Dop economy, “un sistema resiliente” da 20 miliardi: exploit del food
Apfel, Brixen, Familie, Model, Supermarket
Presentato oggi a Roma il Rapporto Ismea-Qualivita, che descrive quello dei prodotti Dop e Igp come un “settore resiliente”, che con un valore alla produzione di 20,2 miliardi di euro segna nel 2023 un +0,2% su base annua e un +52% nell’ultimo decennio. Da sottolineare le performance dei prodotti alimentari a indicazione geografica, che per la prima volta superano i 9 miliardi di euro (+3,5%), mentre il vino frena. L’unica voce del comparto ortofrutticolo a incidere in modo significativo nella Dop economy sono le mele, che chiudono la top 15 del comparto food
Dalla Redazione

La Mela dell’Alto Adige Igp nella top 15 dei prodotti a indicazione geografica: nel 2023 vale 81 milioni di euro
La Dop economy italiana, malgrado le varie criticità del sistema produttivo agricolo e dei mercati, si mostra in buona salute. Lo dice l’edizione 2024 del Rapporto Ismea-Qualivita, l’analisi dei valori economici e produttivi dei settori agroalimentare e vitivinicolo Dop e Igp, presentata oggi a Roma con l’intervento del Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida e le relazioni dei rappresentati delle istituzioni di settore.
I dati del XXII Rapporto Ismea-Qualivita descrivono un settore da 20,2 miliardi di euro di valore alla produzione nel 2023 (+0,2% su base annua), per una crescita del +52% in dieci anni e un contributo del 19% al fatturato complessivo dell’agroalimentare italiano. Cresce del +3,5% il comparto del cibo che supera per la prima volta i 9 miliardi di euro, mentre il vino imbottigliato frena sia come quantità (-0,7%) che come valore (-2,3%) e si attesta su 11 miliardi di euro. Bene l’export, con i prodotti Dop e Igp leva del made in Italy nel mondo, che conferma un valore di 11,6 miliardi di euro, con trend positivo nei Paesi UE. Il sistema della Dop economy italiana si fonda su 317 Consorzi di tutela autorizzati dal Ministero dell’agricoltura che coordinano il lavoro di oltre 194 mila imprese delle filiere cibo e vino capaci di generare lavoro per quasi 850 mila occupati.
Export da 11,6 miliardi, in crescita la zona Ue (+5,3%)
Le esportazioni del comparto Dop e Igp confermano un valore di 11,6 miliardi di euro (-0,1% sul 2022) e un trend del +75% in dieci anni. La crescita nei Paesi UE (+5,3%) compensa il calo nei Paesi Extra-UE (-4,6%), dato particolarmente significativo alla luce dell’attuale dibattito sui dazi, con i Paesi terzi che assorbono oltre la metà (52%) dell’export della Dop economy italiana e gli Stati Uniti, prima destinazione in assoluto, che da soli valgono oltre un quinto (21%) delle esportazioni italiane Dop e Igp. Il settore cibo realizza 4,67 miliardi di euro per un +0,7% in un anno e un +90% sul 2013, con crescite in valore per formaggi, pasta e olio di oliva. Per il vino cala la quantità esportata (-2,9%) per un valore pari a 6,89 miliardi di euro (-0,6%), in tenuta dopo il balzo del +10% del 2022 e con un trend del +66% sul 2013.
Cibo Dop, Igp e Stg in crescita per il terzo anni di fila, vola oltre 9 miliardi
La Dop economy del cibo cresce per il terzo anno di fila e nel 2023 raggiunge 9,17 miliardi di euro di valore alla produzione (+3,5% la crescita annua, +44% il trend dal 2013) per un fatturato al consumo finale che sfiora i 18 miliardi di euro (+3,6%). Bene soprattutto i formaggi (+5,3%), per la prima volta sopra i 5,5 miliardi di euro e con la produzione più alta degli ultimi cinque anni, ma buone crescite in valore anche per oli di oliva (+33%), prodotti della panetteria e pasticceria (+9%) e carni fresche (+10%). L’export raggiunge 4,67 miliardi di euro (+0,7% su base annua e +90% sul 2013), grazie soprattutto alla crescita nei mercati UE (+6,4%). Numeri frutto dell’impegno di 87.212 operatori, 585 mila occupati, 182 Consorzi di tutela autorizzati dal Masaf e 42 Organismi di controllo.
Mele nella top 15 del comparto food
Fra i primi 15 prodotti Dop e Igp per valore della produzione compaiono le mele, unica voce del comparto ortofrutticolo a incidere in modo significativo nella Dop economy. Al 14esimo posto troviamo la Mela dell’Alto Adige Igp, che nel 2023 vale 81 milioni di euro (+1% sul 2022), mentre al 15esimo posto figura la Mela Val di Non Dop, il cui valore segna un balzo del +15,3% attestandosi a 63 milioni di euro.
Quasi 850 mila rapporti di lavoro, il 60% nella fase agricola
Alla base delle filiere Dop e Igp vi sono 194.387 operatori, di cui 186.547 produttori e 31.197 trasformatori, che aderiscono ai disciplinari di produzione e si sottopongono ai controlli per la certificazione. Nel vino si contano 107.175 operatori e nel comparto cibo 87.212. Il Rapporto Ismea-Qualivita 2024 approfondisce anche l’impatto della Dop economy sull’occupazione, elaborando i dati Inps sui rapporti di lavoro nella fase agricola e di trasformazione delle filiere Dop e Igp. Nel complesso si stimano 847.405 occupati nella Dop economy italiana, 510.260 nella fase agricola e 337.145 nella fase di trasformazione. Il settore vitivinicolo Dop e Igp conta 332.506 occupati, mentre il comparto cibo 585.543.
5,9 miliardi di euro di vendite nella Gdo: cresce il ruolo dei discount
La spesa per i prodotti nella Gdo è pari a 5,9 miliardi di euro nel 2023, per una crescita del +7,2% in un anno, dinamica in linea con l’intero comparto alimentare, la cui spesa nel 2023 è cresciuta del +8,6% (frutto di un innalzamento dei prezzi, con un carrello leggermente alleggerito nei volumi). Il cibo segna un +9,5%, con formaggi e oli di oliva che crescono anche in volume, oltre che in valore; la spesa per il vino registra un +2,7%. Nei primi 9 mesi del 2024, i dati sulla spesa alimentare degli italiani confermano i livelli del 2023 (con un +0,8% su base annua). Si conferma il ruolo crescente dei discount per i prodotti Dop e Igp che nel corso del 2024 superano la quota di mercato del 18%; anche il ricorso alle vendite in promozione da parte della Gdo risulta più elevato rispetto ai prodotti generici.
Il 57% delle province in crescita, bene Sud e Isole (+4,0%)
Dopo due anni consecutivi con dati in aumento in diciotto regioni su venti, il Rapporto Ismea-Qualivita 2024 descrive un quadro più variegato: su 107 province italiane 61 hanno valore della Dop economy più alto, il 17% con crescite a doppia cifra. Prosegue il trend positivo nell’area Sud e Isole (+4,0%), sempre in crescita negli ultimi cinque anni, con buoni risultati soprattutto per Sardegna (+19%) e Abruzzo (+11%). Cresce anche il Nord-Ovest, trainato dalla Lombardia che supera per la prima volta i 2,5 miliardi di euro e cresce per il terzo anno consecutivo. Il Nord-Est ha risultati stabili nel complesso (-0,6%) e vale il 54% della Dop economy, con l’Emilia-Romagna che frena leggermente (-2,4%) e il Veneto che con 4,85 miliardi € si conferma regione leader. Nel Centro i risultati peggiori (-3,9%) con la Toscana (-5,5%) che rappresenta la gran parte del valore economico e il Lazio unica regione in crescita (+8,8%).
Indicazioni geografiche italiane, “un sistema resiliente”
“Il XXII Rapporto Ismea-Qualivita ci descrive una Dop economy che continua a essere un pilastro fondamentale per il nostro sistema agroalimentare – dichiara Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste -. Un valore complessivo alla produzione di oltre 20 miliardi di euro e una crescita del comparto del cibo del 3,5% nel 2023, testimoniano la forza delle nostre filiere e la qualità che il made in Italy rappresenta nel mondo. Nonostante le attuali sfide geopolitiche, i nostri prodotti Dop e Igp guidano l’export, confermando il ruolo strategico dei 317 Consorzi di tutela, che coordinano il lavoro di quasi un milione di operatori. Guardiamo al futuro con ottimismo, certi del valore che il nostro agroalimentare sa generare, rafforzando il territorio e l’identità italiana”.
“I dati di questo Rapporto confermano che le Indicazioni Geografiche italiane rappresentano un sistema resiliente, capace di affrontare con successo le molteplici sfide che il 2024 ha posto, sia in ambito climatico che commerciale – sottolinea Mauro Rosati, direttore Fondazione Qualivita e Origin Italia -. Questo risultato è sostenuto da una base occupazionale solida e dal continuo potenziamento dei 317 Consorzi di tutela riconosciuti dal Masaf. In particolare, i dati relativi al Sud Italia in crescita da un quinquennio, evidenziano un rafforzamento del modello della Dop economy in quei territori, a testimonianza della capacità del settore di radicarsi e prosperare anche in contesti complessi. Guardando al futuro è fondamentale che il settore Dop e Igp, con le istituzioni italiane ed europee, rivolga la massima attenzione alle rapide trasformazioni tecnologiche nel campo alimentare e alle dinamiche evolutive dei mercati internazionali, per assicurare al sistema un livello sempre più alto di competitività e sostenibilità”.
“Ismea è da oltre vent’anni punto di riferimento per l’analisi strutturale ed economica del sistema delle Indicazioni Geografiche, fornendo un contributo significativo alla definizione delle politiche di settore – conclude Sergio Marchi, direttore generale Ismea -. Accanto a realtà di eccellenza come la Fondazione Qualivita e Origin Italia, l’Istituto supporta il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste in diversi ambiti: dal monitoraggio continuativo dei dati produttivi e di mercato alla valutazione dei Piani di regolazione dell’offerta per rafforzare la competitività e la governance delle filiere, sino all’assistenza tecnica nella definizione della strategia nazionale di valorizzazione e promozione della qualità agroalimentare. Un impegno che vede uniti tutti: imprese, consorzi di tutela e istituzioni per la crescita competitiva del sistema della Dop e Igp italiane e per un suo sviluppo in chiave sempre più sostenibile e innovativa”.
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