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                      Botulino, muore dopo aver mangiato una zuppa fresca ai carciofi

                      Una pensionata di Roma a fine settembre aveva acquistato una zuppa fresca ai carciofi in un supermercato ed è deceduta a causa di un’intossicazione alimentare per botulino. Grave anche la figlia, che aveva consumato lo stesso prodotto ed è stata ricoverata in terapia intensiva. In corso le verifiche dei Nas, aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti

                      Dalla Redazione

                      botulino zuppa carciofi

                      La vicenda risale a settembre ma è uscita alla ribalta sulle pagine di cronaca nera solo ora. Un mese fa una donna di Roma, pensionata, aveva acquistato al supermercato una zuppa ai carciofi, un piatto pronto fresco di quelli disponibili nei banchi refrigerati dell’ortofrutta. Dopo averla consumata insieme alla figlia, entrambe hanno iniziato a sentirsi male e si sono quindi rivolte al pronto soccorso.

                      Ricoverate al Sant’Eugenio di Roma, entrambe erano gravissime, ma per la madre non c’è stato nulla da fare: è deceduta per avvelenamento da botulino, come riporta Repubblica. Su questa ipotesi lavorano gli investigatori mentre il pubblico ministero Fabio Santoni ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti: l’inchiesta è stata affidata ai Nas (nuclei antisofisticazione e sanità). La figlia, ancora grave, è stata in terapia intensiva per 24 giorni.

                      La figlia salvata dall’antidoto

                      Dopo la morte della madre i medici hanno consigliato alla figlia di denunciare il tutto, ma la querela non è partita subito, perché anche lei, vittima di intossicazione, era ricoverata in gravi condizioni. “La confezione – raccontano la donna e il compagno, che si è rivolto alle autorità sette giorni dopo la morte della suocera, perché preoccupato – era ‘sigillata e non scaduta’”. Una volta capito a cosa era dovuto il malore della donna, da Pavia, dal centro antiveleni, hanno spedito l’antidoto a Roma in elicottero. “Non riusciva più a respirare – racconta di nuovo il compagno della figlia -. L’hanno intubata e portata in terapia intensiva”, dove è rimasta per quasi un mese.

                      Zuppa fresca incriminata

                      Le indagini sono ancora in corso, ma sono complicate a causa del ritardo nella presentazione della denuncia. L’Asl è intervenuta acquisendo le confezioni delle zuppe, ma il lotto incriminato era ormai stato ritirato perché scaduto e, quindi, sostituito con un altro. L’unica certezza è la morte per botulino: l’ipotesi al momento più accreditata è che il decesso della signora anziana sia stato causato dal batterio nella zuppa di carciofi.

                      Botulino nella zuppa o mala conservazione?

                      Gli investigatori, riferisce Repubblica, hanno avviato le verifiche per risalire alla filiera di produzione e al lotto della minestra mangiata dalla vittima che, però, appunto, era stato già sostituito dagli scaffali. È ancora da stabilire se il botulino fosse presente già nella confezione prima dell’acquisto o se la donna abbia conservato male il prodotto in casa e quindi il botulino si sia sviluppato in un secondo momento.

                      C’è anche la questione della cottura della zuppa e del riscaldamento della stessa previo consumo: la tossina botulinica, infatti, è termolabile e viene distrutta dall’esposizione a temperature superiori a 80 gradi, per almeno 10 minuti, come si legge nelle indicazioni dell’ISS. Dal momento che a livello domestico non è semplice verificare il raggiungimento di questa temperatura fino al cuore del prodotto, è più sicuro portare l’alimento a ebollizione per questo lasso di tempo. Con il calore – si precisa – non si elimina il batterio, ma si eliminano le tossine botuliniche, il veleno naturale più potente per l’uomo.

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