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Caporalato in Gdo, la parola a Mazzini (Coop Italia): “No a generalizzazioni, noi non ci stiamo”


A pochi giorni dalla tragedia dei due incidenti stradali in Puglia che hanno portato alla morte di 16 braccianti agricoli – tutti presumibilmente vittime di caporalato – e dal clamore suscitato da un’inchiesta giornalistica sul mondo delle aste al ribasso, da Coop Italia arriva un messaggio chiaro per “non fare di tutta un’erba un fascio”. Claudio Mazzini – responsabile commerciale freschissimi di Coop Italia – spiega a Fm quanto Coop Italia sta facendo per far sì che la filiera della produzione, dal campo allo scaffale, sia sempre più etica. “La Coop – dichiara – ha 150 anni, c’era nel secolo scorso e vuole esserci anche nel prossimo. Noi queste cose non le facciamo: agire con aste al doppio click al ribasso è contro ogni logica. Chi lo fa ha solo un interesse di breve periodo, fa il raider. Il nostro compito è quello di essere competitivi nel rispetto delle regole. A passare per quelli che strangolano i produttori però, noi non ci stiamo”

 

di Massimiliano Lollis

 

Caporalato

Gli incidenti stradali avvenuti nei giorni scorsi in Puglia – che in tutto hanno portato alla morte di 16 braccianti agricoli, presumibilmente vittime di caporalato come stanno verificando le inchieste della procura di Foggia (leggi qui) -, fatti di cronaca e inchieste giornalistiche sulle aste al doppio ribasso nel mondo della Gdo hanno portato in primo piano il tema del caporalato nell’attualità italiana. E Coop Italia vuole dire la sua, per lanciare un messaggio: “In Gdo e lungo la filiera non siamo tutti uguali quando si tratta di legalità nel lavoro”. 

 

A spiegarci in che modo è Claudio Mazzini, responsabile commerciale freschissimi di Coop Italia: “Come hanno dimostrato queste recenti tragedie – osserva -, il tema del caporalato ha una notevole rilevanza economica oltre a quella sociale. Questi fenomeni emergono soprattutto in filiere rimaste al secolo scorso: frammentate dal punto di vista produttivo, disaggregate e con una capacità commerciale molto scarsa. Se in queste realtà non si risolve dal punto di vista politico e strutturale questo evidente problema di asimmetria rispetto al mercato, incentivando una aggregazione coordinata, questi fenomeni continueranno ad esistere. Detto ciò – sottolinea -, non siamo tutti uguali. Ad essere rappresentati in quanto Gdo come coloro che strozzano la filiera, noi non ci stiamo. Coop Italia non fa aste al doppio ribasso, crede nelle relazioni di lungo periodo con i produttori e riconosce sul pomodoro da industria al sud il 10% in più rispetto all’accordo minimo Anicav. Sul mercato ci dobbiamo confrontare con chi se ne frega delle regole, e può quindi offrire un prezzo bassissimo che ha strappato prendendo per la gola qualcuno. Ma noi questo non lo facciamo”.

 

Caporalato

Claudio Mazzini, direttore commerciale freschissimi di Coop Italia, in una foto di archivio

Credere in una filiera etica, però, non è solo questione di idealismo. “Noi queste cose – spiega Mazzini – non le facciamo anche perché, in prospettiva, mantenere tessuti economici floridi è la nostra prima leva di sviluppo. E così dovrebbe essere per chiunque voglia crescere: agire con aste al doppio click al ribasso è contro ogni logica. Chi lo fa ha solo un interesse di breve periodo, fa il raider. La Coop ha 150 anni – spiega – c’era nel secolo scorso e vuole esserci anche nel prossimo: come è possibile che per dare il prezzo più basso strangoli tutti? Poi finirai per strangolarti da solo”.

 

L’impegno da parte di Coop per la legalità – ci spiega Mazzini – non è però una novità di questi ultimi – tragici – tempi. Dal 1998 Coop Italia monitora i fornitori di prodotto a marchio Coop nel rispetto dello standard SA8000, chiedendo la sottoscrizione e l’applicazione di un codice etico e svolgendo controlli con auditor qualificati e indipendenti. Ma il “sistema” voluto da Coop – al centro della campagna Buoni&Giusti Coop, lanciata proprio per sottolineare la sensibilità di Coop Italia per questi temi – garantisce il rispetto delle regole per tutti i fornitori ortofrutta: per le filiere ortofrutticole particolarmente a rischio, tra cui quella del pomodoro, Coop ha coinvolto non solo gli 80 fornitori ortofrutticoli di prodotto a marchio Coop (per 7200 aziende agricole), ma tutti gli 832 fornitori nazionali e locali di ortofrutta (per oltre 70.000 aziende agricole).

 

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La campagna Buoni&Giusti di Coop Italia

Quando si tratta di legalità nel mondo del lavoro, non sono però le leggi a mancare. “Le leggi – spiega Mazzini – ci sono. Quello che manca è un controllo serrato che le faccia rispettare. Noi facciamo la nostra parte. Sulle filiere che riguardano tutto l’ortofrutta e con grande attenzione sui prodotti a marchio Coop, abbiamo messo insieme un sistema. Non è infallibile, ma è un sistema che contrattualmente prevede che se nei nostri fornitori emergono problematiche su orari e stipendi, possiamo arrivare legittimamente alla loro esclusione. Per noi il tema del rispetto del lavoro è diventato un elemento del business, senza il quale non ci può essere business. Tutti i nostri fornitori ortofrutta – sottolinea – devono sottoscrivere un codice di comportamento, e si devono impegnare per primi a controllare le proprie produzioni, o quelle dei loro soci o delle aziende da cui comprano. Non ci sono alibi”. Un esempio? “Sul pomodoro da industria – spiega Mazzini – dal 2004 abbiamo un presidio specifico realizzato con Medici Senza Frontiere. Il sistema di controllo c’era lo scorso anno, c’è quest’anno e ci sarà nei prossimi”.

 

Ma come avviene nel concreto il controllo del rispetto di queste regole? “In questo momento – spiega – come in tutti gli altri anni, abbiamo 7 ispettori che controllano il rispetto del codice etico direttamente nei campi di pomodoro di Puglia e Campania. Si tratta di enti terzi e indipendenti, che si muovono sul territorio e sono gli occhi di Coop sul territorio. Gli esperti realizzano interviste con i lavoratori in maniera riservata, si confrontano con le realtà attive sul territorio, siano essi sindacati o ong”.

 

Il caporalato però non si combatte solo con i controlli. “È necessario – spiega Mazzini – evitare che la moneta cattiva scacci la buona e che la ricerca del prezzo più basso possibile faccia a pugni con i diritti delle persone. Un sistema di garanzie affidabili e fatto da enti terzi indipendenti e comportamenti commerciali coerenti: non significa rinunciare ad essere competitivi sul mercato, ma rispettare le regole. In questo momento – conclude – pare che tutta la grande distribuzione stia strangolando i produttori. Forse una parte, non tutta. Non siamo tutti uguali. Così come i produttori: non è vero che il caporalato sia una piaga comune a tutti i produttori, in sud Italia come nelle regioni del centro-nord. Ci sono aziende che scelgono scorciatoie, e aziende che queste scorciatoie non le scelgono. Il nostro compito è cercare di salvare chi produce, cercare di essere efficienti e competitivi, ma nel rispetto delle regole”.

 

 

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