Crisi delle nocciole, Ferrero sospende gli acquisti in Turchia (e rischia la multa)
Continuano gli effetti negativi della crisi delle nocciole, la cui campagna 2025/2026 è stata compromessa dal cambiamento climatico nei principali Paesi produttori (Turchia e Italia). Per far fronte all’impennata dei prezzi – dovuta sia alla scarsità di prodotto, sia al dilagare della speculazione – il gigante dell’industria dolciaria Ferrero ha sospeso gli acquisti di nocciole turche, ma rischia una multa comminata dall’autorità turca per la concorrenza. Intanto, trema la filiera del gianduiotto, messa duramente alla prova dai rincari dei due ingredienti principali: nocciola e cacao
di Maddalena De Franchis
L’annus horribilis della nocciola – la cui produzione è drammaticamente in calo per effetto del cambiamento climatico – rischia di mettere in ginocchio l’intera filiera di uno dei prodotti simbolo non solo del Piemonte, ma di tutto il Paese: parliamo del gianduiotto, il delizioso cioccolatino venduto, ormai, a prezzi da boutique (da 20 fino a 60 euro al kg). La crisi produttiva della nocciola, dovuta in primis alla deludente campagna registrata in Turchia – primo produttore mondiale di nocciole – avrebbe convinto il colosso dolciario Ferrero a sospendere gli acquisti di nocciole turche, dopo che il prezzo è quasi raddoppiato dall’inizio dell’estate (da 9.000 a 18.000 dollari a tonnellata). La scarsità di prodotto sul mercato – riconducibile a una gelata primaverile e a un’infestazione di cimice asiatica che hanno compromesso irrimediabilmente il raccolto – avrebbe, peraltro, innescato una spirale speculativa (i fenomeni di “ritenzione dell’offerta”). Ma non è andata male solo in Turchia: anche la campagna italiana – il nostro Paese è il secondo produttore mondiale – si è rivelato assai inferiore alle aspettative iniziali, con i produttori che segnalano perdite di oltre il 30% rispetto al potenziale medio (ma una nota di Cia-Agricoltori italiani parla di rese diminuite del 60%, con punte dell’80% nell’Astigiano).
Lo stop di Ferrero alle nocciole turche
Ferrero consuma circa un quarto della produzione mondiale di nocciole e, quest’anno, si è vista costretta ad attingere alle proprie scorte e rifornirsi da Cile e Stati Uniti. “La Turchia è il primo produttore al mondo di nocciole, Ferrero il primo consumatore. Il prezzo lo fanno loro, e tutti gli altri seguono a ruota, non solo nel mercato di massa, ma anche nell’alto di gamma”, ha spiegato, nei giorni scorsi, Mauro Bianco, responsabile del settore corilicolo di Coldiretti in Piemonte. Sul mercato si ritiene, quindi, che Ferrero troverà, prima o poi, un’intesa con i produttori turchi, alle prese anch’essi con climate change, svalutazione della moneta nazionale e tensioni geopolitiche di vario genere. Ma appare evidente che il baricentro della nocciola mondiale sia prossimo a spostarsi in altri continenti: ad esempio, in Oregon (Usa) e in Cile, dove già Ferrero si serve. La grande industria, insomma, cerca risposte immediate, perché un centesimo in più o in meno può sancire il successo di un prodotto a scaffale, notoriamente di largo consumo, come la Nutella.
Le altre mosse di Ferrero
Per far fronte alla crisi in atto e diversificare le proprie fonti di approvvigionamento, Ferrero ha lanciato, di recente, l’Hazelnut Agronomy Program, promosso insieme a EIIs (European Institute of Innovation for Sustainability) e Conaf (Consiglio nazionale dei dottori agronomi e forestali) per rilanciare la filiera italiana ed europea della nocciola. In Italia, il programma “Progetto Nocciola Italia” è pensato proprio per aumentare la disponibilità di nocciole di origine nazionale e creare accordi di lungo periodo con gli agricoltori. Per quanto riguarda la filiera europea, il colosso di Alba ha avviato un nuovo progetto da circa 1.000 ettari di noccioleti nella vicina Serbia. Ciò favorirebbe progetti agricoli più vicini ai propri stabilimenti, promuovendo una maggiore autonomia produttiva rispetto al mercato turco, da anni dominante, ma soggetto a forti oscillazioni di prezzo e problemi legati alle condizioni di lavoro e ambientali.
La Turchia non ci sta
In questo contesto, è di oggi la notizia che l’Autorità turca per la concorrenza potrebbe imporre multe salate alla Ferrero nel caso in cui non rivedesse la propria decisione di sospendere gli acquisti di nocciole coltivate nel Paese. I media internazionali riportano, infatti, che l’accordo concluso lo scorso anno tra Ferrero e Turchia (dopo che il garante per la concorrenza aveva accusato l’azienda piemontese di abusare della propria posizione dominante sul mercato) prevede che il gruppo dolciario acquisti almeno 45mila tonnellate di frutti ogni anno. Per il 2025, tuttavia, non si è andati oltre quota 30mila.
Intanto Turkstat, l’ufficio statistico turco, ha pubblicato il “Crop Production 2nd estimation 2025“, con un’ulteriore revisione della previsione di produzione di nocciola turca 2025/26: 441.000 tonnellate, in calo del 15% rispetto alla prima proiezione di maggio (520.000 t), -38% rispetto alla campagna 2024/25 (717.000 t). Siamo davanti al livello più basso dalla campagna 2011/12: il dato risulta in linea con le stime precedenti, condivise dal ministero dell’Agricoltura turco e dal Tmo (ente statale turco per le materie prime dell’agroalimentare, come cereali e frutta secca), rispettivamente di 464.000 t e 453.000 t. Secondo gli esperti di Areté, società indipendente di analisi e previsioni sui mercati delle commodities dell’agroalimentare, la minor offerta turca e i timori sulla qualità del nuovo prodotto contribuiscono a mantenere elevati i prezzi della nocciola. Solo tra agosto e settembre, il prezzo della sgusciata di calibro 11/13, consegnata in Europa, ha registrato aumenti di oltre il 60%, segnando, da inizio anno, un incremento del +118%.
Il gianduiotto vittima della “tempesta perfetta”
I rincari del cioccolatino iconico di Torino sono dovuti non solo alla crisi della nocciola, ma anche all’impennata del prezzo del cacao, che in tre anni è schizzato del 220%. “L’anno scorso la nocciola sgusciata ci costava 13 euro al chilo; oggi 18-20 euro. Inevitabilmente ci saranno ritocchi sui prezzi finali al consumatore. Ma non possiamo trasferire tutti i costi, altrimenti andiamo fuori mercato, nell’extra-lusso”, ha dichiarato il maestro cioccolatiere Guido Castagna, a capo del comitato Gianduiotto Igp Torino, che si batte da anni per ottenere l’ambito riconoscimento. La preoccupazione di Castagna è che, mentre si cerca di tutelare il prodotto tipico con l’Igp, il cambiamento climatico e le speculazioni possano trascinare nel baratro le antiche filiere. Compresa quella del “re” gianduiotto.




