Finocchi, limoni… il prezzo di NaturaSì è veramente trasparente?
Il finocchio dell’azienda Brio Mazziotta (crediti NaturaSì)
La campagna “Sosteniamo l’agricoltura” è stata presentata a Roma lo scorso 6 marzo dal presidente di NaturaSì, Fabio Brescacin. La campagna intende sottolineare l’impegno dell’insegna, leader in Italia nel biologico, a riconoscere il giusto prezzo ai produttori. La formazione del prezzo di diversi prodotti – tra cui finocchi, limoni, arance, kiwi, fragole e carciofi – viene indicata in modo trasparente da NaturaSì, anche in punto vendita. Ma si tratta veramente di prezzi “trasparenti”? In proposito riportiamo le riflessioni di Enzo Di Rosa, tra i pionieri nella produzione di prodotti bio e fondatore di “Chi è il padrone?! La Marca del Consumatore”
Dalla Redazione
“Ok, il prezzo è giusto? – esordisce Enzo Di Rosa -. La trasparenza dei prezzi non è solo una parola d’ordine, ma un primo passo utile dal momento che essi sollevano questioni oggettive e morali, assumendo, a priori, che i diritti umani e il mondo naturale non dovrebbero essere violati per la produzione di beni a basso costo. Tuttavia, implementare la trasparenza dei prezzi non è così semplice come mostrare in anticipo il prezzo finale”.
Due esempi sul giusto prezzo e sull’equo valore lungo la catena produttiva
“Il primo esempio – dichiara Enzo Di Rosa – è l’iniziativa “Chi è il padrone?!” creata dai consumatori del movimento internazionale La marca del consumatore. Un’iniziativa nata dal basso e gestita direttamente dai consumatori che in soli 10 anni è riuscita a ispirare le scelte di acquisto di oltre 16 milioni di consumatori in Europa, remunerando il giusto prezzo per i produttori – oltre 3.500 famiglie di produttori – distribuendo oltre 500 milioni di prodotti equamente remunerati al giusto prezzo per i produttori”.
“La seconda iniziativa – continua Enzo Di Rosa – è quella dei supermercati NaturaSì, marchio storico del biologico in Italia. Due esempi, seppure diversi, il primo, Chi è ilpadrone ?! il movimento dei consumatori, nato dal basso, controllato e verificato dai consumatori (produttori, aziende, distributori e consumatori sono coinvolti nel processo di progettazione col fine di contribuire e garantire il prodotto), il secondo, quello NaturaSì, nato dall’alto (è l’azienda che decide il prezzo in base al prezzo di mercato e ne garantisce l’informazione)”.
“Sul tema del prezzo giusto – osserva Enzo Di Rosa – mi sono più volte confrontato con Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì, in varie occasioni pubbliche e private. A distanza di qualche anno sono felice che Fabio abbia finalmente deciso di seguire il nostro esempio del movimento ‘’Chi è il padrone?!’ La marca del consumatore”. Quello che mi dispiace è che abbia scelto di non condividere i valori e la trasparenza del giusto prezzo con i consumatori. Tutto si basa sulla buona fede, che per carità va bene. Ma perché allora non rendere tutto il processo trasparente e verificabile?”
“Guardano i cartelli della campagna sul giusto prezzo di NaturaSì – commenta Enzo Di Rosa – emergono molti dubbi e perplessità sul metodo del calcolo del giusto prezzo per i produttori“.
Il caso dei finocchi bio a 3,98 euro al kg, di cui 1,80 euro per il produttore
“Ad esempio – scende nel dettaglio Enzo Di Rosa – guardando il prezzo finale di vendita del finocchio bio a 3,98 € al kg, 1,80 € al kg andrebbero al produttore. A parte il prezzo eccessivo che non giustifica i costi sostenuti per produrre 1 kg di finocchio, non è chiaro se il prezzo sia per il produttore o il fornitore, cioè l’azienda di commercializzazione che acquista dal coltivatore e vende il prodotto a NaturaSì. La maggior parte, infatti, dei prodotti acquistati da NaturaSì proviene da aziende e/o cooperative di produttori. Questo perché non tutti i produttori per dimensioni dispongono né tantomeno potrebbero disporre di mezzi, magazzini e impianti per la lavorazione e frigo conservazione dei prodotti. Per questo motivo, ma anche per efficientare i costi di acquisto, i NaturaSì come del resto tutte le catene di supermercati si avvalgono di fornitori (aziende) per l’approvvigionamento dei prodotti, che a loro volta acquistano dai produttori”.
“Nel caso del finocchio – continua Enzo Di Rosa – anche se si trattasse di un acquisto diretto da parte di un’azienda di media dimensione che produce e vende direttamente il prodotto a NaturaSì, non significa che tutto il resto del prodotto (finocchio) che NaturaSì acquista e vende sia acquistato direttamente dai produttori ma attraverso degli intermediari (aziende). Pertanto il cartello del giusto prezzo del finocchio di NaturaSì rischia di far credere che tutto il finocchio acquistato venga remunerato al “giusto prezzo” di 1,80 € al kg per il produttore, quando in realtà sappiamo che la maggior parte del prodotto è acquistato per il tramite di intermediari che a loro volta lo rivendono a NaturaSì trattenendo il margine di commercializzazione”.
“Altra anomalia sono i costi indicati per gli agronomi, controllo qualità e trasporti – aggiunge Enzo Di Rosa – che nel caso del finocchio corrispondono a 80 centesimi al kg, piu o meno quasi tanto quanto ci vuole per produrre 1 kg di finocchio. In realtà il costo si riferisce al margine di distribuzione di NaturaSì, circa il 28%, che si somma al margine del negozio, circa il 32%. Lo stesso discorso vale anche per il prezzo del limone bio”.
“Nel caso invece del prezzo del grano duro biologico – osserva Enzo Di Rosa – è un errore mettere a confronto il prezzo del grano duro convenzionale, 30-32 centesimi al kg (un prezzo già di per sé troppo basso), con il prezzo del grano duro biologico quotato oggi intorno ai 42-45 censimenti al kg (anch’esso un prezzo basso), per dire alla fine noi paghiamo ai produttori di grano duro bio il giusto prezzo, cioè lo stesso prezzo di mercato. La vera domanda sarebbe un’altra: per produrre grano biologico sono sufficienti 45 centesimi al kg per compensare i maggiori costi produttivi (semi, concimi, certificazioni, rotazione) e la minor resa produttiva?”
Torniamo al concetto di comunità
“Enfatizzare gli aspetti positivi e nascondere quelli negativi – commenta Enzo Di Rosa – può generare un clima di sfiducia. Al contrario l’onestà aiuta a costruire fiducia, che si trasforma in coinvolgimento e successivamente in fedeltà. Ho una mia visione delle cose, giusta o sbagliata o parziale che sia, e vorrei proporvela, sperando possa essere utile al ragionamento che dovremmo “tutti insieme” cercare di sviluppare. In realtà, è proprio in quel “tutti insieme” che si colloca lo snodo del mio ragionamento. È il “tutti insieme” che rimanda ad un concetto antico, profondo, bellissimo: quello di comunità“.
“Il lavoro che abbiamo iniziato da diversi anni attraverso il co-design (progettazione partecipativa) è un approccio di progettazione che va nella giusta direzione che coinvolge attivamente tutti i portatori di interesse: produttori, aziende, distributori e consumatori, sono coinvolti nel processo di progettazione col fine di contribuire e garantire il prodotto. L’invito che sento di fare a NaturaSì – conclude Enzo Di Rosa – è quello di sedersi insieme attorno a un tavolo comune con produttori, trasformatori, commercianti e cittadini, per costruire una filiera alimentare più consapevole e responsabile perché solo attraverso il rispetto reciproco e la trasparenza possiamo garantire un futuro sano”.
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