Milano Dimmidisi

Fruit Innovation: pochi visitatori, tanta Gdo italiana. Buona la prima. E ora?


La fiera voluta e sostenuta fortemente dalla distribuzione moderna italiana ha fatto vedere tutto il suo potenziale. La più bella struttura fieristica d’Europa ha ospitato circa 200 espositori rappresentativi soprattutto del mondo produttivo, con diversi stand collettivi. Scarsa la presenza estera. Assente ingiustificato il ministro Martina. Soddisfatti gli espositori ma non tutti. Intanto lo staff di Ipack-Ima sta già lavorando alla prossima edizione, che si terrà dal 2 al 4 maggio 2016

 

di Eugenio Felice

 

Milano Dimmidisi L

La limited edition “I love Milano” presentata in fiera da DimmidiSì (Copyright: Fm)

Buona la prima. Considerando che è stata preparata in otto mesi, difficilmente pensiamo si potesse fare di meglio. La struttura fieristica di Rho ha sciolto ogni dubbio, per chi non la conoscesse già, su quanta differenza possono fare il “vestito” e la logistica per la riuscita di una manifestazione. Non c’è niente di meglio in Italia e probabilmente nemmeno in Europa. La struttura è migliore sia di quella di Berlino, che ospita Fruit Logistica, che di quella di Madrid, che ospita Fruit Attraction. A livello logistico e di ospitalità non manca nulla: due aeroporti internazionali – tre con Bergamo – la più alta concentrazione di alberghi e ristoranti, la metropolitana e il treno che arrivano diretti in fiera, anche l’alta velocità. La viabilità, poi, è un’altra nota decisamente positiva: è stato di 20 minuti il tempo di percorrenza per arrivare dal nostro albergo di Milano al parcheggio riservato posizionato a pochi metri dal nostro stand. Fruit Innovation, nei padiglioni 9 e 11, occupati solo in parte, si presentava bene, moderna, fresca, luminosa, con ampi corridoi e stand piacevoli. Anche quello preallestito che ci è stato consegnato, pur con qualche ritardo nell’applicazione delle grafiche, è il migliore che abbiamo mai avuto. Quindi il potenziale c’è tutto, per fare una grande fiera dal respiro internazionale. Quello che non è stato questa prima edizione.

 

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Abbiamo visto fiere di settore in ogni continente ma Fruit Innovation è stata tra quelle con la minore presenza di visitatori. Corridoi ampi, dicevamo, ma non proprio affollati. Diversi gli espositori insoddisfatti anche se più di uno ha fatto notare che sono meglio pochi visitatori buoni che tanti che ti fanno perdere tempo. E in effetti la GDO italiana è stata presente in modo massiccio, anche dal sud Italia, fino all’ultimo giorno. E difficilmente poteva essere diversamente dato che la fiera è promossa da ADM e dal suo presidente Francesco Pugliese. Quello che è mancato di più è la presenza degli esteri, che ci sono stati, hanno fatto incontri B2B valutati positivamente, ma in numero insufficiente per una fiera che ha ambizioni internazionali. Un punto su cui bisognerà lavorare per la prossima edizione. I segnali c’erano già, come hanno fatto notare alcuni operatori: alle presentazioni della fiera fatte prima a Madrid e poi a Berlino i presenti erano quasi esclusivamente italiani. Gli espositori più insoddisfatti sono stati quelli che si rivolgono ai magazzini di confezionamento (imballaggi e tecnologie), mentre i più soddisfatti sono stati quelli che si rivolgono alla distribuzione italiana, a partire dalle aziende specializzate nell’importazione. E in effetti c’è da chiedersi se non avrebbe più successo una fiera fortemente orientata al retail più che alla filiera, in cui è già forte il Macfrut. Una fiera che presenti il meglio delle produzioni italiane di frutta e ortaggi, magari organizzata in cluster tematici, o per prodotto o per regione, così da agevolare al massimo i visitatori.

 

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E l’Expo? Il più grande ristorante del mondo, vetrina irripetibile per i simboli del cibo spazzatura come Coca-Cola, McDonald’s e Ferrero, diretto da un magistrale Giuseppe Sala cui già si prospetta un florido futuro in politica, partito alla grande alla faccia di tutti i denigratori dell’operosità italiana (su cui noi, invece, non abbiamo mai avuto dubbi), pare aver rappresentato più uno svantaggio per Fruit Innovation che non un punto di forza. Difficile trattenere i (pochi) buyer esteri nei padiglioni di Rho quando a poche centinaia di metri c’era una simile manifestazione, che in aggiunta ha causato traffico per strada, vagoni della metropolitana pieni e hotel più cari e spesso al completo. Discorso analogo per Ipack-Ima, fiera triennale sull’imballaggio, gran bella manifestazione con stand grandiosi ma che non ha portato benefici reali a Fruit Innovation, che è stata una specie di corpo estraneo nel pacchetto di rassegne in corso a Rho in quella settimana. Svantaggi che non  si ripeteranno il prossimo anno. Sarebbe invece molto interessante e strategica una concomitanza con TuttoFood, che peraltro si tiene proprio a inizio maggio, ogni due anni: potrebbe accadere quindi nel 2017.

 

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Concludiamo con gli assenti. Il ministro Martina, che ancora una volta ha deluso, confermando la sua allergia al settore ortofrutticolo, soprattutto quello della sua regione, la Lombardia. Negli stessi giorni peraltro era a poche centinaia di metri, a Expo, all’assemblea della Confartigianato. Peccato perché è un settore che vale il secondo posto nelle esportazioni italiane dell’agroalimentare dopo il vino. Ma non ci sorprende: la politica non segue le logiche di mercato, spesso le ostacola, da molti anni il settore ha imparato a farne a meno. Finiamo con il polo delle mele del Trentino e dell’Alto Adige, rappresentato da Assomela. Nota la sua decisione di non partecipare quest’anno a nessuna delle fiere di settore in Italia, scelta condivisa da altre aziende primarie, che hanno preferito restare alla finestra per poi prendere una decisione il prossimo anno. A decretare il successo o meno di una fiera dovrebbero essere gli espositori da una parte e i visitatori dall’altra. Decidere di non partecipare a nessuna delle fiere significa non contribuire a trovare una soluzione, alimentando anzi il braccio di ferro tra Milano e Rimini che, a nostro avviso, non sta in piedi. Non sta in piedi perché Fruit Innovation e Macfrut, una rivolta più alla distribuzione, l’altra alla filiera, potrebbero tranquillamente coesistere.

 

Copyright: Fruitbook Magazine

 





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