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Marca del Distributore: dibattito con i big della Gdo su sicurezza, qualità, nuovi trend


Si è parlato di sicurezza, tracciabilità e qualità della Marca del Distributore al convegno di apertura di MarcaByBolognaFiere, la due giorni internazionale dedicata alla private label organizzata in collaborazione con ADM Associazione Distribuzione Moderna. Alla presentazione del rapporto di The European House – Ambrosetti sulla sicurezza alimentare nei supermercati è seguita una tavola rotonda con alcuni top manager della Gdo, chiamati a dare la loro visione sul futuro della MDD. Ecco alcuni spunti emersi dal dibattito con Francesco Avanzini (Conad), Gianpietro Corbari (PAM Panorama), Maura Latini (Coop Italia) e Maniele Tasca (ADM e Selex). Interessante la breve fotografia di Alex Tosolini (Kroger) sui trend del mercato Usa

 

di Carlotta Benini

 

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Da sinistra Francesco Avanzini (Conad), Gianpietro Corbari (PAM Panorama), Maura Latini (Coop Italia) e Maniele Tasca (Selex) (credits MarcabyBolognaFiere)

Ogni settimana 60 milioni di italiani vanno a fare la spesa in uno dei 26 mila punti vendita dei vari format che si contano ad oggi nel panorama della grande distribuzione italiana. Sono 422 mila i prodotti che si possono trovare sugli scaffali delle varie insegne distributive, di questi circa 65 mila sono referenze a Marca del Distributore (MDD). La buona notizia? È che i consumatori possono stare più che tranquilli quando vanno a fare la spesa al supermercato: è proprio qui, infatti, che si possono trovare i prodotti più sicuri per gli acquisti food. Questo grazie ai 2 milioni e 300 mila controlli che vengono effettuati ogni anno in Gdo. È Giorgio Santambrogio, presidente di Associazione Distribuzione Moderna (ADM) a tirare le fila del convegno di apertura di Marca 2019 (16-17 gennaio, BolognaFiere), dando i numeri di un settore, quello della private label, che continua a crescere, raggiungendo nell’ultimo anno i 10,3 miliardi di euro, con una quota di mercato che è passata dall’11,3% nel 2003 a oltre 19% nel 2018.

 

Il convegno inaugurale di Marca, dal titolo “Sicurezza, Tracciabilità e Qualità della Marca del Distributore per la tutela del Consumatore”, mercoledì 16 gennaio si è aperto con la presentazione del rapporto di The European House – Ambrosetti sulla food safety in Gdo (leggi qui tutti i numeri dello studio).

 

The European House – Ambrosetti, nel suo studio, sottolinea il valore e il ruolo per il sistema-Paese della Marca del Distributore, il cui fatturato, solo tra il 2016 e il 2017, è cresciuto del 2,8% e rappresenta un terzo della crescita del settore alimentare negli ultimi 14 anni. “La Marca del Distributore sostiene una filiera di fornitura diffusa – dichiara Valerio De Molli, managing partner e Ceo di The European House Ambrosetti – fatta di 1.500 imprese, soprattutto PMI ad alto tasso di ‘italianità’. Il rapporto di partnership della MDD con la sua filiera di fornitura favorisce il rafforzamento della dimensione industriale e competitiva delle aziende copacker, sostenendone la crescita nel tempo”.

 

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Un momento del convegno di apertura (credits MarcabyBolognaFiere)

“Se non ci fosse la MDD, molte imprese non riuscirebbero a essere presenti sugli scaffali della grande distribuzione”, aggiunge Giorgio Santambrogio, sottolineando anche come la MDD oggi sia “l’emblema delle capacità di leggere, conoscere e soddisfare le esigenze del consumatore contemporaneo”.

 

Proprio su questi temi si è sviluppato il dibattito della tavola rotonda di chiusura del convegno, che ha visto la partecipazione di quattro top manager della Gdo, chiamati a dare la loro visione sul futuro della MDD. “La private label oggi è un fattore decisivo nell’offerta della grande distribuzione. – ha esordito Francesco Avanzini, direttore generale di Conad – Rappresenta un terzo della nostra offerta commerciale. La sfida futura? E quella di seguire il mutamento degli stili di vita dei nostri clienti, evolvendo la nostra offerta di prodotti MDD secondo i trend del mercato e le esigenze di una popolazione in rapido mutamento”. Naturalità, tipicità, italianità sono le parole chiave, la facilità di utilizzo e l’alto contenuto di servizio sono i must.

 

“La marca del Distributore è un asset strategico molto importante per la crescita di tutte le catene distributive. – sottolinea anche Gianpietro Corbari, amministratore delegato PAM Panorama – Il made in Italy è uno dei valori cardine. È anch’esso un marchio, con una valenza straordinaria a livello mondiale. Valorizzare il made in Italy, tuttavia, non significa spingere troppo sui localismi: gli eccessi di campanilismo non aiutano il successo del made in Italy all’estero”.

 

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Alex Tosolini (Kroger) al convegno di apertura di Marca 2019 (credits MarcabyBolognaFiere)

“Alla base della crescita della MDD c’è la sua capacità di interpretare i bisogni del consumatore, spesso anticipando in questo senso la marca privata. – sottolinea Maura Latini, direttore generale Coop Italia – Il salutismo? È una sorta di cristallo, con tante sfaccettature: è salutistico il biologico, per alcuni lo è il free from, per altri il prodotto ‘arricchito’ di qualcosa, o quello che non contiene proteine animali. Il futuro dei prodotti a marca del distributore sta nell’interpretazione sempre più puntuale di queste tendenze, senza prescindere dall’efficienza e tenendo al centro anche valori come l’italianità e il territorio”. Anche la convenienza è un aspetto che determina la competitività di un prodotto, inutile negarlo. “Abbiamo di fronte a noi dei competitor, i discount, che oggi rappresentano il 18% delle vendite della Gdo a valore e il 25% a volume. I discounter trattano principalmente prodotti private label, ponendoci chiaramente di fronte a una riflessione sul rapporto qualità-prezzo”.

 

La private label è dunque fondamentale nelle dinamiche competitive dei supermercati e spesso è più avanti dell’industria di marca se si tratta di intercettare le tendenze dei consumatori. Ed è anche più brava a conquistare la fiducia dei consumatori stessi: lo sottolinea anche Maniele Tasca, membro del Comitato Esecutivo ADM e direttore generale Selex. “Qualità e sicurezza sono i due elementi sui quali si baserà lo sviluppo della marca del distributore nei prossimi anni: – precisa Tasca – due valori che si costruiscono a partire dal rapporto con i copacker, ma anche grazie al contributo del consumatore stesso. La velocità con cui crescerà la MDD dipende da quanto sapremo essere innovativi e competitivi. Per questo non dobbiamo perdere di vista anche altri concetti più ampi come la sostenibilità, la tracciabilità, la disponibilità di informazioni sul prodotto e sulla sua origine”. Infine ci sono l’ispirazione e la rassicurazione, conclude Tasca, citando a sua volta l’intervento di Alex Tosolini, senior vice president della divisione new business development della catena americana Kroger. Il manager di origini venete è intervenuto al convegno di apertura di Marca, a cavallo tra la prima e la seconda sessione, per fare una breve panoramica sul mercato Usa e sui trend nella grande distribuzione. Il consumatore di oggi? “Vuole risparmiare tempo e spendere meno, allo stesso tempo sentirsi connesso, coccolato e ispirato. Sostanzialmente, se 10 anni fa dovevamo vendere pane e latte, oggi dobbiamo essere amici del consumatore. – spiega Tosolini sottolineando l’importanza, nello sviluppo della marca del distributore, dell’attenzione ai nuovi trend. “Dobbiamo essere ossessionati da cosa vuole il consumatore”: questo è una sorta di mantra, per i retalier americani.

 

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