Corsera Gabanelli Coop

Coop risponde alla Gabanelli: “A Celox abbiamo dato un preavviso di 2 anni”


A seguito dell’articolo pubblicato su Corriere della Sera il 22 gennaio a firma Milena Gabanelli – sì, quella di Report – Coop Italia ha pubblicato una nota stampa il 23 gennaio per lamentare il fatto di non essere stati interpellati e chiarire che le prime comunicazioni al grossista Celox Trade di Cesena con la chiara intenzione di interrompere i rapporti risalgono a ottobre 2012, due anni prima della effettiva risoluzione. Intanto il caso è esploso sulla stampa generalista, con Coop che viene, ingiustamente, messa alla gogna. Non tutto è bianco o nero…

 

di Eugenio Felice

 

Corsera Coop Gabanelli 22-01-16Ne è passato di tempo da quando eravamo sui banchi dell’Università. Una quindicina d’anni. Dei tanti insegnamenti non è che sia rimasto molto, bisogna ammetterlo, più che altro un modo di pensare, una certa cultura d’impresa. Tra questi però ce n’è uno: differenziare il rischio su più clienti, averne uno che fa il grosso del fatturato è un’enorme debolezza. Quindi si può colpevolizzare la Coop, o meglio Coop Italia e Centrale Adriatica – perché di Coop ce ne sono anche altre – per aver fatto “saltare per aria un fornitore che fatturava mediamente 5 milioni di euro, rispettava il capitolato e aveva 25 dipendenti”, come ha scritto Milena Gabanelli su Corriere della Sera di venerdì 22 gennaio? L’articolo tra l’altro ha tutte le imprecisioni di chi non è dentro all’argomento, ma questi sono dettagli.

 

[Leggi l’articolo di Milena Gabanelli: “Le Coop pretendevano lo sconto”]

 

Intanto è curioso guardare il sito della Celox Trade, ancora on line (clicca qui), dice che il suo business è – o meglio era – l’importazione di ortaggi biologici dal nord Africa. Di pere, oggetto del contendere con Coop, non si parla da nessuna parte. Curiosa anche la pagina del Corriere in cui è uscito l’articolo della Gabanelli: se non si sta attenti non lo si nota proprio: nessuna insegna Coop in vista, solo uno scheletro di 10 mila anni fa trovato in Kenia. Timore reverenziale? Mancava in archivio una foto di Coop? Inserito all’ultimo momento in fretta e furia? Mah… Poi diciamolo, se la Celox Trade di Fortunato Peron – lo ricordiamo alle varie fiere di settore nel codazzo dei politici di turno con il suo sigaro in bocca – era così Coop dipendente non è colpa di Coop: è pieno di aziende, anche piccole, che servono Coop ma anche altre catene distributive.

 

[La nota stampa di Coop in risposta all’articolo di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera]

 

Coop Italia sabato 23 gennaio ha voluto rispondere alla Gabanelli con una nota stampa, che potete scaricare integralmente cliccando nel link qui sopra, in cui si afferma che: “Le prime  comunicazioni di  Coop  a Celox (un  grossista di  pere),  nella  vicenda  della riduzione  della  fornitura, risalgono  a ottobre  2012 dove al  fornitore  era  stata  chiaramente  anticipata la volontà da parte di Coop di superare il rapporto per operare più direttamente con fornitori espressione diretta dei produttori  agricoli;  Coop  voleva accorciare la  filiera,  riducendo  i  costi  non  necessari  e dando  così  più valore ai  produttori  diretti  (agricoltori)  e  ai consumatori. È  una  strategia  che  Coop  ha  sempre perseguito. (…) Il rapporto con Celox tuttavia è proseguito fino al 2014 proprio perché Coop voleva dare il tempo necessario al fornitore per gestire l’impatto di una cessazione del rapporto”.

 

[Leggi anche l’articolo de Il Giornale: “Così la Coop renziana rovina i produttori”]

 

Coop Italia ha fatto ricorso urgente e si vedrà come andrà a finire. Certamente le Coop in questione non hanno più colpe della maggior parte delle catene distributive operanti in Italia che da molti anni a questa parte chiedono contributi vari per nuove aperture e sconti per le immancabili promozioni a quella che è ovviamente la parte debole, un sistema “drogato” come lo ha definito lo stesso Francesco Pugliese, presidente di ADM, l’Associazione della Distribuzione Moderna di cui fa parte anche il sistema Coop. Se allora bisogna ravvisare, comunque vadano a finire le cose, l’aspetto positivo della sentenza dell’Antitrust, questo è che ora le catene distributive staranno molto più attente nel perfezionare i contratti di fornitura. Più chiarezza, per lavorare con più serenità.

 

Copyright: Fruitbook Magazine

 





Ci sono 2 commenti

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  1. Ale M.

    “con Coop che viene, ingiustamente, messa alla gogna”

    Mi scusi sig. Eugenio Felice ma lei ha la palla di vetro?
    Perché non mi spiego come possa esprimersi con una sentenza del genere….
    Non mi sembra che qui la situazione sia così chiara da potersi esporre in prima persona dicendo che la Coop ha ragione, anzi, mi stupisco della sua decisione di non pensare prima che una società grossa come la Coop possa sfruttare le persone da cui si rifornisce (visto che non è il primo articolo che esce a riguardo).

    • Eugenio Felice

      Gentile Ale M., la ringrazio per il suo commento. Io non ho, purtroppo, la palla di vetro e non ho scritto da nessuna parte che Coop ha ragione. Forse dovrebbe rileggersi l’articolo. Sostengo che la stampa generalista ha messo alla gogna Coop Italia “ingiustamente” perché fa passare al consumatore finale, agli italiani non addetti ai lavori, un messaggio che, a mio avviso, è certamente sbagliato, e cioè che, come scrivo nell’ultimo capoverso, Coop Italia abbia delle colpe peggiori e diverse da quelle della maggior parte delle catene distributive operanti in Italia. Coop Italia rischia, in altre parole, se non ci saranno altre sentenze, di essere il capro espiatorio di un sistema distributivo che per troppi anni si è approfittato della debolezza del mondo produttivo.


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