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            Foody, arriva l’Ortomercato del domani. Albuzza (Acmo): “Ma quale futuro?!”

            Dopo 20 anni di progetti presentati e lasciati sulla carta, il restyling dell’Ortomercato di Milano è realtà. La struttura di via Lombroso gestita da Sogemi diventerà “Foody”, un nuovo polo agroalimentare che guarda al futuro e ai modelli più efficienti del settore. Il piano di riqualificazione, che sarà completato entro il 2022 con un investimento di 100 milioni, partirà dalla costruzione del Nuovo Padiglione Ortofrutta comprensivo del mercato ortofrutticolo e di una piattaforma logistica. Peccato che nella progettazione non siano stati coinvolti i principali operatori dell’Ortomercato, quelli potenzialmente più interessati a investire nella nuova struttura. Ne abbiamo parlato con Alberto Albuzza, direttore generale di Al.Ma e consigliere di Acmo, secondo cui il progetto si presenta “anacronistico e poco funzionale”

            Dalla Redazione

             Ortomercato Foody

            Una veduta aerea del nuovo Ortomercato che sarà denominato “Foody”

            Otto piani di sviluppo presentati negli ultimi due decenni e mai approvati, progetti di restyling dei più ambiziosi rimasti alla fine solo sulla carta: che il 2020 sia l’anno della svolta per l’Ortomercato di Milano? Sogemi, la società che gestisce il centro agroalimentare di via Lombroso, ha infatti presentato prima delle festività natalizie “Foody – Mercato agroalimentare di Milano”, un progetto che darà un nuovo volto al mercato ortofrutticolo milanese, tra demolizioni e riqualificazioni. Un progetto che si preannuncia tanto innovativo, quanto indispensabile: oggi la struttura dell’Ortomercato, infatti, dimostra tutti i suoi anni (54): in alcuni padiglioni piove dentro, nonostante i lavori di messa in sicurezza realizzati nell’ultimo periodo.

            Foody – il nome è un omaggio alla mascotte di Expo 2015 – verrà realizzato entro il 2022 con un investimento di oltre 100 milioni di euro. Il progetto, già annunciato nel 2018 (leggi qui) e quindi approvato alla fine dello stesso anno, ora passa alla fase attuativa grazie all’aumento di capitale di 273 milioni di euro formalizzato a novembre scorso. “Un evento eccezionale e decisivo per le sorti di Sogemi – si legge in una nota veicolata dalla società – che per conto del Comune di Milano gestisce i mercati all’ingrosso della città: 49 milioni di euro per cassa e 224 milioni di euro in natura attraverso il conferimento da parte dell’azionista Comune di Milano della proprietà fondiaria e immobiliare del comprensorio agroalimentare”.

            Il piano di riqualificazione partirà dalla costruzione del Nuovo Padiglione Ortofrutta (NPO) comprensivo del mercato ortofrutticolo e di una piattaforma logistica dedicata, area che sarà completamente rinnovata secondo logiche di efficienza e sostenibilità con 114 grossisti e 97 produttori locali. Il progetto prevede anche un rinnovato Palazzo Affari, che seguirà una progressiva riqualificazione per divenire un polo per aziende e professionisti italiani e internazionali che operano nella filiera agroalimentare, offrendo spazi lavorativi di smartworking e co-working.

            Ortomercato ortofrutta

            L’attuale mercato ortofrutticolo all’interno della struttura di via Lombroso

            “Negli ultimi 20 anni abbiamo assistito a una progressiva perdita di competitività a causa di piani di sviluppo mai approvati (8 in 20 anni) e dell’assenza di adeguati investimenti per una struttura costruita nel 1965 e ormai inefficiente – afferma nella nota Cesare Ferrero, presidente di Sogemi -. I mercati di Madrid, Parigi, Barcellona, con volumi di transazioni superiori a 2 miliardi di euro, ci dimostrano il potenziale di queste strutture strategiche per il commercio, l’approvvigionamento e la distribuzione alimentare delle grandi città. Abbiamo perso molto tempo, ma il nostro potenziale di crescita può ancora esprimersi appieno”.La struttura di via Lombroso, già oggi tra i più grandi e importanti mercati all’ingrosso di tutta Europa, attualmente è composta da quattro mercati: Ortofrutta, Ittico, Fiori e Carni. Con oltre 1 miliardo di euro all’anno di merci scambiate, 10 milioni di consumatori serviti e un fatturato di 14 milioni di euro, ora “cambia marcia guardando proprio ai modelli virtuosi”, si legge semppre nella nota di Sogemi.

            Non è propriamente d’accordo con quest’ultima affermazione Alberto Albuzza, direttore generale della società Al.Ma (azienda presente da oltre 20 anni all’Ortomercato, leader nell’importazione e nella distribuzione di frutta esotica), ex presidente di Ago e oggi consigliere dell’Associazione commercianti del Mercato di Milano (Acmo). “Chi progetta un nuovo mercato dovrebbe guardare al futuro, non al passato: non mi pare invece che ci sia questa visione in Sogemi”, esordisce Albuzza, facendo riferimento al progetto della nuova piattaforma logistica presentato agli otto principali operatori dell’Ortomercato – quelli potenzialmente più interessati a investire e acquisire spazi nella nuova struttura – “solo a ottobre scorso”, a distanza di oltre un anno dal primo tavolo di discussione.

            Albuzza Alma Ortomercato ©Fm

            A destra Alberto Albuzza, presidente di Al.Ma srl e consigliere di Acmo (copyright: Fm)

            “C’eravamo lasciati con Sogemi con la promessa di risentirci nei primi mesi del 2019, ma nessuno si è fatto più vivo, fino a quando lo scorso autunno la società si è presentata con un progetto mai condiviso con nessuno di noi operatori e con in mano le carte da firmare”, prosegue Albuzza. La nuova piattaforma logistica si presenta come una struttura “anacronistica e poco funzionale”. La struttura, vista sulla carta, è rialzata da terra di 1,5 metri, con una pendenza difficile da gestire per le merci in uscita. “Non è stata nemmeno prevista la catena del freddo”, chiosa il consigliere di Acmo. Va da sé che, a ottobre scorso, nessuno degli otto big dell’Ortomercato convocati da Sogemi ha firmato il contratto.

            Si continuano a fare le cose senza interpellare i diretti interessati: questo è l’annoso problema che grava sulle sorti dell’Ortomercato, secondo Alberto Albuzza. “Il nuovo progetto di riqualificazione non tiene conto delle esigenze di noi operatori, non è efficiente e denota inoltre una scarsa conoscenza del settore ortofrutticolo – conclude -. Le nostre obiezioni non riguardano l’impegno economico richiesto chiesto da Sogemi, ma i contenuti. Per la prima volta in Acmo e Ago ci troviamo tutti d’accordo: se al progetto verranno apportate delle modifiche che tengano realmente conto delle nostre esigenze, allora continueremo a essere interessati. Diversamente guarderemo altrove, a progetti alternativi al di fuori dell’Ortomercato”.

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