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Falso bio: a Verona truffa milionaria delle mele destinate a marmellate e omogeneizzati


Il Consorzio Ortofrutticolo Padano, presieduto da Fausto Bertaiola, è al centro di un’indagine che ha messo in luce un business da milioni di euro di finte mele biologiche tra Verona e la Romania. La realtà veronese, nota anche per il marchio BabyFruit, si è specializzata negli ultimi anni nelle mele a residuo zero da destinare alle multinazionali che preparano alimenti per i bambini. Il Consorzio Ortofrutticolo Padano avrebbe venduto sul mercato oltre 2.300 tonnellate di mele convenzionali spacciate per bio. Le accuse sono pesantissime: si va dalla truffa aggravata per il conseguimento di fondi pubblici, all’associazione a delinquere, alla frode. Coinvolte nelle indagini, come parti lese, la ferrarese Ve.Ba e il colosso delle marmellate Zuegg, che in una nota chiariscono le proprie posizioni. Si difende anche il Consorzio Ortofrutticolo Padano (leggi qui)

 

Dalla Redazione – aggiornato il 5 ottobre 2018

 

mele falso bio

La campagna stampa delle mele di Verona BabyFruit a residuo zero

Mele convenzionali coltivate in Romania spacciate per biologiche, con falsi certificati dei terreni di produzione. E poi l’aggravante: il raccolto veniva destinato anche alla produzione di marmellate, omogeneizzati e succhi per bambini. È stata messa in luce nel nord Italia una maxi truffa del bio che vede coinvolte la Cooperativa Ortofrutticola Padana e il Consorzio Ortofrutticolo Padano, realtà con sede a San Giovanni Lupatoto (Verona) presieduta da Fausto Bertaiola, a cui sono associate 11 cooperative, per un totale di 1.100 aziende sparse tra le province di Verona, Padova, Rovigo e Mantova. Il Consorzio per diversi anni si è anche aggiudicato la gara per la fornitura e distribuzione di prodotti ortofruttiocoli nell’ambito del programma ministeriale Frutta nelle Scuole.

 

La notizia è stata diffusa dal quotidiano L’Arena: a condurre le indagini, si legge nell’articolo, è stato il pubblico ministero Maria Beatrice Zanotti, che il 27 settembre scorso ha ottenendo dal gip Marzio Bruno Guidorizzi il rinvio a giudizio di dieci imputati accusati, a vario titolo, di aver organizzato un vero e proprio business delle “finte mele ecologiche” tra Verona e la Romania. Le accuse sono gravissime: si va dalla truffa aggravata per il conseguimento di fondi pubblici all’associazione a delinquere contro il patrimonio e il commercio, dalla frode concretizzata con la coltivazione delle mele in Romania su un terreno con falsi certificati di conformità ecologica fino al falso.

 

In tribunale il prossimo 20 dicembre dovranno comparire Gabriele Tibaldo, direttore del Consorzio Ortofrutticolo Padano e suo figlio Andrea responsabile dello stoccaggio; il presidente dello stesso Consorzio Fausto Bertaiola e il suo vice Alberto Chinaglia, l’amministratore della società romena Agripod Giuliano Giovannini, il consigliere del Consorzio Michele De Berti e il suo responsabile amministrativo Leonardo Sordo, il consigliere della Cooperativa Ortofrutticola Padana Paolo Miotto, il tecnico del Consorzio Devis Liboni con il collega Stefano Mantoan.

 

Le indagini, come riporta l’Arena, sono partite da verifiche contabili eseguite dall’autorità giudiziaria romena dove falsi certificati di conformità di un terreno dichiarato ecologico avrebbero permesso alla romena Agripod di ottenere 210 mila euro di contributi pubblici. Il business procedeva quindi nel veronese, dove le mele convenzionali importate dalla Romania venivano rivendute anche a diversi trasformatori spacciandole per biologiche.

 

“Gli imputati – secondo il capo d’accusa, come si legge sull’Arena – si sono associati al fine di compiere una serie indeterminata di truffe aggravate per ottenere erogazioni pubbliche e frodi in commercio”. Hanno offerto sul mercato mele certificate con il QV – Qualità Verificata, quando in realtà questi frutti non lo erano, “immettendo in commercio prodotti difformi da quelli dichiarati e contenenti residui chimici in quantità superiori a quelle consentite”.

 

Il business del finto bio che, secondo la Procura, sarebbe fruttato milioni e milioni di euro. La Cooperativa e il Consorzio padano avrebbero infatti venduto sul mercato italiano oltre 2.300 tonnellate di mele spacciate come biologiche, acquistate dalla romena Agropod. Oltre a queste partire, altri 14 carichi di mele false bio sono state vendute alla cooperativa ferrarese Ve.Ba, per un totale di 313 tonnellate”. Ve.Ba è coinvolta nel caso come parte lesa insieme a Zuegg: il colosso delle marmellate, con sede sempre a Verona, vede tra i suoi fornitori il Consorzio Ortofrutticolo Padano. Lo stesso Consorzio Ortofrutticolo Padano utilizzava le finte mele bio per la sua linea “Baby Fruit”.

 

LE PRECISAZIONI DI ZUEGG.

Zuegg, in una nota che ci ha inviato il 2 ottobre, tiene a precisare quanto segue: il Gruppo Zuegg non produce né commercializza una linea baby di confetture bio, come erroneamente riportato da diversi organi di stampa. Ogni fornitura destinata a Zuegg per la produzione di prodotti finiti o semilavorati subisce approfonditi e stringenti controlli di laboratorio volti a verificare la qualità e conformità delle materie prime rispetto ai parametri indicati dal fornitore. L’azienda ribadisce, infine, che per Zuegg garantire la qualità e genuinità delle forniture e dei prodotti è una priorità che non prevede deroghe o compromessi, un patto di fiducia con tutti i clienti e consumatori che, quotidianamente, gustano i prodotti di un Gruppo italiano che, dal 1890, porta sulle tavole di milioni di persone il risultato del lavoro, serietà e passione dei dipendenti e collaboratori Zuegg.

 

LA REPLICA DI VE.BA.

La cooperativa ortofrutticola VE.BA di Gaibanella (Ferrara) in una nota stampa del 5 ottobre a firma del direttore generale Rudi Ricci Mingani, dichiara: “Con riferimento all’articolo pubblicato il 28 settembre ultimo scorso sul quotidiano “L’Arena” di Verona e ripreso dalla stampa specializzata di settore, relativo alla vicenda penale a carico del Consorzio Ortofrutticolo Padano, la VE.BA Soc. Coop  comunica di non aver mai trasformato le 313 tonnellate di mele ricevute dal Consorzio, perché restituite in quanto non rispettavano i parametri qualitativi necessari”.

 

LA REPLICA DI C.O.P.
Anche il  Consorzio Ortofrutticolo Padano interviene con una nota a chiarire la propria posizione, “con fiducia nell’operato della Magistratura e certo che verrà dimostrata l’estraneità degli indagati alle ipotesi contestate”, scrive in una nota, in cui si precisano alcune questioni, come riporta l’articolo dedicato (leggi qui).

 

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