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            Greenpeace contro il programma Frutta nelle Scuole: “È una contraddizione”

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            La bustina di pomodori ciliegino incriminata

            Greenpeace prende posizione pubblicamente contro il programma ministeriale “Frutta e Verdura nelle Scuole”, che si inserisce in una programmazione europea e che in Italia è di competenza del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. A muovere la nota organizzazione non governativa ambientalista e pacifista sono le lamentele a mezzo social network di diversi genitori che lamentano la presenza di prodotti fuori stagione, con un utilizzo eccessivo di imballaggi in plastica e di dubbia qualità. Perplessità sono sollevati anche sui sistemi di assegnazione delle commesse: come possono, ad esempio, le scuole della Lombardia essere rifornite da un distributore di Vibo Valentia?

            Dalla Redazione

            Greenpeace-contro-Frutta-nelle-Scuole

            La bustina di pomodori ciliegino incriminata

            “Fine gennaio, Roma. Un bambino torna a casa da scuola con una bustina di plastica contenente 9 pomodorini ciliegini provenienti, da quanto si legge in etichetta, da una cooperativa della provincia di Forlì-Cesena. Si tratta di una delle distribuzioni previste nell’ambito del programma ministeriale “Frutta e Verdura nelle Scuole”, che si inserisce in una programmazione europea e che in Italia è di competenza del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Lo scopo è quello di “incrementare il consumo dei prodotti ortofrutticoli e di accrescere la consapevolezza dei benefici di una sana alimentazione”.

            Così inizia l’articolo di Simona Savini dal titolo “Pomodorini fuori stagione, con contorno di plastica usa e getta“, pubblicato il 17 febbraio 2020 sul sito di Greenpeace (leggi l’articolo completo), la nota organizzazione non governativa ambientalista e pacifista fondata a Vancouver nel 1971. “Un’iniziativa nel suo complesso senz’altro positiva”, commenta l’organizzazione, che presenta però delle “contraddizioni“. Un esempio? “I pomodorini confezionati in bustine di plastica monouso, distribuiti a gennaio: un prodotto fuori stagione e una produzione ingiustificata di rifiuti, controproducente sia dal punto di vista della sostenibilità, che dell’educazione ad essa”.

            “Qualche dubbio – si legge ancora nell’articolo – sorge  anche riguardo la mappatura dei distributori per il biennio 2018-2019, che vede nelle scuole della Sardegna un distributore con sede in provincia di Mantova, in Toscana una cooperativa di Bari, in Lombardia una di Vibo Valentia, solo per citarne alcuni. Quale modello di trasporto e distribuzione è legato a tale mappatura? Quali strumenti vengono adottati per privilegiare la  scelta di produzioni realizzate a livello locale o di prossimità? Sono stati valutati gli impatti ambientali dei trasporti nella fase di scelta dei distributori?”

            “La Strategia Nazionale del programma – continua l’articolo – elenca nei parametri di riferimento sia stagionalità che territorialità,  ed è anche per questo che pensiamo che questa iniziativa, che nel biennio 2017-2018 ha visto l’allocazione per l’Italia di più di 21 milioni di euro di fondi europei, possa e meriti di fare di più in termini di sostenibilità, potenziando anche gli interventi educativi nelle scuole. È fondamentale che i fondi legati alla PAC siano utilizzati per sostenere la transizione dall’attuale sistema industriale di produzione, verso modelli agricoli ecologici, e per l’adozione di diete più consapevoli”.

            “Per questo – conclude l’articolo – riteniamo insufficiente l’attenzione che le istituzioni competenti, a partire dal ministero delle Politiche agricole, sembrano dimostrare rispetto agli impatti ambientali legati alla filiera agroalimentare: se si registra questa bassa attenzione nel caso di un programma educativo, quale sarà la posizione che il nostro Paese terrà nella discussione della futura PAC?  Quando la ministra Bellanova parla di sostenibilità, ha in mente i pomodorini distribuiti fuori stagione in una bustina di plastica, o temi come la filiera corta, la stagionalità, la riduzione della produzione intensiva di carne?”

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