Inflazione, a novembre fiammata del food e carrello della spesa al +2,3%
Food cost rising concept. Shopping cart full of groceries and red arrow pointing up 3D Rendering, 3D Illustration
A novembre 2024 torna a farsi sentire l’inflazione, che sale al +1,3% su base annua, trainata dalla crescita dei prezzi dei beni alimentari ed energetici. Il costo del carrello della spesa sale al +2,3%, con rialzi significativi per prodotti di largo consumo come l’ortofrutta, l’olio d’oliva, il burro e il pane, aggravando il peso sui bilanci familiari. “La verdura fresca segna un +10,9%, con punte del +23,7% per i pomodori e del +11,2% per l’insalata”, denuncia Assoutenti, parlando di “incrementi abnormi”
Dalla Redazione
Torna a correre l’inflazione, che nel mese di novembre 2024 diminuisce dello 0,1% su base mensile ma aumenta dell’1,3% su base annua (da +0,9% del mese precedente), mentre la stima preliminare era +1,4%. “La nuova accelerazione del ritmo di crescita dei prezzi al consumo – sottolinea l’Istat nella sua nota ufficiale – evidenzia un ritorno ai livelli di luglio e riflette dinamiche inflazionistiche concentrate in alcuni settori”.
I beni alimentari alimentano la fiammata
L’incremento dell’inflazione è stato guidato soprattutto da due fattori: i beni energetici e i beni alimentari. I prezzi dei beni energetici regolamentati hanno mostrato un significativo aumento, passando da +3,9% a +7,4%, mentre la contrazione dei prezzi dei beni energetici non regolamentati si è attenuata, con una riduzione che si è ridimensionata da -10,2% a -6,6%.
Ma a preoccupare le famiglie italiane sono anche e soprattutto i prezzi dei beni alimentari, che hanno inciso sui trend del mese scorso: i prezzi dei cibi non lavorati (come frutta e verdura e altri prodotti freschi) sono saliti dal +3,4% al +3,8%, mentre quelli dei prodotti lavorati come pasta e pane sono passati da +1,7% a +1,9%. In generale, i prezzi dei beni alimentari, della cura della casa e della persona sono cresciuti più rapidamente rispetto ad ottobre, evidenziando una tendenza al rialzo che coinvolge i beni di largo consumo. Questo fenomeno non si limita ai prodotti alimentari freschi, ma interessa anche i prodotti confezionati e quelli acquistati più frequentemente.
Inflazione di fondo in lieve salita
Parallelamente all’aumento dei prezzi alimentari, l’inflazione di fondo, che esclude beni energetici e alimentari freschi, si attesta al +1,9%, segnalando un aumento generalizzato dei prezzi anche in altri settori. Ciò suggerisce che le pressioni inflazionistiche si stanno diffondendo nell’economia, coinvolgendo non solo i beni più volatili ma anche quelli di consumo quotidiano.
Il carrello della spesa sale al +2,3%
Secondo l’ultimo monitoraggio dell’Istat, a novembre il carrello della spesa subisce una nuova accelerazione, con i prezzi dei beni alimentari e dei prodotti per la cura della casa e della persona che crescono su base tendenziale del +2,3% (dal +2% di ottobre). Si evidenzia così un aumento del costo dei beni essenziali. Allo stesso modo, i prodotti ad alta frequenza d’acquisto segnano un’accelerazione, passando da +1% a +1,6%.
Assoutenti: “Incrementi abnormi, anche sulla verdura”
I rialzi dei prezzi dei generi alimentari sono allarmanti per Assoutenti e devono portare il governo a correre ai ripari adottando misure ad hoc per evitare che il Natale degli italiani si trasformi in un salasso. “I rialzi che stanno interessando il comparto alimentare meritano la massima attenzione – spiega in una nota il presidente Gabriele Melluso -. I prezzi di beni alimentari e bevande analcoliche risultano in aumento in media del +2,8% su anno, con punte del +3,8 per i beni alimentari non lavorati”.
“Alcuni prodotti di largo consumo, tuttavia, registrano incrementi abnormi – continua il presidente di Assoutenti -, come il burro che su base annua sale del 20%, mentre l’olio d’oliva rincara del 9,7%, la verdura fresca del 10,9% con punte del +23,7% per i pomodori e del +11,2% per l’insalata, il cioccolato dell’8,5%, il caffè del 13,3%”.
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