Dazi, accordo Usa-Ue: tetto al 15%. Agroalimentare italiano sotto pressione
L’intesa sui dazi tra Usa e Ue fissa un tetto del 15% alle esportazioni europee. Per l’Italia, l’ortofrutta fresca resta marginale, ma Coldiretti e Filiera Italia denunciano una “stangata” da oltre 1 miliardo su vino, olio e pasta. Cia parla di “resa” e teme gravi ripercussioni sul vitivinicolo. Von der Leyen difende l’accordo: “Scelta di stabilità, alternativa allo scontro commerciale”
Dalla Redazione
La Commissione europea e gli Stati Uniti hanno formalizzato l’accordo politico annunciato lo scorso 27 luglio dalla presidente Ursula von der Leyen e da Donald Trump. La dichiarazione congiunta, diffusa a inizio agosto, introduce un nuovo regime tariffario che prevede un’aliquota massima e onnicomprensiva del 15% per la quasi totalità delle esportazioni europee. Il provvedimento tocca comparti industriali di primaria importanza – dalle automobili ai prodotti farmaceutici, dai semiconduttori al legname – con conseguenze dirette anche per l’agroalimentare, dove l’Italia rischia di pagare un conto particolarmente salato.
Per quanto riguarda, nello specifico, l’ortofrutta, l’impatto più significativo dei dazi Usa al 15% riguarda non tanto il comparto del fresco, quanto piuttosto la filiera tecnologica che supporta il settore, in particolare le macchine agricole e le tecnologie per la lavorazione e conservazione – di cui il nostro Paese è leader -, che rischiano di vedere un peggioramento della competitività.
Coldiretti: stangata da oltre 1 miliardo
Secondo Coldiretti e Filiera Italia, le tariffe al 15% sui prodotti agroalimentari italiani senza alcuna esenzione rischiano di causare una perdita superiore a 1 miliardo di euro, con vino, olio, pasta e suini tra i settori più colpiti. Il vino, prima voce dell’export, potrebbe subire un impatto di oltre 290 milioni, seguito dall’olio extravergine (+140 milioni) e dalla pasta di semola (+74 milioni).
Coldiretti denuncia inoltre lo squilibrio di una trattativa a favore degli Usa, sottolineando come l’agricoltura continui a essere sacrificata. L’organizzazione chiede sostegni economici alle filiere più penalizzate e chiarezza sull’ingresso di prodotti americani nel mercato europeo, affinché vengano rispettati gli stessi standard di qualità e sicurezza alimentare.
I dati sull’export confermano la criticità: dopo un primo trimestre 2024 in crescita (+11%), con l’introduzione dei dazi aggiuntivi al 10% l’export agroalimentare italiano negli Usa è rallentato (+1,3% in aprile, +0,4% in maggio) fino a segnare un calo del 2,9% a giugno, prima flessione dal 2023.
Cia: “Più che un accordo, una resa”
Per la Cia-Agricoltori Italiani, l’intesa appare come una vera e propria resa, con l’agroalimentare sacrificato a vantaggio dell’automotive. “La perdita di competitività farà ridurre drasticamente le quote di mercato negli Usa, soprattutto nel settore vitivinicolo”, dichiara il presidente Cristiano Fini in una nota.
Cia segnala rischi non solo per l’export diretto (7,8 miliardi di euro nel 2024), ma anche per l’intero indotto agroindustriale e l’occupazione, con imprese costrette a ridurre i margini o trasferire i costi sui consumatori. A complicare il quadro, l’effetto combinato tra dazi e fluttuazioni del cambio euro-dollaro, che renderà il Made in Italy ancora meno competitivo.
L’organizzazione sollecita governo e istituzioni europee a riaprire il negoziato, chiedendo indennizzi per le aziende penalizzate e vigilanza sull’eventuale apertura agevolata alle importazioni agricole statunitensi, considerate una linea rossa invalicabile in assenza di reciprocità.
Particolarmente esposto è il vino, con gli Stati Uniti che rappresentano il primo mercato mondiale (1,9 miliardi di euro di fatturato nel 2024). Dipendono in modo cruciale dall’export oltreoceano i vini bianchi Dop del Trentino-Alto Adige e del Friuli-Venezia Giulia (48% delle vendite), i rossi toscani (40%), piemontesi (31%) e il Prosecco (27%).
Von der Leyen: “Un accordo forte, seppur imperfetto”
In un’intervista esclusiva al Sole 24 Ore, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha difeso l’intesa con Washington, definendola “una scelta deliberata, la scelta della stabilità e prevedibilità rispetto all’escalation e allo scontro”. Secondo von der Leyen, “se le due maggiori potenze economiche democratiche non fossero riuscite a raggiungere un accordo, si sarebbe fatta festa a Mosca e a Pechino”.
La presidente ha sottolineato che una ritorsione tariffaria da parte dell’Ue avrebbe rischiato di innescare una guerra commerciale “dispendiosa, con conseguenze negative per lavoratori, consumatori e industrie europee”. Il tetto tariffario fissato, ha spiegato, offre “chiarezza e stabilità ai milioni di europei che vivono del commercio con gli Stati Uniti”.
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