con Ragusa per vedere ancora oggi – siamo a metà gennaio – arance abbandonate sull’asfalto ai lati della strada, cadute da alberi stracarichi di frutti ancora da raccogliere. Il caldo straordinario di dicembre non ha permesso infatti alla maggior parte delle varietà rosse di prendere la tipica pigmentazione interna. In più manca la domanda dai mercati del nord Italia e dell’Europa Centrale. I frutti, comunque, al di là delle dimensioni e del colore, sono buoni

             

            di Eugenio Felice

             

            Raccolta arance Francofonte

            Raccolta di arance Tarocco il 13 gennaio 2016 in zona collinare, a Francofonte (Copyright: Fm)

            Il clima caldo degli ultimi mesi, con temperature anche oltre i venti gradi nei primi giorni dell’anno in Sicilia, hanno favorito la cascola dei frutti e un ritardo nella formazione della tipica pigmentazione. Le arance, in altre parole, fino a Natale e oltre non erano rosse all’interno e a tutt’oggi sono pochi i frutti che presentano la colorazione ottimale. In più quest’anno le piante sono cariche di frutti, con pezzature medie più piccole, come nella campagna 2014/15: le arance soffrono infatti come altre specie del fenomeno dell’alternanza, un anno ci sono meno frutti ma più grandi, l’anno dopo più frutti ma più piccoli. Per finire la domanda dal nord Italia e dall’estero, causa clima straordinariamente mite in tutta Europa, è stata finora piuttosto debole, con ripercussioni negative sulle quotazioni. Il bilancio quindi è estremamente negativo e le prospettive non sono delle più rosee: il rischio è che la campagna si chiuda già nel mese di marzo.

             

            Lo scenario generale, per il settore agrumicolo siciliano, si delinea piuttosto difficile. Tra gli agrumi si salvano solo i limoni, che soffrono comunque la concorrenza turca sui mercati internazionali e quella dell’industria dei succhi e delle essenze che paga il prodotto ben 40 centesimi al chilo. Da quest’anno poi il fenomeno dei furti nei frutteti, o “giardini” come li chiamano i siciliani, sono aumentati a dismisura: non più singoli individui che caricano il bagagliaio della macchina per poi vendere i frutti per strada il giorno dopo ma interi camion con manovalanza in nero reclutata all’ultimo momento che di notte fanno razzia di limoni e di giorno vendono all’industria. Anche le altre specie prodotte in Sicilia, in particolare gli ortaggi, stanno vivendo un periodo di sofferenza che in alcuni casi, come quello del pomodoro, è iniziato addirittura 10 anni fa. In questo caso, per il ciliegino che è il simbolo nel mondo del pomodoro siciliano, il problema maggiore si chiama nord Africa.

             

            Ma torniamo agli agrumi. Abbiamo letto di asettiche analisi svolte dall’altra parte dell’oceano circa le previsioni di produzione agrumicola in Italia. Valgono quello che valgono, perché poi ci si deve confrontare con il mercato, quindi con la domanda, ed è solo quella che determina l’esito della campagna di un prodotto. L’Asda, il dipartimento di stato americano per l’agricoltura, stima una produzione di arance in Italia pari a 1,95 milioni di tonnelate, in aumento rispetto agli 1,36 milioni della passata campagna (dicevamo il fenomeno dell’alternanza) e anche agli 1,8 milioni della campagna 2013/14. Le esportazioni, in generale, si confermano un flebile ricordo di ciò che valevano alcuni lustri fa: nella passata campagna l’Italia ha esportato poco meno di 120 mila tonnellate di arance, il 6,5 per cento della produzione, e ne ha importate 220 mila tonnellate. Passando ai limoni, l’Usda prevede una produzione stabile attorno alle 420 mila tonnellate.

             

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