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                      Dazi Usa al 25%? La scure di Trump sull’agroalimentare europeo e made in Italy

                      Il presidente americano Donald Trump ha minacciato l’introduzione di dazi del 25% sui prodotti agroalimentari europei: una misura che rischia di colpire duramente il made in Italy, mettendo a repentaglio un mercato da 7,8 miliardi di euro. Già durante la prima presidenza Trump, per le imposte in vigore, si era registrato un calo a valore del 15% per l’export di frutta italiana. Le associazioni agricole chiedono un intervento immediato di Bruxelles per scongiurare il rischio di un crollo dell’export agroalimentare tricolore

                      Dalla Redazione

                      L’imposizione di dazi sul cibo made in Italy negli Usa metterebbe a rischio il record di 7,8 miliardi fatto segnare nel 2024 in un mercato, quello statunitense, divenuto sempre più strategico per il settore agroalimentare tricolore, con l’ulteriore pericolo di alimentare la già fiorente industria del falso. È quanto afferma la Coldiretti in riferimento al messaggio del presidente Donald Trump agli agricoltori americani di prepararsi a produrre di più dopo l’annuncio dell’imposizione di tariffe aggiuntive dal 2 aprile sulle merci provenienti da Messico, Canada e Cina, che interesseranno anche l’alimentare.

                      La guerra commerciale è dunque iniziata e i mercati finanziari sono già andati in tilt. La preoccupazione è che presto la scure cada anche sull’Europa: il presidente americano infatti lo ha già preannunciato i giorni scorsi, durante il primo consiglio dei ministri del suo governo tenutosi a fine febbraio. “Abbiamo preso la decisione e la annunceremo a breve: saranno del 25%”, ha minacciato Trump a proposito di imminenti dazi sui prodotti europei, come riporta il Corriere della Sera.

                      La spada di Damocle pende dunque anche sul nostro Paese. La preoccupazione è legata al fatto che un dazio del 25% sul cibo italiano farebbe alzare i prezzi al consumo per i consumatori americani, che potrebbero essere portati a indirizzarsi su altri beni più a buon mercato, proprio a partire dai cosiddetti “italian fake”.

                      Negli Usa record del falso made in Italy

                      Gli Stati Uniti sono oggi il Paese che detiene saldamente la leadership produttiva del falso made in Italy, con il fenomeno delle imitazioni di cibo tricolore che è arrivato a rappresentare oltre 40 miliardi di euro, fa notare Coldiretti. Formaggi in primis, ma il problema riguarda un po’ tutte le categorie, dall’olio d’oliva ai salumi fino a passata e sughi.

                      Minaccia anche per l’export ortofrutticolo italiano

                      Una fiorente industria del falso che potrebbe avvantaggiarsi del calo di consumi del vero cibo italiano. Secondo un’analisi condotta da Coldiretti su dati Istat, i dazi imposti durante la prima presidenza di Trump su vari prodotti agroalimentari tricolori hanno causato una riduzione del valore delle esportazioni (confrontando il 2019 con il 2020). La diminuzione è stata del -15% per la frutta, del -28% per carni e prodotti ittici lavorati, del -19% per formaggi e confetture, e del -20% per i liquori. Anche il vino, sebbene inizialmente non colpito dalle misure, ha registrato un calo del 6%.
                      Secondo una stima Coldiretti, un dazio del 25% sulle esportazioni agroalimentari made in Italy negli Usa potrebbe costare ai consumatori americani fino a 2 miliardi di euro in più, con un costo per le singole filiere che sarebbe di quasi 500 milioni solo per il vino, circa 240 milioni per l’olio d’oliva, 170 milioni per la pasta, 120 milioni per i formaggi.

                      “Da considerare anche l’import di servizi dagli Usa”

                      “Nel trattare la quesitone dazi si continua a ragionare solo dell’economia reale, cioè quel che si produce, ma nessuno tiene in considerazione il tema dell’importazione dei servizi che in questo caso vengono erogati dal mercato statunitense – sottolinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini -. Mettere insieme questi due aspetti diventa la vera trattativa che l’Europa dovrebbe attuare in una visione comune per evitare che ci siano forme di penalizzazione economica che non gioverebbero né al mercato europeo né a quello americano”.

                      “Bruxelles intervenga subito”

                      Le recenti minacce di dazi ingiustificati e dannosi per i nostri prodotti sono una sfida che l’Europa non può ignorare. E la risposta UE deve essere unitaria e risoluta, al fine di evitare che il protezionismo Usa danneggi tutta l’economia agricola”, è il commento di Confeuro, la Confederazione degli agricoltori europei e del mondo. In una nota stampa il presidente Andrea Tiso ribadisce “l’importanza di politiche comuni forti, capaci di sostenere l’agricoltura, tutelare i consumatori e preservare l’eccellenza agroalimentare europea”.

                      “Bruxelles intervenga subito – commenta anche Cia-Agricoltori Italiani -. Il messaggio social del presidente americano è una clessidra all’ultimo granello. Serve un’azione diplomatica e una contromossa importante per contrastare l’effetto deflagrante dei dazi Usa su tutti i prodotti Ue”. “Gli agricoltori di Trump – continua Cia – non potranno mai produrre Grana Padano, Prosciutto di Parma, Pecorino romano, Prosecco, Brunello e tutte le Dop e Igp Made in Italy, il cui export in Usa vale oltre 2,4 miliardi, una ricchezza anche per l’Europa. Altro che divertimento, serve risposta ferma e risoluta”.

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